Una giornata uggiosa che risplende grazie a Villa Versaglia, Formello, Lazio

Villa Versaglia si chiama così ispirandosi ai fasti di Versailles: quel che resta dei suoi splendori emana un forte fascino da godere nella zona di Formello, pochi km da Roma

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La rete delle Dimore Storiche del Lazio è attiva, si possono visitare luoghi di solito non accessibili al pubblico, come Villa Versaglia, a Formello, qualche decina di km da Roma. Il comune è all’interno del Parco di Vejo ed è una delle tappe dei pellegrini che affrontano (e affrontavano) la Via Francigena per raggiungere la casa di San Pietro nella capitale.

Noi di GPNews abbiamo risposto all’invito e in una mattinata uggiosa, il 17 novembre, con nuvole cariche di pioggia, ci siamo presentati all’appuntamento nel centro storico di Formello. Un pulmino, carico di persone di ogni età, ci porta in località La Villa, alla periferia del comune.

Villa Versaglia
La casina nobile e a sinistra la cappella ancora consacrata dedicata a San Francesco di Sales

Quello che ci fa subito sobbalzare il cuore, riempiendo lo sguardo di meraviglia, è la parte alta di una torre, che svetta tra una vegetazione mista abbastanza fitta e intricata. È a pianta quadrata, su due livelli, e da lì si entrava in questo complesso che avrebbe dovuto bissare il fascino della Reggia di Versailles, secondo Flavio Chigi, il cardinale nipote di papa Alessandro VII. Da qui il riferimento nel nome, Villa Versaglia. Sembra che Flavio sia stato abbastanza scavezzacollo, diciamo così, fino ai 25 anni, quando entra ufficialmente nella Chiesa. Il bello e soprattutto la bella vita evidentemente non lo abbandonano mai e così cerca di replicarli anche se in formato mini (rispetto all’imponenza della “vera” Versailles) in quel di Formello. Era più o meno il 1665 e Flavio affida i lavori prima all’architetto Felice della Greca e poi a Carlo Fontana. La torre oggi è una colombaia, ci si ricoverano i colombi selvatici e la loro presenza è ben evidenziata da strati di guano e di legnetti usati per il loro nido.

La cappella di Villa Versaglia è ancora consacrata

Con l’elegante torre, nell’area c’erano il casino di famiglia, il casino nobile, la cappella dedicata a San Francesco di Sales, edificio che ha due particolarità: fuori è una struttura rettangolare, dentro ha pianta ovale; non è ancora sconsacrata. I Chigi, infatti, l’hanno usata fino agli anni ’50 del secolo scorso. Ogni anno in occasione della festa del loro santo, il 24 gennaio, c’era la Messa, cui erano invitati tutti i Formellesi, che attendevano all’esterno: alcuni bimbi ricordano ancora come, se riuscivano a mettersi in prima fila, i nobili regalavano loro una caramella. Altri tempi. Ma tant’è.

villa versaglia

La cappella è costruita nel tufo di qui e adornata di mattoncini e presumibilmente intonaci e fregi, con dipinti, sembra, di un artista di moda nel periodo barocco, tal Giovan Angelo Canini,  di cui purtroppo non rimane traccia, mancano addirittura documenti e immagini per farci comprendere come dovesse essere. Perché mai? Qualcuno si è dato una risposta: il mistero nasconde sicuramente un tesoro… e così si è messo a scavare il pavimento in terracotta, un vero genio che per fortuna non ha creato molti danni. L’edificio, nonostante non sia in piena forma, è piuttosto affascinante e non è difficile immaginare lo sfarzo che ci doveva essere in origine, la fantasia aiuta molto, no?

E c’è pure il fantasma Pantasìma

villa Versaglia
Il fascino del tempo che affiora tra la vegetazione

In realtà, un mistero, qui a Villa Versaglia, c’è. Non sono pochi a giurare (soprattutto i ragazzini che in estate scorrazzano tra gli antichi palazzi e il bosco) di avere avvistato il fantasma della Pantasìma, una dama che tutta vestita di bianco, come tradizione vuole, svolazza qua e là nelle sere di luna piena e si fa vedere dalla torre. Che poi ci sia qualcuno a movimentare uno straccio candido attorno a una struttura dalle fattezze umane… beh, quella è un’altra storia, ma decisamente meno interessante, non credete?

Il disegno di Villa Versaglia, che era parte di una tenuta agricola in cui si allevavano bachi da seta, api, con ampie zone erano dedicate al pascolo di capre e pecore, nonché alla coltivazione di vigne e olivi, prevedeva un ampio giardino, anche con alberi rari, esotici, giochi d’acqua, sculture, siepi, persino una uccelliera finemente affrescata (si dice) e la presenza di animali insoliti per i luoghi, daini, caprioli, gazzelle.

Villa Versaglia, che dopo lo sfarzo è stata saccheggiata nei materiali dagli stessi proprietari per le loro residenze sparse in varie regioni, dai primi anni 2mila è proprietà del Comune: il fatto di essere entrata nella Rete delle Dimore Storiche del Lazio le permetterà di acquisire finanziamenti e risorse per recuperare in pieno la sua magia.

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