ENEA, grazie a uno studio condotto in collaborazione con l’Università della Calabria, ha dimostrato che è possibile estrarre chitina di alta qualità dai carapaci del granchio blu in modo rapido e sostenibile.
Nonostante Il granchio blu stia continuando a creare problemi agli ecosistemi e alla pesca, i suoi sottoprodotti potrebbero diventare una nuova risorsa industriale. Il risultato è ottenuto grazie a un pretrattamento termico che facilita la rimozione dei minerali (carbonati e fosfati inorganici), riduce l’impiego di sostanze chimiche e tempi di lavorazione e aumenta resa e qualità del prodotto finale.
Un approccio, descritto in un articolo sulla rivista International Journal of Biological Macromolecules, che apre nuove prospettive per il riutilizzo dei sottoprodotti dell’industria ittica e contribuisce allo sviluppo di modelli produttivi sostenibili in linea con i principi dell’economia circolare.
Granchio blu, la chitina
Presente fino al 70% del peso del granchio blu, la chitina è il secondo polisaccaride più abbondante in natura dopo la cellulosa ed è nota per le sue proprietà antiossidanti, antimicrobiche e biocompatibili. Trova applicazione in settori quali industria alimentare, agricoltura, cosmetica e biomedicina, grazie alla sua biodegradabilità e versatilità chimica.

I ricercatori ENEA hanno confrontato l’estrazione di questa macromolecola da carapaci freschi e sottoposti a cottura, analizzando parametri quali purezza, cristallinità e grado di acetilazione.
Alessandra Verardi, ricercatrice ENEA del Laboratorio Bioeconomia circolare rigenerativa presso il Centro Ricerche ENEA Trisaia (Matera) e coautrice dello studio insieme ai colleghi Paola Sangiorgio, Raffaele Lamanna, Simone Samperna, Salvatore Palazzo e Corradino Sposato e ai ricercatori del Dipartimento di Ingegneria informatica, modellistica, elettronica e sistemistica (DIMES) dell’Università della Calabria, spiega: “Le analisi effettuate hanno evidenziato che un pretrattamento termico dei carapaci condotto per 5-10 minuti a 100 °C, del tutto simile a quello dell’industria di trasformazione, migliora significativamente l’efficienza dell’estrazione: la chitina ottenuta risulta più pura e si ottengono rese superiori anche in condizioni operative più blande”.
“I vantaggi del pretrattamento termico sono rilevanti in termini di sostenibilità e di efficienza energetica: l’impiego di carapaci precotti consente di valorizzare biomasse già trattate dall’industria e, al contempo, di ridurre il fabbisogno di reagenti chimici e i tempi di processo. Questo lavoro rappresenta un passo significativo verso la valorizzazione dei sottoprodotti della filiera del granchio blu che, tra carapaci, chele e altre parti non edibili, possono rappresentare fino all’85% del peso vivo, generando ogni anno circa 270 mila tonnellate di scarti, oggi destinati a discarica o incenerimento, con conseguenti criticità ambientali ed economiche”, sottolinea Verardi.
Granchio blu, da minaccia a risorsa
La sperimentazione di Enea sul granchio blu permette nuove possibilità per trasformare i sottoprodotti della filiera ittica in materia prima. Le principali opportunità riguardano:
Gastronomia e ristorazione: La carne del granchio blu è saporita e considerata una prelibatezza in molti mercati esteri (come gli Stati Uniti e l’Asia). In Italia, chef e pescherie stanno introducendo il crostaceo nei menù per stimolare il consumo locale.
Esportazione su larga scala: Diverse aziende ittiche italiane hanno avviato canali di export per spedire il granchio blu, sia vivo sia surgelato, verso i Paesi in cui la domanda è storicamente molto elevata.
Economia circolare e bio-tecnologie: Il guscio del granchio blu è ricco di chitina e chitosano, sostanze ad alto valore aggiunto utilizzate nell’industria farmaceutica, nella cosmesi, nella produzione di bioplastiche e persino nell’agricoltura biologica come fertilizzante.
I vantaggi della transizione
| Dimensione | Impatto Ambientale | Impatto Economico |
| Obiettivo | Diminuzione della specie aliena e protezione della biodiversità nazionale. | Creazione di una nuova filiera ittica e diversificazione del reddito dei pescatori. |
| vantaggi | Contenimento della pressione predatoria su vongole, cozze e pesci locali. | Trasformazione dei costi di smaltimento in ricavi da vendita e trasformazione. |
| Rischi | Il prelievo intensivo potrebbe risultare insufficiente a debellare la specie. | Fluttuazioni del mercato e costi iniziali per l’adeguamento degli impianti di lavorazione. |
Questa ricerca si inserisce in un filone sull’estrazione della chitina da crostacei e insetti, avviato da alcuni anni dal laboratorio ENEA di Bioeconomia circolare rigenerativa per ridurre l’impiego di reagenti chimici e mantenere standard elevati di qualità e quantità.
Il Mediterraneo è una delle 25 regioni più rilevanti al mondo per la biodiversità, ma allo stesso tempo è particolarmente vulnerabile alle invasioni biologiche: finora sono state introdotte oltre mille specie marine non autoctone, con effetti significativi sugli ecosistemi e sugli equilibri socioeconomici.
Il granchio blu atlantico figura tra le cento specie più invasive del Mediterraneo segnalato per la prima volta nel 1948 e poi progressivamente diffusosi in lagune, estuari e sistemi costieri di Grecia, Turchia, Nord Africa e Italia.
Sebbene stia causando danni significativi alla biodiversità e alle attività di pesca, l’Unione europea non ha inserito il granchio blu nell’elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale (Regolamento UE n. 1143/2014).
“La sua eradicazione completa è infatti attualmente irrealistica e le strategie più recenti puntano piuttosto a uno sfruttamento sostenibile come risorsa ittica, che include anche l’estrazione sostenibile di chitina di qualità, come dimostra questo studio”, conclude Verardi.
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