Biologico: vendite in crescita continua

Crescita costante del biologico in Italia. 6,5 milioni di famiglie clienti abituali; 1,3 milioni in più nell'ultimo anno. Record di vendite nella grande distribuzione; oltre 1500 milioni. Nell'ultimo semestre vendite +10.5%. Prezzi in leggero calo. La ricerca di Nielsen per AssoBio

0

Dalla ricerca commissionata alla Nielsen da AssoBio (Associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione di prodotti biologici), presentata durante l’assemblea annuale dei soci che si è tenuta a Palazzo Bovara a Milano venerdi scorso, sono emersi molti dati positivi.

Il biologico cresce ancora e si consolida tra le abitudini d’acquisto degli italiani. Lifestyle e informazione orientano i consumatori a scelte alimentari consapevoli, selettive e con valore aggiunto. Il mercato non è più solo quello dei 1.200 negozi specializzati ma anche quello della grande distribuzione dove per la prima volta il bio supera il miliardo e mezzo di vendite (1.563 milioni).

Gli ultimi dati di scenario illustrati da Nicola De Carne, retailer client business partner di Nielsen, confermano un trend assai positivo. Dopo un triennio eccezionale che ha visto un’impennata delle vendite a tassi annui tra il 18% e il 19%, il biologico ora cresce a un tasso del 10.5%, un leggero calo ma pur sempre un progresso in doppia cifra.

Risultato oltremodo lusinghiero soprattutto se comparato con il +2.8% della totalità dell’alimentare. Dei 1.522 milioni di maggiori vendite di alimentari nell’ultimo anno ben 156 milioni derivano da prodotti biologici. I prezzi sono in leggera diminuzione (fatto 100 il costo della media del convenzionale, quello bio è sceso da 160 del 2016 all’attuale 149).

Nell’ultimo anno 1,3 milioni di famiglie in più sono diventate consumatrici abituali e il biologico entra ormai ogni settimana nel carrello di 6.5 milioni di famiglie (26% del totale). I prodotti più venduti nella grande distribuzione organizzata sono: uova, gallette di cereali, confetture e spalmabili a base frutta, bevande vegetali, olio extravergine d’oliva, latte fresco, pasta, frutta secca sgusciata, yogurt intero, biscotti. Interessante la distribuzione dei consumi per aree geografiche: a crescere di più è il Sud (+19,7%), ma la penetrazione è ancora limitata al 2.1%; nel Nord Ovest quota del 3,5% e incremento del 12,1%, nel Nord Est il bio pesa il 4,4% della spesa alimentare e cresce del 14,1%, al Centro il peso è del 3,6% e la crescita del 14,9%.

Mostrano uno spaccato della società anche i dati relativi alle motivazioni che spingono verso il biologico. Quello della sostenibilità e del rispetto dell’ambiente è citato come motivo d’acquisto da 29 consumatori italiani su 100, mentre 34 segnalano la qualità superiore dei prodotti biologici.

Il drive più forte, però, rimane quello della sicurezza, citato da 76 consumatori su 100 che si rivolgono al biologico ritenendolo più sicuro per la salute. Le aziende agricole biologiche in Italia sono 64.818 e coltivano senza sostanze chimiche 1.796.363 ettari, +20,3% in un anno, il 14,5% della superficie agricola totale. Un quadro complessivo che Roberto Pinton, segretario AssoBio, reputa molto positivo e lo rende soddisfatto per il lavoro fatto e del lungo percorso del bio italiano cominciato oltre trent’anni fa e con un particolare apprezzamento per la crescita nel settore della ristorazione collettiva. Ma c’è ancora molto da fare.

“La conversione all’agricoltura biologica è una necessità: dopo settant’anni di ricorso dissennato alle sostanze chimiche di sintesi ci troviamo con pochissima sostanza organica nei suoli e con una preoccupante presenza di residui di fitofarmaci nelle acque superficiali e in quelle delle falde profonde” ha ricordato il presidente di AssoBio Roberto Zanoni “L’Italia famosa nel mondo per il suo cibo è anche il maggior consumatore di pesticidi per unità di superficie in Europa Occidentale con valori doppi rispetto a quelli di Francia e Germania. Il nostro sistema si avvia al collasso e questo senza neanche la scusa che sia necessario alla salute economica delle aziende agricole che continuano a chiudere perché i prezzi non sono sufficienti a coprire le spese di produzione, basta pensare alle proteste per il latte, per il grano e per i pomodori. E purtroppo numerose aziende tentano di resistere ricorrendo al caporalato. Per questo non ha senso contestare al prodotto biologico un prezzo più elevato, non si possono usare come termine di paragone prezzi che costringono le aziende a chiudere o le inducono a un inaccettabile sfruttamento dei lavoratori. Se poi aggiungiamo i costi dell’inquinamento, che in barba al principio di “chi inquina paga” non sono addebitati a chi è responsabile delle contaminazioni delle nostre acque ma vengono scaricati sulla collettività, è evidente che il prezzo indicato sul cartellino non è quello vero”.

Lascia una risposta