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HomeAmbienteAnimali#BugieInEtichetta, no alla certificazione volontaria del benessere animale

#BugieInEtichetta, no alla certificazione volontaria del benessere animale

Una battaglia per un’etichettatura trasparente, non ingannevole, che non tradisca la fiducia dei consumatori, ed una transizione a sistemi di allevamento più sostenibili

#BugieInEtichetta: associazioni ambientaliste e animaliste insieme per combattere la certificazione volontaria dei prodotti suinicoli con il claim “benessere animale”, come previsto nel Sistema di Qualità Nazionale Benessere Animale (SQNBA) portato avanti dai Ministeri delle Politiche Agricole e della Salute, a fronte di una realtà ben diversa

Tredici organizzazioni non governative italiane lanciano oggi la “Coalizione contro le #BugieInEtichetta” e invitano tutte le associazioni e le fondazioni per la tutela dei consumatori, dei diritti dei cittadini, per l’ambiente e la trasparenza, a unirsi a questa fondamentale battaglia per garantire consumi responsabili, consapevoli e soprattutto basati su informazioni non ingannevoli.

Animalisti Italiani, Animal Law Italia, Animal Equality, CIWF Italia Onlus, Confconsumatori, ENPA, Essere Animali, Greenpeace, LAV, LEIDAA, Legambiente, OIPA, The Good Lobby lanciano la nuova alleanza per fermare la certificazione su base volontaria proposta dal Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli e dal Ministro della Salute Roberto Speranza.

Il Sistema di Qualità Nazionale Benessere Animale (SQNBA), portato avanti dai Ministeri delle Politiche Agricole e della Salute insieme con Accredia, e istituito con l’articolo 224 bis nel Decreto Rilancio, prevede la certificazione e l’etichettatura volontaria di prodotti di origine animale che rispettano standard superiori ai requisiti di legge.

#BugieInEtichetta, no alla certificazione volontaria del benessere animale
Foto da Pixabay

Le motivazioni alla base della coalizione contro le #BugieInEtichetta

La certificazione proposta dai due Ministeri, però, prevederebbe di etichettare con il claim “benessere animale”, di fatto, anche tutti i prodotti provenienti da scrofe in gabbia e suini che hanno subito il taglio della coda, pratica in violazione delle disposizioni contenute nella direttiva europea di protezione dei suini se effettuata in via sistematica e, quindi, illegale. Tale certificazione garantirebbe inoltre priorità di accesso ai fondi PAC e PNRR, favorendo ancora una volta gli allevamenti di tipo intensivo, invece che stimolare la transizione verso sistemi più sostenibili.

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Mentre il mondo si riunisce nella COP26 per affrontare l’emergenza climatica, i ministri del nostro Governo si apprestano a continuare a finanziare lo status quo dell’industria inquinante degli allevamenti intensivi. La possibilità di mettere a sistema i fondi della PAC con le migliori iniziative italiane e il potere d’acquisto dei consumatori per dare vita a una reale transizione verso sistemi più sostenibili, sfumerà definitivamente se il progetto di certificazione non sarà rivistodichiarano le associazioniPerché accadrà attraverso un’etichettatura ingannevole per i consumatori“.

L’attuale proposta per la certificazione volontaria dei prodotti suinicoli tradisce la fiducia dei consumatori

Una proposta che non fornisce ai consumatori informazioni chiare e trasparenti sul metodo di allevamento degli animali, risultando al contrario estremamente ingannevole: se il decreto verrà approvato senza le opportune modifiche chieste dalla coalizione, infatti, chiunque sceglierà di acquistare al supermercato prodotti che recano sull’etichetta l’indicazione “benessere animale”, non avrà garanzia alcuna che gli stessi provengano soltanto da allevamenti che adottano standard superiori ai requisiti minimi di legge.

#BugieInEtichetta, no alla certificazione volontaria del benessere animale
Foto di Mark Stebnicki da Pexels

Il rischio, spiegano le associazioni, è anche quello di trovarsi a pagare di più per prodotti ottenuti con metodi di allevamento intensivo, esattamente gli stessi di oggi. In spregio alla sostenibilità e al benessere animale di cui l’etichetta governativa dovrebbe porsi a garanzia.

Per questo le associazioni della “Coalizione contro le #BugieInEtichetta” invitano tutti, singoli cittadini, associazioni e fondazioni, a unirsi a questa battaglia fondamentale per la trasparenza.

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Si tratta di criteri di certificazione che – se rimarranno invariati – tradiranno completamente la promessa che PAC e PNRR siano utilizzati per stimolare un’agricoltura più sostenibile, nella direzione segnata dal Green Deal europeo e dalla Strategia Farm to Fork, il tutto in spregio del recente voto al Parlamento europeo che ha chiesto alla Commissione di lavorare per allevamenti più sostenibili, un maggior spazio dedicato al biologico e la dismissione delle gabbie.

Concludono le associazioni: “La battaglia per un’etichettatura trasparente e che combatte le #BugieInEtichetta è di tutti. A tutti ci rivolgiamo chiedendo di unirsi alla nostra richiesta: un’etichettatura non ingannevole, che non tradisca la fiducia dei consumatori, per una transizione a sistemi di allevamento più sostenibili e che garantiscano standard di benessere animale più elevati“.

Per saperne di più e attivarsi al link

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