#Mascherina 1522, il codice per denunciare la violenza contro le donne

L’emergenza sanitaria in corso ha amplificato il pericolo sul fronte della violenza domestica. #Mascherina 1522 in Italia segue la campagna spagnola Mascarilla-19, il nome in codice che la vittima di violenza deve pronunciare telefonando o recandosi ad una farmacia del quartiere per attivare l'intervento delle forze dell'ordine

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La casa protegge dal contagio ma non dalla violenza. Per tante donne la quarantena rischia di diventare un inferno di minacce. Per superare la paura  e per non subire le donne possono chiamare il numero verde 1522 o chiedere aiuto con il codice #Mascherina 1522. Non dimentichiamoci i dati allarmanti del 2019, dove nel nostro Paese l’81,2 per cento dei femminicidi è avvenuto all’interno della famiglia.

#Mascherina 1522, dalla Spagna all’Italia

L’idea viene dalla Spagna con il nome Mascarilla-19 ed è il nome in codice che la vittima deve pronunciare in farmacia (o telefonando) se vuole richiedere aiuto. Il farmacista sentendo la parola sa che dovrà avviare immediatamente il protocollo d’emergenza, ovvero chiamare le forze dell’ordine e le strutture antiviolenza.

“Staffetta Democratica”, è  un gruppo di Donne attiviste che in queste ore, con le azioni di promozione fortifica il senso del diritto costituzionale alla sicurezza, da sostegno alle politiche di tutela e promuove la diffusione del numero verde 1522, scaricabile come App, centro antistalking attivato dalla Presidenza del Consiglio e gestito dal Telefono Rosa.

La ministra Bonetti assicura che il numero 1522 (help line violenza e stalking) contro la violenza sulle donne è sempre attivo 24 ore su 24.

#Mascherina 1522 è la campagna lanciata da “Staffetta democratica” per aiutare le vittime di violenza. Il grido di aiuto che sarà raccolto dalle farmacie e da qualsiasi presidio sanitario, facendo scattare l’intervento delle forze dell’ordine.  Un nome in codice che in Italia consentirà alle vittime di denunciare l’abuso senza neanche dover fare una telefonata.

Molti artisti  come Fiorella Mannoia, Paola Turci, Ornella Vanoni, Giuliano Sangiorgi, Francesca Michielin, Ermal Meta, e tanti altri, hanno dato il loro appoggio alla campagna “Noi ci siamo, chiamate il 1522”.

L’importanza dei centri antiviolenza

Dalla chiusura delle prime province del nord Italia a oggi, i provvedimenti eccezionali adottati per contrastare la diffusione di Covid-19 e la mancanza di una comunicazione ufficiale da parte delle istituzioni locali e nazionali hanno portato le donne a credere che i servizi antiviolenza non fossero operativi.

È opportuno chiarire che i CAV, Centri Antiviolenza operano costantemente al telefono:

  • La maggioranza delle strutture ha chiuso le proprie sedi e sospeso ogni attività che comporti il contatto con il pubblico, ma ha attivato modalità di colloquio telefonico o via Skype. Altri invece hanno mantenuto gli uffici aperti, ma solo per portare avanti gli appuntamenti già programmati e accogliere donne in casi di estrema urgenza.

La consulenza legale  civile e penale è necessaria alle donne per avere consigli, per preparare una denuncia e per il percorso successivo da intraprendere. Sono inoltre funzionanti le Case Rifugio, ma molte di esse sono già piene e non possono garantire ulteriori prese in carico e alloggiare donne ex novo. I Cav forniscono quotidianamente un valido supporto psicologico.

Telefono Rosa, Pangea- REAMA Network e UDI-Unione Donne Italiane, chiedono che i finanziamenti stanziati con DPCM fino al 2020 a tutte le Regioni, siano erogati direttamente ai centri antiviolenza in funzione riconosciuti dalle regioni e dal DPO.

La ministra Bonetti ha annunciato lo sblocco dei fondi del 2019, 30 milioni non ancora stanziati per ritardi attribuibili alle Regioni.

E poi c’è un’altra questione di cui occuparsi

Creare spazi fisici fra le persone ospitate nei centri per garantire le distanze di sicurezza. Proprio per cercare di limitare al massimo i rischi, le ministre per le Pari Opportunità Elena Bonetti e per gli Interni Luciana Lamorgese hanno stabilito una linea comune per reperire luoghi che possano diventare case rifugio utili ad ospitare donne in fuga da situazioni di violenze assieme ai loro figli.

Foto: Pixabay 

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