I risultati dei test sono contenuti in uno studio pubblicato sulla rivista Land.
CoDeC (Calcolo del Degrado Costiero), uno strumento innovativo che consente di stimare gli impatti economici e ambientali dell’erosione costiera, è stato sviluppato da ENEA, in collaborazione con ISPRA e Cnr. Stima che prende in considerazione evoluzione delle spiagge, presenza di infrastrutture e dinamiche dei sedimenti.
Inoltre CoDeC consente di calcolare i volumi di sabbia necessari per il ripascimento degli arenili e i costi di opere di difesa costiera (ad esempio i frangiflutti) o del ripristino di infrastrutture ed ecosistemi danneggiati da eventi meteo estremi o da interventi antropici.
CoDeC, la Calabria e il primo test per erosione costiera
La costa tirrenica della Calabria, nel comune di San Lucido (Cosenza) è stata oggetto del primo test dello strumento, proprio perché in quel tratto i fenomeni erosivi e la pressione antropica rappresentano da decenni una minaccia per gli ecosistemi, l’economia turistica e le infrastrutture presenti (linea ferroviaria e strada litoranea).
I risultati dei test sono contenuti in uno studio pubblicato sulla rivista Land.
Sergio Cappucci primo autore dello studio spiega: “Gli impatti ambientali e socioeconomici dell’erosione costiera sono spesso difficili da quantificare e mancano metodologie standardizzate”. Il ricercatore di ENEA del Dipartimento Sostenibilità, prosegue: “Lo strumento che abbiamo sviluppato si è dimostrato efficace nella stima dei danni e dei costi degli interventi di protezione e ripristino. Grazie alla sua semplicità e versatilità, può essere applicato in contesti diversi, supportando tecnici e amministrazioni nella gestione del rischio costiero in uno scenario di crescente pressione climatica”.
I ricercatori stanno lavorando per potenziare lo strumento CoDeC, integrando ortofoto storiche, dati di monitoraggio in tempo reale e modelli di machine learning, oltre a sviluppare interfacce per il supporto alle politiche pubbliche e alla gestione delle emergenze.
Analizzando le ortofoto e i dati satellitari, gli studiosi hanno calcolato una riduzione di oltre il 60% della superficie emersa in circa settant’anni (dal 1954 al 2018), fenomeno legato sia all’urbanizzazione sia alle opere di difesa rigida, che hanno alterato il trasporto naturale dei sedimenti.
“L’uso di infrastrutture di calcolo avanzate (HPC) consentirà di estendere le metodologie a scala nazionale e di rafforzare la pianificazione e la gestione del rischio costiero”, aggiunge Alberto Tofani, ricercatore del Laboratorio ENEA Analisi e modelli per le infrastrutture critiche e i servizi essenziali presso il Dipartimento Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili.
“Data la disponibilità di una consistente serie storica di ortofoto del litorale di San Lucido con le sue imponenti barriere, abbiamo analizzato le variazioni spaziali e temporali della superficie della spiaggia emersa”, evidenzia Lorenzo Rossi del Dipartimento per il monitoraggio e la tutela dell’ambiente e per la conservazione della biodiversità di ISPRA.
“San Lucido è un caso emblematico per studiare le ripercussioni dell’erosione sulle infrastrutture e i possibili effetti a cascata sull’interruzione di servizi essenziali”, sottolinea Maurizio Pollino, responsabile del Laboratorio ENEA Analisi e modelli per le infrastrutture critiche e i servizi essenziali.
L’area storicamente, è in erosione già dalla fine dell’800 in concomitanza con la costruzione della linea ferroviaria su strette terrazze costiere, esposte al moto ondoso e all’instabilità dei versanti. Nel tempo, questo ha causato danni alle infrastrutture e impatti socioeconomici significativi, culminati nell’evento del 1985, con la compromissione della linea ferroviaria, esposta direttamente all’azione delle mareggiate.
Sulla base di questi dati, il modello CoDeC ha stimato un costo di circa 12,5 milioni di euro per il ripascimento di circa 540 mila m³ di sedimenti, mentre per la manutenzione ne occorrerebbero circa 300 mila l’anno considerando un fabbisogno di circa 20 mila m³ annui di sedimenti.
“Per garantire la continuità di un’infrastruttura strategica nazionale come quel tratto di ferrovia, sono state realizzate opere di difesa costiera come i ‘pennelli a T’. Tuttavia, questi interventi hanno alterato la dinamica naturale dei sedimenti tra Paola e San Lucido, riducendo progressivamente la spiaggia a sud delle opere e aumentando la vulnerabilità costiera”, sottolinea Sergio Cappucci di ENEA. “Le opere rigide, come muri e frangiflutti, sono state a lungo la principale strategia di difesa – aggiunge – ma possono trasferire l’erosione verso aree vicine e richiedono manutenzione continua. Questo apre un dibattito scientifico sulla loro sostenibilità economica e ambientale nel lungo periodo rispetto alla protezione dalle mareggiate”.
In Italia, negli ultimi 50 anni sono andati persi circa 40 milioni di m² di spiagge, con impatti significativi sul turismo, che contribuisce per oltre il 5% al PIL. Il fenomeno riguarda circa il 40% delle coste sabbiose e interessa l’intero Mediterraneo, sempre più esposto a innalzamento del mare ed eventi estremi.
Il caso di San Lucido conferma quanto la perdita di spiaggia non comprometta solo il valore ricreativo della costa, ma anche la sua capacità di funzionare da barriera naturale contro l’azione del mare.
Spiagge, dune e praterie di Posidonia oceanica svolgono naturalmente un servizio di protezione costiera da mareggiate e inondazioni gratuito finché conserviamo questi sistemi con interventi compatibili. L’uso della costa al contrario si sbilancia verso infrastrutture e insediamenti, il costo della protezione diventa alto e spesso insostenibile per le realtà locali.
Il ripascimento delle spiagge, ovvero il deposito periodico di sabbia compatibile con quella originaria, un approccio di ingegneria ‘soft’, potrebbe essere, in alcuni casi, una strategia efficace.