Riciclo che ravviva

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Riciclo che ravviva. Si chiama riciclo creativo, quell’attivismo ilare che riporta in vita le cose che hanno un valore insostituibile

Riciclo che ravviva. Non amo le case ricolme di oggetti. Il mio gusto è cambiato. Lo stile “Misery non deve morire” non mi è mai piaciuto ma, prima, una certa “pienezza” non la disdegnavo. Oggi prediligo uno stile più essenziale.

Lineare come la vera coerenza. “Formula della mia felicità: un si, un no, una meta da raggiungere”.

Quello stile che molti architetti finiscono per rendere un classic hospital style ma che quelli più bravi sanno assemblare, donando alla casa, calore nel bianco, candore nella tradizione. Siete di quelli che accumulano oggetti? Di quelli che entrando nella vostra adorabile casa, non si sa dove camminare, tra mobili, mobiletti, statuette, lampade o chissà cosa? Non riuscite a separarvi dal vecchio cuscino, dal portapenne, dal soprammobile che vi ricorda tante cose?

Beh, vi capisco. Sono contro questa idea del consumo ma pure contro quella dell’accumulo. Anzi sono spesso “contro”. Un dissidente dal banale, un dissociato dal sociale. Una soluzione per riequilibrare questo e quello c’è. In termini di arredo e di case, sia ben inteso.

Si chiama riciclo creativo, quell’attivismo ilare che riporta in vita le cose che hanno un valore insostituibile, quel valore unico che noi diamo alle cose stesse e che nessuno ci può togliere. Che non si vende perché ci aiuta a fare ordine.

E ordine significa libertà. Sia economicamente, non comprando oggetti inutili, allungando i giorni delle “presenze” vecchie. Si vecchie. Che bella parola. Sa di immortalità, di secoli presenti nell’attimo e di infiniti ritorni.

Questo mettere le cose al posto giusto, conferisce disciplina, realizza una ascesi del consumo e occlude quella fisima di dover cambiare sempre e riempire stanze e armadi di cose doppie. E’ il grando dal loglio che bisogna separare. Non mettere insieme grano e loglio e farne una poltiglia, un’emanazione di una smania.
L’economia circolare ha un qualcosa di aristocratico.

Cerca di dare un cuore, un palpito allo spreco. L’economia circolare sembra una nostalgica signora dell’Ancien Régime. Non una esaltata giovine della modernità, tutta ciccia, chat e brufoli.

Ha il carattere delle cose che ritornano: o come moda, o come riciclo. Un po’ come se un vecchio impianto hi-fi, con tanto di mobiletto e vetro, di quelle dei nostri 18 anni, almeno dei miei, urlasse ai terribili mini-stereo del “tecnologicamente corretto” di oggi: che ne sapete voi, voi che siete “un popolo passato dalla barbarie alla decadenza senza aver conosciuto la civiltà” come scriveva uno “scorrettissimo” scrittore francese di nome Drieu La Rochelle.

Il riciclo è “potere”. Il potere di dare corpo alla nostalgia e porre un mondo, un baluardo alle invasioni che arrivano dal Deserto dei Tartari.

Sarà per questo, forse, che se ne stanno accorgendo in tanti del riciclo: arredatori, architetti, creativi, appassionati, imprese e “selezionatori”, parola che preferisco alla orribile consumatori che ci ha relegato al ruolo di gente che se non si adegua, non serve. No, c’è chi comincia a credere ad altro.

Ad un nuovo modello di economia, al rispetto della natura e dell’ambiente. E quindi, anche a dare vita ad oggetti che una diversa economia vorrebbe solo come “carne da rifiuto”. C’è nel riciclo e nella mentalità che punta al riutilizzo tramite creatività, una controalternativa. Non è solo fashion, trendy, shabby, chic.

Il riciclo è vita. È dare una forma, uno stile al “gran rifiuto”, ripartire dal superfluo per tradurlo in essenziale.

Uno stile evoluto coincide con l’armonia dello spazio. Se funzionalità ed estetica riescono a convivere  anche la vita di chi abita questi spazi sarà migliore. Gli oggetti trasmettono creatività, storia e sperimentazione, diventando unici e insostituibili di un  Lifestyle di grande pregio.

Riciclo significa rispetto per l’ambiente e attenzione per il risparmio, una esigenza nata anche dal periodo che viviamo Riciclare è diventata una moda ma significa anche una sensibilità diversa nei confronti dell’ambiente.

Per troppo tempo il “consumo” non ha valutato le conseguenze a cui si andava incontro.
E’ finalmente venuto il momento di cambiare.

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Un supereroe d’acciaio e differenziato

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