Anche se gli ettari di foresta gestiti secondo criteri di sostenibilità ambientale, sociale ed economica sono in crescita, non mancano criticità.
La Giornata Internazionale delle Foreste che si celebrerà il 21 marzo, è stata istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2012, con l’obiettivo di evidenziare il ruolo fondamentale che le foreste svolgono non solo nella fornitura di legname e prodotti non legnosi, ma anche per il controllo dell’erosione, conservazione della biodiversità, regolazione del clima.
il tema scelto per quest’anno è “Foreste ed Economie”. Un abbinamento essenziale per valorizzare e conservare il territorio forestale nazionale, da tenere presente anche in termini economici.
Sono positive le notizie per alberi e boschi nella giornata che li celebra a livello mondiale, con la gestione forestale responsabile che in Italia nel 2025 segna un incremento del 35%.
Ogni anno i numeri diffusi dalla ONG Forest Stewardship Council, organizzazione nata nel 2001 per promuovere la gestione responsabile di foreste e piantagioni, fotografano l’impegno verso la conservazione delle foreste, la tutela della biodiversità e la promozione di pratiche di gestione ambientale, sociale ed economica equilibrata.
Giornata Internazionale delle Foreste, gestione responsabile
Gli ettari certificati secondo lo standard di Gestione Forestale, nel 2025 hanno raggiunto quota 155.750,59, distribuiti in 10 regioni, con un incremento del 35% rispetto al 2024. Parallelamente aumenta anche il numero dei certificati di gestione forestale attivi, che passa da 32 a 37 (+12% ).
Tra questi, 8 sono certificazioni di gruppo che coinvolgono complessivamente 93 membri, contribuendo alla diffusione di pratiche di gestione responsabile anche nei contesti forestali più frammentati.
Se guardiamo ai dati su base territoriale, la regione con il maggior numero di ettari certificati rimane la Toscana (34,6%), seguita dalla Lombardia (17,4%) e dalla Provincia autonoma di Trento. Dal punto di vista della proprietà, circa il 40% delle aree certificate risulta di natura privata, mentre il restante 60% ricade in proprietà pubblica.
Tra le nuove realtà che hanno ottenuto l’attestazione di pratiche di gestione forestale responsabile verificate da FSC nel corso del 2025 figurano il Comune di Giaveno (TO), il Cluster Legno, Arredo e Sistema Casa, l’Unione Montana Valle Stura (CN), la Tenuta presidenziale di Castelporziano, l’Unione Montana dei Comuni della Valtiberina Toscana (AR), i Monti Cimini e l’Unione dei Comuni Media Valle del Serchio (LU), ampliando ulteriormente la rappresentatività territoriale e la varietà dei contesti coinvolti.
Il numero di gestori forestali che hanno verificato gli impatti positivi della propria gestione attiva su servizi ecosistemici come conservazione della biodiversità, cattura dell’anidride carbonica, protezione del suolo, regolazione dell’acqua, qualità dell’aria e benessere e attività in foresta è salito a 19 (+18,7%); le 3 nuove realtà attivate in questo ambito rispetto all’anno precedente sono la Cooperativa di Comunità Ecosistema Comunale Di Castell’azzara Soc. Coop., con impatti verificati su biodiversità, carbonio e attività turistico-ricreative; il Comune di Acceglio, anch’esso con impatti su biodiversità, carbonio e attività turistico-ricreative; Arillo in Terrabianca Società Agricola s.r.l (SI, 126,87 ettari), con verifiche su biodiversità, carbonio, suolo e servizi ricreativi.
Catena di Custodia e filiere
Nel 2025 il numero di certificati di filiera FSC attivi ha raggiunto quota 3.902, coinvolgendo complessivamente oltre 5.101 aziende, per una crescita del 4,5%. Il packaging si conferma il settore dominante per numero di certificati legati ai prodotti forestali, raggiungendo quota 1.488. Il legno per edilizia segna il balzo più significativo, con 481 nuove certificazioni (+12,6%), mentre l’arredamento ne registra 794 (+9,4%).
Tutto bene quindi? “Il settore forestale italiano attraversa una fase di profonda fragilità strutturale che non possiamo più permetterci di ignorare” dice Giuseppe Bonanno, Direttore di FSC Italia. “L’abbandono progressivo delle aree montane ha interrotto secoli di gestione attiva del territorio: boschi un tempo gestiti si sono trasformati in masse vegetali dense, esposte a rischi crescenti e sempre meno capaci di svolgere le funzioni ecosistemiche da cui dipendono intere comunità”.
“Serve una inversione di rotta decisa” conclude “Le foreste italiane possono essere un asset strategico per il Paese, a condizione che vengano gestite, valorizzate e presidiate. Il tempo delle dichiarazioni di intenti è finito: servono risorse, strumenti normativi adeguati e una visione di lungo periodo”.
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