Giulia Maria Crespi, mecenate per l’ambiente e per l’Italia

La chiarezza del suo insegnamento, il solco tracciato, lo stile e l’entusiasmo infuso in qualsiasi cosa facesse indicano senza incertezze la strada che il FAI è chiamato a seguire per il Bene del Paese, fissata nella missione che lei stessa contribuì a definire

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La scomparsa di Giulia Maria Crespi, fondatrice e Presidente Onoraria del FAI – Fondo Ambiente Italiano segna un momento cruciale nella storia della Fondazione. Il contributo dato all’ambiente, alle bellezze d’Italia, alla nostra identità la pone immediatamente in una posizione di luce. Al di là delle celebrazioni di molti politici di oggi che, probabilmente, non hanno capito nemmeno di cosa si occupasse.

Quando Giulia Maria Crespi fonda il FAI nel 1975 è nota soprattutto per essere stata, fino all’anno prima, la proprietaria del Corriere della Sera. Figlia unica, proveniva da una delle principali famiglie industriali lombarde, viene educata in casa, dove ha la fortuna di avere tra i suoi insegnanti Fernanda Wittgens, la grande Soprintendente che fa risorgere Brera dopo la Seconda guerra mondiale.

Dalla Wittgens apprende l’amore per l’arte e per l’Italia dell’arte, a cui abbina il suo amore per la natura come fonte di rigenerazione spirituale. Una madre ambiziosa le fa frequentare tutto il bel mondo di quegli anni ma, come scrive nell’autobiografia Il mio filo rosso (Einaudi, 2015), il suo temperamento ribelle la conduce verso scelte “non conformi”.

Sposa in prime nozze Marco Paravicini, già comandante partigiano, da cui ha due gemelli: Luca e Aldo, scomparso pochi mesi fa. La tragica morte del marito in un incidente stradale la lascia giovane vedova, ma con l’idea di avere un destino da compiere. Nel 1965 sposa in seconde nozze l’architetto Guglielmo Mozzoni.

Insistendo con l’amatissimo padre Aldo, entra nel 1962 nella gerenza del Corriere della Sera, giornale che contribuisce a rinnovare attraverso le direzioni di  Giovanni Spadolini ma soprattutto di Piero Ottone. A collaborare vengono chiamati scrittori e giornalisti come Pier Paolo Pasolini e Goffredo Parise. La stessa Giulia Maria Crespi chiama personalmente Antonio Cederna per occuparsi dei neonati temi ambientali.

Già dalla fine degli anni Cinquanta Giulia Maria Crespi è a Italia Nostra, dove conosce Renato Bazzoni che aiuta a organizzare, nel 1967, Italia da salvare, una grande mostra fotografica che per prima denuncia il degrado urbanistico e ambientale dell’Italia del boom.

Giulia Maria Crespi, la nascita del FAI

Divergenze con i vertici di Italia Nostra la portano a fondare nel 1968, su spinta di Elena Croce, l’Associazione Alessandro Manzoni che ha per modello il National Trust inglese. Il progetto non decolla ma fa da “spartiacque”  nel 1975 quando, insieme a Renato Bazzoni, Alberto Predieri e Franco Russoli, nasce il FAI – Fondo Ambiente Italiano. Giulia Maria Crespi lo arricchisce di 500 milioni di lire iniziali e versa il denaro per acquistare, e donare immediatamente al FAI, il Monastero romano-longobardo di Torba (VA) nel 1976, il primo Bene importante del Fondo.

Giulia Maria Crespi, mecenate per l'ambiente e per l'Italia

Si tratta della manifestazione concreta che non solo in Inghilterra un’associazione di privati può gestire un bene destinato alla fruizione pubblica. Giulia Maria Crespi ha spesso affermato che nei primi anni di vita non credeva nel FAI, ma è la donazione dell’Abbazia e del borgo di San Fruttuoso (GE) da parte dei principi Doria Pamphilj a convincerla di essere sulla buona strada e ad assecondare l’entusiasmo contagioso di Bazzoni.

Gli anni Ottanta

Arrivano, nel corso degli anni Ottanta, altri beni di rilievo come il Castello della Manta (CN), la Villa del Balbianello sul lago di Como e Villa Della Porta Bozzolo a Casalzuigno (VA).

A fronte di una ‘crisi di crescita’ Giulia Maria Crespi ha l’idea di fondare un gruppo di sostegno, I 200 del FAI, e chiama a presiederlo l’amica Marella Agnelli. Vuole accanto a Bazzoni, Marco Magnifico, allora poco più che trentenne. Nel frattempo nascono le Giornate FAI di Primavera e altre manifestazioni che rendono popolare il FAI.

Dopo la morte di Bazzoni (1996), Giulia Maria Crespi non ha dubbi nel proseguire la strada intrapresa, con la gestione del Giardino della Kolymbethra ad Agrigento, in concessione dalla Regione Sicilia, e del Parco Villa Gregoriana a Tivoli, concesso in comodato dallo Stato. Tutte prove della credibilità raggiunta dal FAI ma anche del personale carisma della Crespi, sempre pronta ad alzare il telefono per chiamare ministri, sovrintendenti, finanziatori.

Anche se il FAI è stato preponderante nella seconda parte della sua vita, la Crespi è stata anche colei che ha introdotto l’agricoltura biodinamica in Italia ed è sempre stata un punto di riferimento nelle grandi battaglie ambientaliste del nostro Paese.

Nel 2010 diventa presidente onoraria del FAI, lasciando il suo posto a Ilaria Borletti Buitoni, cosi come più tardi approva la scelta e sostiene l’opera di Andrea Carandini, attuale e terzo Presidente della Fondazione. Il FAI nel frattempo ha raggiunto i centomila iscritti, poi i duecentomila, i Beni sono divenuti oltre sessanta, allargando il campo delle sue esperienze e dei suoi impegni.

La Crespi continua a partecipare alla vita del FAI, occupandosi della formazione delle nuove generazioni e accogliendo ogni mese di dicembre il sempre più grande mondo del FAI nella sua casa di corso Venezia a Milano.

La chiarezza del suo insegnamento, il solco tracciato, lo stile e l’entusiasmo infuso in qualsiasi cosa facesse indicano senza incertezze la strada che il FAI è chiamato a seguire per il bene del Paese, fissata nella missione che lei stessa contribuì a definire – ha detto il presidente Andrea Carandini –  Pur essendo di carattere forte e imperativo Giulia Maria Crespi ha sempre fortissimamente creduto nel lavoro di squadra come unica possibilità per ottenere risultati seri e duraturi.

Una creatività inesauribile, una riluttanza per i compromessi, una passione per il dialogo, una singolare unità di ideali e concretezza, una noncuranza per le difficoltà – tanto più stimolanti quanto ardue – e una mai incrinata perseveranza ne hanno fatto una figura impegnativa per chiunque avesse a che fare con lei, ma al tempo stesso un esempio inimitabile e senza sfumature di ideali civici e di passione per la vita, per la cultura e per l’ambiente.

La cura e la salute della Terra come fondamento per la salute dell’uomo, lo strenuo impegno per una agricoltura senza veleni, insegnata e praticata nella sua grande azienda agricola della Zelata sulle rive del Ticino (è stata tra i fondatori dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica) e la passione per la tutela dell’Ambiente, inteso nel suo inscindibile legame con la Storia, sono stati i temi che, insieme alla grande attenzione per il mondo della scuola, hanno guidato la sua attività, come sempre instancabile e generosa, nell’ultimo decennio della sua vita.

Il FAI soffre per la scomparsa della fondatrice Giulia Maria Crespi. Rassicurata dallo sviluppo della Fondazione in tema di beni gestiti, paesaggio e patrimonio, si era riservata la delega per l’Ambiente, preoccupata per la salute della natura e dell’uomo. Il FAI ha tradotto le sue indicazioni in pratiche virtuose nei Beni e nell’educazione al costume della sostenibilità e sempre avvertirà ai suoi fianchi questo suo ultimo sprone”.

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