La pesca elettrica: uccide i nostri mari

L’ONG Bloom punta il dito contro la Commissione europea che ha dimostrato un grave disimpegno nella gestione della pesca elettrica. “Fulminati” oltre 21 milioni di euro. Oggi più che mai è decisivo il ruolo degli europarlamentari italiani per salvare i nostri mari

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Rivolgendosi alla mediatrice europea Emily O’Reilly, incaricata di arbitrare i casi di cattiva amministrazione delle istituzioni europee, l’ONG francese BLOOM, fondata e presieduta da Claire Nouvain, sottopone e denuncia le gravi carenze nella gestione della pesca elettrica.

La pesca elettrica, infatti, è stata vietata dalla Commissione nel 1998. Nel 2007 viene autorizzato l’equipaggiamento elettrico per il 5% delle flotte. Tuttavia, dal 2009, anno in cui i Paesi Bassi hanno cominciato a reintrodurre la pratica della pesca elettrica, i pescherecci attrezzati con gli elettrodi, sono aumentati significativamente, arrivando al 40%.

Perché il tutto avviene in modo illegale, non rispettando la legislazione UE e oltretutto attraverso l’appoggio di sovvenzioni pubbliche,con il finanziamento di tale pratiche che arriva proprio dagli stessi cittadini europei? “La pesca elettrica è una pratica insostenibile, che distrugge l’intero ecosistema marino compromettendo le risorse ittiche dell’Unione e mette a repentaglio tutto il settore della pesca artigianale, con fallimenti a catena di piccole imprese virtuose”, ha affermato Claire Nouvian.

“Ma il caso pesca elettrica nasconde molto di più. Abbiamo scoperto che la Commissione ha chiuso gli occhi davanti al parere degli scienziati. Abbiamo scoperto che l’opacità delle istituzioni proteggeva preoccupanti informazioni finanziarie. E che i soldi dei contribuenti sono serviti per convertire i pescherecci all’elettricità. Pensavamo di batterci contro la pesca elettrica, ma la nostra è diventata un’odissea attraverso le istituzioni europee.”

La pesca elettrica: uccide i nostri mari

La pesca elettrica: il disinteresse UE?

Sembra che le attuali negoziazioni in corso, mettano in luce il grave disimpegno da parte delle istituzioni che rischiano così, di cedere alle pressioni delle lobby della pesca industriale. E ciò, nonostante la larga maggioranza ottenuta al Parlamento Europeo, a favore del divieto nei confronti della pesca elettrica. Ora, la difesa del voto del Parlamento pesa in gran parte sulle spalle dei deputati italiani.

“La Commissione sta lavorando a porte chiuse per minare la votazione della plenaria. Ma se le decisioni prese dal Parlamento europeo non vengono rispettate, qual è il senso stesso di quest’istituzione?”, si chiede John Flack, europarlamentare del gruppo dei conservatori riformisti europei.

Alla luce di tali fatti e dell’indifferenza mostrata rispetto alla legislazione UE oltre che una più grave indifferenza nei confronti delle possibili, dannose e catastrofiche conseguenze di tale pratica, sui nostri mari, Bloom, oggi, inasprisce i toni e denuncia lo stanziamento indebito di fondi pubblici per 21,5 milioni di euro almeno.

La pesca elettrica: uccide i nostri mari

Gli europarlamentari nella trattativa

Inoltre, i tre europarlamentari italiani Renata Briano (PD), Marco Affronte (Verdi) e Rosa D’Amato (5 stelle) giocheranno un ruolo decisivo nella trattativa: è proprio la pesca elettrica il primo oggetto di controversia del regolamento Misure Tecniche discusso al momento da Parlamento, Commissione e Consiglio.

“Se le istituzioni continueranno a tollerare l’utilizzo della corrente elettrica, presto o tardi questo metodo di pesca arriverà a distruggere le zone del Mediterraneo e dell’Atlantico, proprio come sta devastando oggi il mare del Nord” conclude la Nouvian.

La pesca elettrica: uccide i nostri mari

È necessario fermare il prima possibile queste pratiche di pesca non tollerabili, prima di tutto, dai nostri mari i quali devono essere tutelati e salvaguardati e non, al contrario, distrutti in questi modi realmente evitabili. È dunque, compito delle istituzioni, riprendere in mano la situazione in modo tale da garantire il divieto reale della pesca elettrica così nociva.

Con azioni e decisioni che siano il più possibile trasparenti. Il dibattito è aperto e noi di GP News continueremo a raccontarvene gli sviluppi. Intervistando i soggetti coinvolti nei prossimi giorni, per riportarvene i punti di vista e le motivazioni.

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