Cinghiali, serve un piano straordinario non i cacciatori

Cinghiali: serve un piano straordinario per la gestione degli animali che preveda anche la messa in sicurezza delle strade a scorrimento veloce

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Uno, due e tre, la soluzione c’è. A poche ore di distanza dal tragico incidente di questa notte sull’autostrada A1 a causa del branco di cinghiali che ha attraversato la strada, la geniale trovata che comincia a montare su come la panna (acida) è armare i cacciatori per porre fine al problema.

Un po’ come sparare ai migranti che attraversano le frontiere in cerca di salvezza. Noi di GP News esprimiamo in maniera decisa il nostro cordoglio nei confronti dei familiari della vittima e dei numerosi feriti. Tuttavia, attribuire al branco di cinghiali la responsabilità di quanto accaduto è strumentale e riduttivo.

Come è avvenuto il crollo del Ponte Morandi? Perchè c’era troppo traffico o perché qualcuno doveva effettuare una manutenzione che non c’è stata? E se ne potrebbero tirar giù di tragedie in questo paese, molte volte conseguenza dello scaricabarile, la colpa è di questo e di quello.

Su quanto accaduto stanotte, Il WWF non ha dubbi: “La proliferazione dei cinghiali è frutto di una pessima gestione faunistico-venatoria, da accertare le responsabilità dei gestori, serve un Piano straordinario per la gestione del cinghiale che preveda anche la messa in sicurezza delle strade a scorrimento veloce”.

Dovranno infatti essere accertate le responsabilità del gestore dell’Autostrada A1 che, guarda un po’, aveva il compito di provvedere alla sicurezza rispetto all’ingresso nell’asse viario di persone o animali, controllando adeguatamente le recinzioni che di norma devono essere presenti lungo tutte le autostrade.

E ripartire anche dalla gestione del verde e dei boschi. Come devono essere accertate le dinamiche dello scontro e la velocità delle automobili coinvolte. Basta strumentalizzare le tragedie per coprire le responsabilità. In questo caso non si deve cadere nella trappola emotiva “per richiedere interventi “straordinari per il controllo delle popolazioni del cinghiale nel nostro paese, la cui proliferazione è risultato di una pessima gestione faunistico–venatoria condizionata da precisi interessi della lobby dei cacciatori” come sottolineato dal WWF.

Sono decenni ormai che si discute dell’emergenza cinghiali invocando interventi urgenti e straordinari, in particolare da parte dei rappresentanti delle Associazioni agricole, senza però proposte concrete e operative se non l’ampliamento delle giornate e dei carnieri di caccia, che non risolvono il problema come dimostrano i risultati conseguiti da Regioni come la Toscana, che hanno già adottato Leggi straordinarie puntando esclusivamente su una maggiore libertà di abbattimento dei cinghiali da parte dei cacciatori.

Ribadisce il WWF: “Se esiste un problema di squilibrio delle popolazioni di questa specie, la responsabilità è essenzialmente dell’uomo che per privilegiare specifici interessi economici e politici ha assecondato la volontà di una crescita incontrollata del cinghiale, diventata anche il pretesto per consentire la caccia di selezione all’interno delle aree naturali protette”.

Per il WWF serve senz’altro un piano straordinario per la gestione del cinghiale nel nostro paese che preveda interventi prioritari per mettere in sicurezza le strade a scorrimento veloce con maggior traffico veicolare, attraverso dissuasori e sistemi di allerta già sperimentati, interventi per la prevenzione dei danni alle colture agricole ed un programma di contenimento del numero degli animali basato su censimenti seri ed attendibili e l’utilizzo di recinti di cattura in grado di assicurare un prelievo controllato e selettivo degli animali.

Da tempo il WWF ha proposto il coinvolgimento degli stessi agricoltori che subiscono i danni maggiori per una presenza eccessiva del cinghiale nelle aree rurali, togliendo ai cacciatori l’esclusiva della gestione della fauna selvatica. Quanto accaduto è la sintesi ampiamente dimostrativa che bisogna fare i conti con la realtà e non con gli interessi economici di parte.

Il WWF conclude che: “serve con urgenza una normativa nazionale sulla gestione della fauna selvatica non basata esclusivamente sull’attività venatoria ma condotta su serie basi scientifiche con l’utilizzo delle tecniche di contenimento numerico più efficaci, contrastando i conflitti d’interesse oggi presenti nella gestione della fauna selvatica”.

Norme specifiche e non a “ca-cciatori di cane” o cinghiale che dir si voglia, dunque, e non strumentalizzazioni con il dolore degli altri. Regole che favoriscano interventi di prevenzione dei danni all’agricoltura, con la messa in sicurezza del sistema stradale e autostradale in maniera da agevolare anche gli agricoltori nella gestione dei branchi di cinghiali.

FOTO: PIXABAY

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