Periferie, non abbandoniamole

Ance, Anci, Audis, Fondazione Riuso e Legambiente in una nota congiunta: non abbandonare gli accordi sottoscritti per il rilancio delle periferie. Ne va del benessere della collettività

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Il recupero delle periferie è al centro del dibattito, una questione che dovrebbe risultare “trasversale”, scevra da slogan e qualunquismi ideologici. Una buona occasione di credibilità per la politica, insomma, e per dimostrare che ancora si può trovare unità e tornare alla difesa del bene comune e non solo degli interessi di parte.

Quando parliamo di riqualificazione parliamo di strade, risanamenti edilizi, sicurezza idrogeologica e sismica, giardini, parchi giochi, scuole, infrastrutture fondamentali per conferire dignità ai luoghi più poveri e abbandonati delle nostre città, in qualsiasi parte del nostro paese. Tutto questo non può che riguardare tutte le forze politiche, senza distinzioni di “bandiera”.

Ecco perché Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili), Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), Fondazione Riuso per la rigenerazione urbana, Legambiente e Audis (Associazione Aree Urbane Dismesse), come si legge in una loro nota congiunta “chiedono al Parlamento di liberare le risorse già approvate e impegnate e, anzi, di destinare nuovi finanziamenti alla vera rigenerazione delle città, con progetti innovativi e compatibili con l’ambiente, con selezioni più rapide che premino la qualità, ma soprattutto favorendo quei progetti capaci di incidere in modo efficace sul tessuto urbano delle zone periferiche, in particolare con interventi di demolizioni e ricostruzione migliorando la qualità della vita di chi ci abita. Un nuovo impegno del Governo, quindi, che non deve essere solo economico ma fattivo, controllando spese, tempi e risultati dei progetti, risolvendo le inefficienze burocratiche, che abbiamo più volte segnalato nei programmi precedenti, per avviare un percorso virtuoso che rigeneri le periferie facendole esempi di efficienza per tutta la città”.

Abbandonare gli accordi sottoscritti tra Stato, enti locali e privati per riqualificare i quartieri periferici rischia di avere conseguenze rilevanti per le periferie e per il benessere della collettività. Lo Stato faccia da garante, eserciti al meglio la sua funzione di controllo, enti privati e locali diano conferma di buona reputazione.

“La condizione delle periferie dovrebbe essere al centro delle politiche sociali, ambientali, energetiche, sulla sicurezza e per lo sviluppo economico: non c’è formazione politica che non l’abbia affermato in campagna elettorale – sottolineano ancora nel documento Ance, Anci, Audis, Fondazione Riuso e Legambiente – Eppure la Camera nelle prossime settimane potrebbe confermare l’emendamento già approvato al Senato che sospende i fondi per la riqualificazione delle periferie in cento città italiane, a progetti avviati o approvati, tutti co-finanziati da privati”.

Salviamo il paesaggio, Forum italiano dei movimenti per la terra e per il paesaggio, ha lanciato la petizione “No alla cancellazione dei fondi per le periferie. I patti si rispettano”, indirizzata al presidente della Camera Roberto Fico e al presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte in cui si legge: “Un emendamento proposto dalla maggioranza di governo ed approvato all’unanimità dal Senato rischia di far saltare i progetti per riqualificare le periferie di 120 città italiane ed un territorio in cui risiedono 25 milioni di abitanti, più del 40% della popolazione italiana. In molte di queste città progetti di riqualificazione sono già pronti, approvati ed è già possibile procedere con l’esecuzione dei lavori. Lo Stato, con un contratto firmato e registrato alla Corte dei Conti, si è impegnato a destinare ai 120 comuni vincitori del bando 2,1 miliardi di euro per realizzare questa riqualificazione, per una media di 17 milioni di euro a città. Questi investimenti rappresentano il futuro delle città, la modernità, la speranza, la bellezza, lo sviluppo economico, il lavoro, la dignità, il riscatto di un quartiere e da avvio ad un processo che stimola gli investimenti dei privati, la nascita di nuove attività ed una rigenerazione urbana che avrà effetti benefici sull’intera città”.

Ance, Anci, Audis, Fondazione Riuso e Legambiente rimarcano che “al recupero delle periferie è dunque necessario dare massima priorità, superando contrapposizioni di bandiera che rischiano di far perdere di vista l’obiettivo principale: il benessere della collettività” e aggiungono di essere “disponibili da subito a collaborare su un piano che è strategico per il futuro delle nostre città, dei cittadini e del Paese”.

Foto: Edilportale

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