La spesa sospesa contro povertà e spreco

Per aiutare le famiglie italiane in difficoltà lanciata la prima “spesa sospesa” promossa da Coldiretti e Campagna Amica assieme alla Caritas. Esordio dell’iniziativa è stato il Villaggio Coldiretti a Torino #stocoicontadini dello scorso week end. Raccolta oltre una tonnellata di cibo

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Secondo il rapporto La povertà a tavola presentato da Coldiretti in occasione del Villaggio #stocoicontadini che si è svolto lo scorso week end a Torino nel 2017 sono stati 2.700.000 gli italiani costretti a mangiare nelle mense dei poveri o di usufruire di pacchi alimentari.

Tra le categorie più deboli che hanno dovuto fare ricorso alle mense caritatevoli si contano 455mila bambini sotto i 15 anni, quasi 200mila anziani sopra i 65 anni e circa 100mila senza fissa dimora. Numeri da allarme sociale.

Contemporaneamente, in stridente paradosso, nello stesso periodo in Italia si sono registrati sprechi alimentari per oltre 16 miliardi di euro, soprattutto a livello domestico, il 54% del totale, a fronte del 21% nel settore della ristorazione, del 15% nella distribuzione commerciale, dell’8% nell’agricoltura e del 2% nella trasformazione.

Dato elevato anche se in diminuzione, quasi tre italiani su quattro a partire dall’anno scorso hanno diminuito sensibilmente questi sprechi. Per rispondere a questa emergenza Coldiretti e Campagna Amica hanno lanciato dal Villaggio #stocoicontadini di Torino la ‘spesa sospesa’ a favore della Caritas.

Per tutto il week-end i visitatori dei banchi del maximercato degli agricoltori hanno avuto la possibilità di fare una donazione libera grazie alla quale acquistare prodotti a favore dei più bisognosi, sul modello dell’usanza campana del “caffè sospeso”, quando al bar si lascia pagato un caffè per un altro cliente.

In questo caso si è trattato di frutta, verdura, formaggi, salumi e ogni tipo di genere alimentare Made in Italy, di qualità e a km zero tra quelli proposti dagli agricoltori di Campagna Amica. La spesa raccolta, oltre una tonnellata, è stata consegnata alla Caritas che si occupa della distribuzione alle famiglie in difficoltà con il Comitato S-Nodi e il progetto d’innovazione sociale FaBene.

“Anche in un momento di festa come il Villaggio abbiano voluto dare un segno tangibile della solidarietà degli agricoltori verso le fasce più deboli della popolazione più colpite dalle difficoltà economiche” ha spiegato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “il nostro obiettivo è far sì che questa esperienza non resti limitata a questa occasione ma diventi un fenomeno strutturale in una situazione che vede oggi 2,7 milioni di italiani costretti a chiedere aiuto per mangiare”.

“La ‘spesa sospesa’ è un esperimento di democrazia del cibo con la quale vogliamo portare le eccellenze delle campagne italiane anche sulle tavole degli ultimi, dei più bisognosi, con prodotti freschi, di qualità e a km zero”, ha aggiunto il direttore di Fondazione Campagna Amica, Carmelo Troccoli.

Ma non si tratta solo di carità. Questa esperienza propone un modello che stimola le famiglie a ritrovare dignità attraverso il cibo, la condivisione e introduce il principio di reciprocità; si restituirà l’aiuto ricevuto con il proprio tempo e lavoro. Il pacco alimentare bisogna meritarselo attraverso un meccanismo che supera il concetto di assistenzialismo.

“Viene infatti stilato con le famiglie un “patto di reciprocità”, un contratto vero e proprio che riporta diritti e doveri” spiega Tiziana Ciampolini, direttrice di S-Nodi “in cui la persona si impegna a donare fino a 20 ore al mese in azioni di reciprocità. Se non si rispettano i punti del patto la famiglia esce dal progetto.

Non si tratta di famiglie strutturalmente povere ma impoverite che non sono abituate a gestire la difficoltà, specie alimentare”. L’accordo con Coldiretti è nuovo ma il progetto di restituzione alimentare di FaBene è nato nel 2013 e ha già raccolto 110 tonnellate di cibo per 300 famiglie che hanno restituito 7.000 ore di lavoro. Azioni benefiche che la crisi economica moltiplica e che, come questa di Coldiretti, possano dar vita ad azioni collettive di condivisione dello star bene e non solo logiche di intervento assistenziale.

 

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