Vivisezione, il caso macachi e il ritorno della sperimentazione sugli animali. Ma è davvero così?

Il caso macachi di Torino e la sperimentazione sugli animali. Ma è davvero così? Numerose le petizioni online. Vediamo i diversi punti di vista

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Da giorni il caso dei macachi che saranno sottoposti presto a sperimentazione dall’Università di Torino, dipartimento di Psicologia, scuote le pagine dei giornali e le coscienze di chi pensa che gli animali abbiano diritto di vita, guarda un po’, anche loro. L’esperimento avrebbe lo scopo, attenzione, di ridare la vista a chi ha subito un danno cerebrale.

Si tratta davvero di un ritorno evidente alla sperimentazione sugli animali che pareva lontana dai riflettori dopo Green Hill? Raccogliamo quanto sottolineato dal Partito animalista italiano che, a mezzo del suo presidente avvocato Cristiano Ceriello, insieme all’associazione dei consumatori “Difesa Consumatori e Contribuenti, è passata ai fatti e ha depositato formale esposto a Prefettura di Torino e Procura della Repubblica affinchè dispongano con urgenza i provvedimenti necessari per la verifica (magari con la nomina di CTU terzo per la valutazione scientifica del caso) degli esperimenti a condursi e vietarne immediatamente l’applicazione.

Seppure siano molte le iniziative che sembrano in cantiere da parte dei tanti attivisti e, ancora, da chi ritiene inutili oramai gli esperimenti sugli animali, il Partito animalista italiano ha ritenuto di ricorrere all’Autorità Pubblica perchè possa prendere immediati provvedimenti sul caso, magari con la nomina di un consulente tecnico terzo, in quanto seppure ancora la sperimentazione con test su animali sia ammessa ai fini scientifici ed a favore del benessere umano (ma in casi straordinari), resta pur vero come esperimenti che non riscontrino necessità di ricerca e, altresì, violino i protocolli causando ingiustificata sofferenza e/o uccisione di animali, siano da inquadrarsi quali maltrattamento su animali, punibili per legge con le note sanzioni previste dal codice penale .

Vivisezione, il caso dei macachi e il ritorno della sperimentazioneRibadisce ancora l’avvocato Ceriello: “Ritenevamo che da Green Hill in poi la sperimentazione animale andasse sempre di più verso la riduzione e, in un futuro davvero prossimo, la sua abolizione. Credevamo che con l’Iniziativa dei Cittadini Europei “Stop Vivisection”, le sensibilità fossero finalmente cambiate. Invece, ci ritroviamo di nuovo a combattere contro l’evidente truce sperimentazione su animali che apporterà (come dichiara la stessa sintesi dell’esperimento) ai macachi un livello di sofferenza atteso dagli stessi scienziati come grave. Speriamo che l’Autorità intervenga quanto prima a fermare questa pratica che a breve porterà ad una enorme sofferenza di questi poveri animali. Abbiamo anche preavvisato l’inizio di una Class Action contro la Pubblica Amministrazione per ottenere un provvedimento di revoca, siamo solo agli inizi”.

La Lega Anti Vivisezione e l’Università di Torino, i diversi punti di vista

Anche da parte della Lega Anti Vivisezione, condanna assoluta di quanto potrebbe accadere ai macachi. Si legge nel comunicato: “L’Università di Torino approva e sostiene la vivisezione su macachi, questa la terribile notizia che oggi la LAV -Lega Anti Vivisezione, rende nota ai cittadini. Infatti, il Dipartimento di Psicologia dell’Ateneo piemontese, ha ricevuto l’autorizzazione e il finanziamento per una ricerca dal titolo “LIGHTUP –Turning the cortically blind brain to see” che comporta l’uso di macachi da sottoporre a un lungo periodo di training (con immobilizzazione in più parti del corpo per ore, quasi tutti i giorni, per settimane o addirittura mesi) e all’asportazione chirurgica di aree della corteccia visiva al fine di rendere i macachi clinicamente ciechi.

Lo studio viene fatto in collaborazione con l’Università di Parma presso la quale gli animali sono stabulati. La LAV fa appello al Ministro della Salute Giulia Grillo affinché revochi immediatamente l’autorizzazione a questo progetto di ricercae permetta la libertà di questi animali in un centro di recupero idoneo. La legge, il contesto politico e scientifico vedono prioritari i modelli non animali, una realtà sostenuta e voluta al di fuori dei nostri confini. L’Italia deve cambiare rotta se vuole avere un futuro”. Se volete firmare la petizione, eccola.

Una questione complessa

Ora la questione è spinosa.  Se la Lega Anti Vivisezione da una parte aggiunge che “il fine, presupposto, di questo invasivo, doloroso e lungo esperimento è quello ricreare un modello animale per lo studio delle persone affette da blindsight che, quindi, hanno perso la vista a causa di un danno cerebrale e non per problemi legati all’occhio. L’esperimento comprende, anche, volontari umani naturalmente portatori di questo tipo di cecità che vengono sottoposti a tecniche non invasive di rilevazione. Il ricorso in parallelo a persone fa decadere ogni giustificazione addotta al ricorso a scimmie”.

Sul fronte opposto, l’Università di Torino, in un articolo apparso sul quotidiano La Repubblica afferma: “Tutte le procedure e gli aspetti etici sono stati vagliati e autorizzati, prima dal comitato etico dell’Unione Europea, poi dai comitati etici e dagli organismi per la tutela del benessere animale delle Università di Torino e Parma e infine dal Ministero della Salute. Al progetto è stato riconosciuto un valore ‘traslazionale’ ovvero con ricadute sulla salute umana. L’obiettivo è validare procedure riabilitative che permettano il recupero della vista a pazienti ciechi in seguito a una lesione al cervello”.

Certo è che, riportando ancora il comunicato della Lega Anti Vivisezione: “Il Ministero della Salute ha pubblicato i numeri degli animali utilizzati nel 2017 a fini sperimentali e si tratta di dati allarmanti: in totale 580.073 animali nel 2017. Le scimmie sono tra le specie il cui utilizzo e uccisione è in crescita: già raddoppiate, salgono a 586.In aumento anche i cani (639) e i conigli. Procedure dolorose per il 46% degli animali. Aumentano a 2.538 gli animali allevati per il solo mantenimento di colonie geneticamente modificate. 1.598 gli animali ancora utilizzati a fini didattici. Da anni, infine, la LAV chiede che siano resi noti anche i dati sui test fallimentari”.

Come ribadito, ancora sul quotidiano La Repubblica da Francesca Frediani, consigliera regionale M5s che con la collega in Comune Chiara Giacosa, che ha chiesto la sospensione immediata dell’esperimento, parliamo di una iniziativa che porta indietro le lancette dell’orologio? Di questo realmente si tratta oppure di tutt’altro come sostiene l’Università di Torino?

L’esposto presentato dal Partito animalista

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