Tecnologia, una app contro le dipendenze?

Forse è quella che davvero manca in un mondo in cui abbondano le tecnologie per monitorare tutto quello che facciamo

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Tecnologia, una app contro le dipendenze può salvarci? Forse. Ormai siamo perennemente incollati a qualche video. Non c’è giorno senza “app”, né attimo privo di monitoraggio. Passeggiate, corse, nuotate, WhatsApp, Facebook, Instagram, Pinterest: come facciamo senza?

E soprattutto, riusciamo veramente a stare senza sbirciare cellulari e tablet, senza buttare l’occhio al messaggio in maniera ossessivo-compulsiva?

La tecnologia, con la scusa di aiutarci a vivere al top, “il migliore dei mondi possibili”, ci dice quello che dobbiamo fare. O forse ci controlla, sarebbe più corretto dire.

Se esistesse una applicazione, un braccialetto, come quelli che ti ricorda di alzarti dalla sedia per muoverti, una “app” che ci calcolasse i minuti dei nostri occhi incollati allo smartphone, forse qualche preccupazione l’avremmo.

Domanda: come mai non esiste una app di questo tipo?

Il caso Fadell: tecnologia a favore?

Tony Fadell, ex Apple, consideratore l’ideatore dell’IPod, fondadore di Nest, azienda che con un termostato intelligente si è fatta acquistare da Google per 3,2 miliardi di dollari qualche anno fa, ha sentenziato: non solo i bambini ma anche gli adulti soffrono di dipendenza da smartphone.

Come riportato da un articolo sul Sole 24 Ore qualche settimana fa a firma di Luca Salvioli, quanto asserito da Fadell “era un commento alla notizia della lettera dei due investitori Apple preoccupati dagli effetti negativi dell’uso degli smartphone”.

Si legge nello stesso articolo: “Il mondo della tecnologia si preoccupa di come fare in modo che gli utenti la usino di meno. Un paradosso, ma che ha un senso: ricorda quando le aziende elettriche hanno iniziato, al netto del marketing, a parlare di risparmio energetico”.

Gli studi che sottolineano i potenziali rischi derivanti dal meccanismo dell’iperconnessione, dove la notifica svolge la parte del narcotico, non mancano. Le app possono aiutarci?

Nello stesso articolo, Adam Alter, professore associato della Stern School of Business alla New York University, ribadisce: “La tecnologia è disegnata per agganciarci. L’email arrivano in continuazione. Le piattaforme social non hanno fine. Twitter? Il feed non finisce mai davvero”.

Il problema posto da Fadell, insomma, è un problema reale. Il “Villaggio Globale” della tecnologia non può non tenerne conto.

Apple ha già fatto sapere di aver pensato all’introduzione di nuovi tool per il controllo parentale negli iPhone. Alcune novità forse le vedremo già per la conferenza degli sviluppatori in programma a giugno.

Per la verità, qualche “app” che ci indica quante volte abbiamo “sbirciato” il telefono già la abbiamo:Light (iOS, a pagamento, e Android) e Quality Time o anche Checkyapp, che ci fa la conta degli sguardi che abbiamo dato al cellulare.

Motorola, tempo fa, ha inoltre dato il via ad una iniziativa denominata Phonelifebalance. In pratica si fa un quiz e si ottengono varie indicazioni per capire se siamo dipendenti dallo smartphone.

Il dibattito è aperto. Qualche riflessione sull’utilizzo della tecnologia bisogna porla. Cercando di comprendere davvero come vivere al meglio. Senza dipendenze, possibilmente, e di alcun tipo.

 

 

 

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