La concimazione organica a salvaguardia del suolo

Pubblicato lo studio CREA sulle migliori alternative per ridurre le perdite di carbonio ed aumentare la fertilità dei suoli. La ricerca presentata su “Mitigation and Adaptation Strategies for Global Change”, accende i riflettori sulla concimazione con materiali organici come metodo migliore per aumentare la produttività delle terre coltivate

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Il carbonio organico presente nella terra è considerato una delega della salute del suolo, contribuendo alla produzione alimentare, alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici e ad altri servizi ecosistemici. Ecco perché sarebbe utile e necessario immagazzinarlo attraverso l’implementazione di pratiche che ne riducano le perdite, come ad esempio, l’utilizzo di concimazioni organiche.

Questo l’assunto dal quale prende vita lo studio condotto dal Crea, in collaborazione con il MCC – Mercator Research Institute on Global Commons and Climate Change – di Berlino, che ha esaminato i suoli agricoli di alcune regioni a clima mediterraneo, studiandone la capacità di conservazione di carbonio all’interno dei primi 40 cm.

La ricerca dimostra che la concimazione con materiali organici (come letamazioni, residui organici e sovesci) risulta essere la tecnica agronomica migliore per garantire una buona fertilità dei suoli ed un’ottima capacità di ridurre le perdite di carbonio, aumentandone lo stoccaggio.

L’analisi effettuata dal CREA e dal MCC, la prima condotta su aree mediterranee, ha valutato la capacità di queste superfici agricole di raggiungere l’obiettivo di un incremento globale annuo di carbonio almeno del 4% nei primi 40 cm di suolo. Limite imposto dall’iniziativa internazionale “4 per 1000”.

Il progetto “4 per 1000: Soils for Food Security and Climate” è un accordo volontario fra governi, amministrazioni locali, imprese commerciali, organizzazioni, ONG e strutture di ricerca, per lo stoccaggio di carbonio nei suoli, che si prefigge di raggiungere un incremento globale annuo di carbonio dello 0,4%, nei primi 40 cm del suolo. Un risultato strategico sia per aumentare la fertilità e la produttività dei suoli, sia per contrastare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici limitando le perdite di CO2 e contenendo l’aumento della temperatura entro la soglia dei 2 °C.

Questa iniziativa è stata promossa dalla Francia nel 2015 con l’obiettivo di dimostrare che l’agricoltura, e in particolare i suoli agricoli, svolgono un ruolo di primo piano per quel che riguarda il cambiamento climatico e tutto ciò che ne deriva, non per ultimo la qualità dei prodotti agricoli e la sicurezza alimentare.

Proprio per questo tutti coloro che ne hanno preso parte, si sono impegnati ad adottare tecniche e metodi alternativi per la coltivazione della terra, atti a favorire l’immagazzinamento del carbonio nel suolo, come l’agroecologia e l’agroforestry. Un impegno concreto a passare ad un’agricoltura produttiva ma che allo stesso tempo sia capace di gestire in maniera appropriata i terreni. Rispettando e salvaguardando l’ambiente.

Ma vediamo in dettaglio lo studio. Partendo dall’esame di 72 articoli pubblicati su riviste internazionali dal 2003 al 2017, che analizzavano 76 siti di regioni a clima mediterraneo, i ricercatori del CREA hanno confrontato le pratiche agricole convenzionali di lavorazione e fertilizzazione con quelle alternative.

Sono stati eseguiti 235 raffronti su seminativi e legnose agrarie, valutando gli effetti delle lavorazioni del terreno, della fertilizzazione, della rotazione colturale nei seminativi, dell’inerbimento nelle legnose e della durata dell’esperimento in campo.

Per la prima volta sono stati analizzati i suoli agricoli delle regioni a clima mediterraneo, la scelta è stata guidata dal fatto che questi suoli, presentano un elevato potenziale di stoccaggio di carbonio organico, dovuto sia ai livelli più bassi di stock sia alla presenza delle legnose agrarie che garantiscono una copertura permanente del suolo.

Lo studio ha evidenziato che la concimazione organica ha un’elevata potenzialità di aumentare il tasso medio annuo di stoccaggio del carbonio organico ben oltre l’obiettivo del 4%, con un accumulo superiore di 15 volte nei seminativi e di oltre 20 volte nelle colture legnose.

Un risultato davvero importante se si pensa che il carbonio organico del suolo contribuisce alla produzione alimentare, alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici e ad altri servizi ecosistemici. Ecco perché è fondamentale implementare queste pratiche agricole di gestione dei suoli, che in qualche modo ne possano aumentare le scorte.

Contributo offerto da Gerarda Lomonaco e curato dalla Redazione di Green Planet News

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