Umanesimo rurale, una nuova agricoltura?

Lavorare in campagna con gli animali è un modo efficace per rispettare la natura, una scelta a favore della sostenibilità ecologica ed economica di un’azienda. Ne siamo certi? Vediamo di che si tratta

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Lavorare in campagna con gli animali è un modo efficace per rispettare la natura, una scelta a favore della sostenibilità ecologica ed economica di un’azienda. Chi sceglie di utilizzare la trazione animale sviluppa un modello agricolo rispettoso della natura ma anche un sistema economico chiuso nel senso che si possiede l’autonomia per produrre tutto da soli. Sicuro?

Ne abbiamo parlato, per capire meglio, con Marco Spinello, fondatore dell’azienda agricola “La Masca”, rappresentante del gruppo piemontese P.AL.A. per la Promozione degli animali da lavoro in agricoltura, e referente italiano di Prommata, associazione francese che promuove la lavorazione della terra senza mezzi meccanici.

Umanesimo rurale, una nuova agricoltura?Marco, ci tieni a sottolineare che la trazione animale nel lavoro agricolo non è un ritorno al passato, cos’è allora?

E’ una tecnica moderna, uno strumento agricolo che ci da la possibilità di scegliere in maniera opportuna la gestione del nostro fondo

In che senso in maniera opportuna?

Una realtà agricola medio piccola, in una zona montana, non è adatta alla meccanizzazione. Si rischierebbe di utilizzare un trattore solo poche ore all’anno, lasciando grande spazio ancora al lavoro manuale. Non avrebbe senso, quindi, investire tanti soldi nella meccanizzazione quando in alcune zone si può solo zappare a mano o in angoli di bosco si può accedere solo con utensili manuali.

Quali sono gli utensili che utilizzate per la trazione animale?

Vecchi attrezzi riadattabili oppure attrezzature moderne pensate per un’agricoltura difficile: attrezzi leggeri, ergonomici e realizzati con leghe metalliche che possano rendere meno gravoso il lavoro dell’uomo e degli animali. Strumenti tecnologicamente avanzati.

L’utilizzo di utensili intelligenti, attenti alle modalità di lavoro, fa parte di quella modernizzazione che accennava all’inizio?

Si ed è solo una parte, il lavoro a trazione animale non lascia niente al caso, prende in considerazione scelte agronomiche volte ad una metodologia di lavoro diverso. Ad esempio, il trattore entra in campo anche se la terra non è in condizione ottimale, il lavoro a trazione animale, invece, osserva i tempi della terra, i suoi ritmi, tutto in equilibrio con la fertilità del terreno. Chi invece decide di trattare il suolo solo come base di appoggio e la chimica per ottenerne i prodotti, che coltiva con la meccanizzazione, compie semplicemente una scelta diversa.

Una scelta aziendale consapevole quindi che presuppone conoscenze tecniche e formazione adeguata?

Sì, dietro ci sono conoscenze e studi agronomici. Bisogna saper analizzare se il progetto di trazione animale convenga o meno e poi soprattutto, lavorare con gli animali significa saper creare un rapporto con loro, avere carattere per educarli e “guidarli”, conoscere i codici giusti per poter chiedere ciò che serve, solo se si crea empatia tutto diventa automatico. L’azienda che sceglie la trazione animale, inoltre, deve possedere le conoscenze per scegliere gli utensili da usare, le attrezzature più congeniali, le lavorazioni giuste per ottenere il meglio dalle coltivazioni.

Come vi muovete in questo senso?

Organizziamo dimostrazioni di lavoro in collaborazione le associazioni come Prommata, P.A.L.A. in Piemonte, WWOOF che ha un progetto rivolto agli addetti ai lavori con giornate dimostrative durante le quali si spiegano i bisogni degli animali, come educarli, la loro alimentazione e l’utilizzo delle attrezzature. Oltre alle giornate aperte rivolte a chi già segue questo percorso ed a chi vuole iniziare, ci sono anche momenti rivolti ad appassionati e curiosi, attenti all’ambiente, all’ecologia, agli animali.

Chi si dimostra più interessato a questo tipo di gestione?

Soprattutto i giovani a cui sta a cuore il ritorno alla montagna. Riabitarla, recuperare gli animali che stavano scomparendo, come gli asini. C’è un’attenzione a recuperare una biodiversità degli animali domestici e della montagna stessa. In più c’è tra i giovani la necessità di non sperperare i soldi. I nuovi agricoltori sono attenti ad utilizzare solo quello di cui davvero hanno bisogno. Prediligono il lavoro a mano anziché avere grossi trattori che vengono usati poco perchè non arrivano dappertutto. Ma sono anche attenti a non distruggere qualcosa che non si può recuperare, si interrogano su quale sia il modo migliore per gestire la propria azienda e per produrre prodotti di qualità.

E possiamo affermare che la scelta della trazione animale persegue la qualità?

Non solo, riscopre i vecchi mestieri. Utilizzare gli animali significa aver bisogno di sellai, addestratori. Una catena economica che ricrea economia in montagna. Se utilizzo il trattore che va aggiustato in una concessionaria in valle, non creo il condotto in montagna. Gli animali ricreano quelle relazioni economiche che ormai erano scomparse. Ad esempio, gli scambi tra gli agricoltori il letame prodotto dal mio bestiame può essere ricercato da un agricoltore che non ha allevamenti. Mi piace pensare che questo tipo di gestione aziendale è capace di ricreare una rete sociale dentro la realtà agricola, riproponendo un rapporto di collaborazione e convivenza di mestieri che ormai era snaturato.

Un modello di vita?

Diciamo che si tratta di un percorso, di un progetto lavorativo che da una soddisfazione a 360°, perché il lavoro non può essere anche gioia? Nella nostra memoria vive ancora l’idea che il lavoro svolto con gli animali sia sinonimo di fatica. Abbiamo in testa l’immagine dei nostri nonni che lavoravano in miseria con gli animali in condizioni di vita a volte pessime. Oggi, invece, chi decide di lavorare con gli animali fa una scelta agronomica consapevole ed interessante. Chi sceglie di fare agricoltura in zone difficili adottando la trazione animale, decide in libertà di rivivere la montagna e di scegliere utensili e mezzi idonei ad essa. Decide di qualificare zone difficili, rivalutare il territorio ricavandone un reddito con un investimento minore. La manodopera costa troppo rispetto all’uso degli animali che tra l’altro riescono ad arrivare anche dove le macchine non possono, svolgono più attività contemporaneamente: lavorano nei campi, concimano la terra con il loro letame, forniscono prodotti di sostentamento. L’animale lavora anche quando non lavora.

Tanta consapevolezza e conoscenza dietro questo modello agricolo

Soprattutto tanta libertà. Io da agricoltore mi chiedo perchè non posso decidere da solo sulla mia terra, perché non devo scegliere la qualità ed i mezzi ed i metodi giusti per ottenerla. Siamo diventati schiavi delle macchine invece bisognerebbe sviluppare questo UMANESIMO RURALE e dare la possibilità all’agricoltura di dare il proprio contributo per migliorare le cose. La natura va salvaguardata e scegliere la trazione animale significa tener conto di questo ma anche ricavare un reddito con investimenti minori. Significa anche non standardizzarsi. Oggi dipendiamo da altri per la produzione di ogni cosa, io invece nella mia azienda decido in autonomia di produrre ciò che voglio, in maniera indipendente. Utilizzare gli animali da lavoro, in questo senso, è una risposta ai bisogni che ci poniamo. Il cibo è soprattutto energia, nutrimento per la propria dignità, per questo dev’essere di qualità. Mangiare una fragola a dicembre vuol dire andare contro gli equilibri della natura che ha creato determinati prodotti in determinati momenti dell’anno per rispondere a specifiche caratteristiche organolettiche.

Qualità, rispetto per la natura e per i suoi ritmi. Cibo come nutrimento della dignità dell’essere umano. Comunità e socialità, collaborazione e libertà di scelta nel proprio lavoro, sono gli elementi racchiusi in questo modello agricolo, una scelta consapevole di ciò che è meglio per la propria azienda.

Un’analisi di costi e ricavi che spingono a scegliere un metodo piuttosto che un altro, un’utensile al posto di una macchina, un animale al posto di un trattore. Perché il lavoro è gioia ma deve consentire anche di vivere. E se la trazione animale rimanda le nostre memorie ad un sentimento romantico, alla poesia del vivere secondo natura, dietro al lavoro di Marco e della sua azienda e delle associazioni come P.a.l.a., Prommada e quante ritornano alla trazione animale come metodo di lavorazione, c’è anche tanto studio, conoscenze tecniche ed agronome.

C’è un grande insegnamento che si vuol trasmettere alle nuove generazioni: imparare ad osservare l’ambiente che ci circonda, i ritmi della natura. Marco ci ha raccontato che ai bambini che si recano in azienda viene insegnato soprattutto a guardarsi intorno, a sentire i rumori ed i profumi ai quali non sono abituati. “Facciamo salire i bambini a piedi, affinché possano osservare quanto hanno di fronte ma anche a camminare, perché oggi si passa da una posizione seduta all’altra. Si osserva poco perché otteniamo tutto pigiando un pulsante. Si è perso il buon senso delle cose!”.

Contributo offerto da Gerarda Lomonaco e curato dalla Redazione di Green Planet News

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