Un braccialetto elettronico per i disturbi dell’umore

Un braccialetto elettronico per i disturbi dell'umore. Davvero può essere di aiuto? E soprattutto, come la mettiamo con la privacy e con i dati sensibili della persona?

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Un braccialetto per il controllo degli sbalzi d’umore. Bella idea, forse. Dopo le app per contare i passi e monitorare gli spostamenti peggio di un ergastolano che demotiva anche Chi l’ha visto, arrivano i braccialetti per la prevenzione dei pensieri negativi, dello stress e dell’umore che fa “saliscendi”.

Il braccialetto studiato dai ricercatori della Harvard University con strumenti elettronici e algoritmi in grado di identificare le condizioni psichiche di un individuo e di leggerle nel tempo è sicuramente una idea originale. Viene da chiedersi. Cui prodest? Soprattutto è realmente utile? Certo se lo spred aumenta e ci deprime, con il braccialetto potremmo essere in grado di controllare gli sbalzi dei giramenti e dire spavaldi come Harry Callaghan: quando un uomo col braccialetto incontra lo spread e l’umore storto, lo spred è un mercato morto.

Scherzi a parte, il braccialetto appare cosa serissima. Almeno stando agli studi pubblicati sulla rivista Nature. Il dispositivo sarebbe stato testato in uno studio condotto al Massachussetts General Hospital di Boston su 300 studenti con risultati rilevanti.

La cautela è d’obbligo ovviamente. Però, lo studio è di quelli approfonditi. A capo della ricerca uno psicologo, Matthew Nock e un ingegnere informatico, Rosalind Picard, la dottoressa che già diversi anni fa aveva realizzato un braccialetto elettronico per la prevenzione dellle crisi epilettiche.

Diversi parametri, movimenti del corpo, luce in esposizione, temperatura del corpo, qualità del sonno, attività fisica e altri fattori, sono stati monitorati per capire le oscillazioni dell’umore, quelle più rilevanti e più “pericolose” per la salute psichica dell’individuo.

Monitorata anche la “relazionalità” della persona attraverso il “controllo” di telefonate, mail, social e utilizzo del web e ulteriori parametri come l’andamento degli esami, l’uso di bevande alcoliche, di caffeina e il livello di stress.

Ora, la domanda è: con la privacy e con le ripercussioni psicologiche e anche etiche annesse all’uso del braccialetto stesso come la mettiamo? Nonostante l’obiettivo dello studio sia quello di arrivare al massimo della precisione del dispositivo, gli esperti anche parecchie perplessità.

Leggiamo quanto riportato dal Corriere della Sera che mette in evidenza il parere dello psichiatra Diego de Leo: “La possibilità di disporre di big data in vari paesi del mondo sta stimolando la creatività di molti ricercatori. Tra i più suggestivi di questi algoritmi ci sono quelli che si propongono di intercettare il rischio di suicidio. Detector cutanei sono attualmente in sperimentazione in diversi paesi del mondo, inclusa l’Italia. Un braccialetto capace di interpretare i livelli di stress e le variazioni umorali può prestarsi allo scopo anche se, a quanto mi risulta, gli studi finora pubblicati non sono stati in grado di confermare le ottimistiche aspettative”.

Insomma la questione è seria. Un detector elettronico può evidenziare il livello della tensione nervosa e il livello di stress di una persona, ammessa la sua affidabilità. Resta da capire se davvero può contribuire a risolvere l’ansia e se il prezzo da pagare, soprattutto in termini di dati sensibili, non sia troppo alto.

 

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