La rischiosa vulnerabilità degli ippocastani

Anche i possenti giganti verdi che bordano i viali di tante città italiane (e non), gli ippocastani, sono a un passo dall’estinzione. Lo evidenzia un’indagine europea cui hanno partecipato anche ricercatori dell’Università di Pavia

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Gli ippocastani sono alberi davvero imponenti, visto che possono raggiungere e addirittura superare i 30 metri di altezza: spesso questi giganti verdi allietano viali e parchi delle città. Sono arrivati in tutta Europa verso la fine del 1500 da una piccola area dei Balcani e hanno arricchito da allora gli spazi urbani acquisendo una grande popolarità, anche in Italia: sono infatti chiamati alberi delle castagne matte e in ogni regione italiana c’è un nomignolo per i loro frutti, tipo castagna de lo friddo in Campania, castagna equina in Sicilia, castagner cavalin in Veneto, castagna americana in Toscana, maròn amar in Lombarda, nus d’India in Piemonte, castangia de India in Sardegna…

Il loro nome specifico proviene dal greco híppos, che vuol dire cavallo, e kástanon, appunto castagna, per l’aspetto molto simile alle castagne vere e proprie: e questi frutti nelle loro terre d’origine venivano dati da mangiare ai cavalli.

La rischiosa vulnerabilità degli ippocastani
I fiori appariscenti degli ippocastani (foto Pixabay)

Purtroppo, sugli ippocastani, scelti proprio perché belli e robusti (un tempo), le ultime notizie non sono delle migliori: risultano a un passo dall’estinzione. Assieme ad altre 168 specie autoctone, cioè originarie dell’Europa, e non importate da altri continenti, rischiano di non sopravvivere a lungo. Lo ha evidenziato una ricerca condotta dalla organizzazione che da tempo si occupa di conservazione delle specie viventi, la Iucn, International Union for Conservation of Nature. I ricercatori (tra cui alcuni dell’Università di Pavia) che hanno stilato la lista rossa delle piante a rischio estinzione, la European Red List of Trees, hanno sottolineato come gli ippocastani sono in affanno già nella loro balcanica patria di nascita dove sono ridotti ad alcune migliaia.

Perché c’è il declino degli ippocastani

Perché si verifica questa situazione di declino degli ippocastani? La Iucn indica alcune cause ben precise: l’introduzione di specie invasive che occupano i loro spazi vitali (ailanti e robinie, ad esempio) e cambiano la faccia del nostro verde (con un brusco stop alla biodiversità), il disboscamento, gli incendi e l’urbanizzazione che consuma indispensabile suolo, i cambiamenti climatici che provocano infezioni causate da parassiti. Tra questi, l’insidiosa farfallina Cameraria ohridella, responsabile dell’appassimento precoce delle foglie negli alberi delle castagne matte.

La rischiosa vulnerabilità degli ippocastani
I frutti non ancora maturi sull’albero: sono le “castagne matte” (foto Pixabay)

Il 42% delle specie endemiche europee è a rischio

Per i ricercatori della lista rossa, i 2/5 delle 454 specie arboree endemiche europee, pari al 42% del totale, sono fortemente minacciati. Il 15%, ovvero 66 specie, è valutato in pericolo di estinzione, o a un passo dall’estinzione.

Conoscere il loro stato di salute, non trascurare alcun tipo di pianta, è fondamentale per capire dove i problemi sono più intensi e di conseguenza mettere a punto precise strategie di salvezza e conservazione. Come ha affermato Craig Hilton-Taylor, capo dell’unità Red List della Iucn, “dobbiamo tutti lavorare insieme per assicurarci la loro sopravvivenza, con una  pianificazione regolare nella salvaguardia e nella gestione del territorio, a ogni livello”. Insomma, servono politiche intelligenti (c’è qualcuno in ascolto?).

Tra gli altri alberi in grande difficoltà in Europa ci sono i frassini, attaccati da un fungo originario dell’Asia, l’Hymenoscyphus fraxineus, molto pericoloso, e le foreste di abeti rossi nel nord del continente, prese di mira dal coleottero Ips typographus: a causa dell’aumento delle temperature, si riproduce più volte nel corso dell’anno (e non solo una volta come succedeva prima), non dando tregua all’albero che suo malgrado lo ospita e che è destinato a una brutta fine.

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