Cnr e Cai, siglato un accordo per studiare il clima in alta quota

Il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) ed il Club alpino italiano (Cai) lo scorso 12 dicembre, in concomitanza con la Giornata internazionale della montagna, promossa dall’Onu e coordinata dalla Fao, hanno siglato un accordo quadro. Un accordo che prevede la condivisione delle loro strutture per migliorare la conoscenza degli ambienti e degli ecosistemi alpini e montani in relazione ai cambiamenti climatici in atto

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Roma, 16 dicembre 2019

Grazie all’accordo quadro tra il Cnr ed il Cai prende il via una collaborazione utile a migliorare la conoscenza degli ambienti ed ecosistemi di alta quota, oltre che la comprensione dei fenomeni climatici in atto. Attraverso le attività di monitoraggio che potranno coinvolgere attivamente i rifugi Cai e le stazioni di ricerca del Cnr, infrastrutture che costituiscono un bene prezioso per la sorveglianza meteo-climatica e ambientale di questa parte del territorio italiano.

È importante ricordare che le montagne ricoprono un terzo della superficie emersa della Terra. In Italia rappresentano oltre la metà del territorio, corrispondente a un’area in cui risiede una popolazione di oltre 14 milioni di abitanti, distribuiti in più di 4.200 comuni. Le “Terre alte” del Pianeta, e tra esse le Alpi e gli Appennini con i loro habitat, rappresentano un hot spot climatico dove gli effetti del riscaldamento agiscono in misura quasi doppia rispetto alla scala globale.

I dati più recenti

I dati più recenti sullo stato di salute dei ghiacciai delle Alpi evidenziano bilanci di massa fortemente negativi (mediamente 1-2 metri di acqua equivalente persa ogni anno per ghiacciaio), che si traducono in riduzioni di area e volume di dimensioni parossistiche. Le lingue glaciali principali annualmente arretrano il loro fronte in media di 20-25 m, perdendo 3-4 m di spessore di ghiaccio, e le previsioni, anche qualora le temperature non aumentassero più, paventano la scomparsa della maggior parte dei ghiacciai al di sotto dei 3000-3500 m di quota entro il 2050.

Un esempio è il ghiacciaio della Marmolada, riconosciuto come l’apparato glaciale più esteso delle Dolomiti in Trentino Alto-Adige, ha subito in 10 anni una riduzione di volume del 30% e del 22% della sua area totale. Il processo è ormai innescato e le conseguenze saranno gravissime. Nel giro di venti o trent’anni, alle attuali temperature, il ghiacciaio potrebbe addirittura scomparire del tutto.

Le dichiarazioni

“I due Enti riservano una particolare attenzione all’ambiente montano”, osserva il presidente Cnr, Massimo Inguscio. “La possibilità di ottimizzare le nostre risorse e infrastrutture in aree così significative per lo studio del clima permetterà di rafforzare la sorveglianza dell’ambiente glaciale e periglaciale alpino e di ampliare la base osservativa degli studi che l’Ente già esegue in cinque Osservatori climatici e, sulla vetta del Monte Cimone, dell’unica stazione globale presente nel bacino mediterraneo del programma GAWWMO per lo studio dei cambiamenti climatici, gestita dal Cnr con l’Aeronautica militare”.

“Questo accordo è un passo estremamente importante, perché prefigura l’utilizzo dei rifugi Cai per l’attività scientifica e il monitoraggio dei principali parametri climatici, in una rete che percorre tutto lo Stivale, fino al centro del bacino del Mediterraneo”, dichiara il presidente generale del Cai Vincenzo Torti. “All’ambiente glaciale alpino sempre più si sostituiscono pareti rocciose instabili, pietraie, morene. Anche il permafrost di alta quota in roccia si scongela e questo, considerata la maggiore instabilità dei versanti recentemente deglaciati, aumenta rischi e pericoli per chi vive la montagna e per chi la frequenta, peraltro offrendo situazioni ambientali profondamente difformi rispetto a pochi decenni fa. Ambienti nei quali il numero di specie vegetali sta proliferando e fa temere l’estinzione di quelle meno competitive. È quindi importante studiare questi nuovi scenari correlati con l’aumento delle temperature, anche al fine di divulgare e proporre forme di frequentazione della montagna più sicure e consapevoli”.

Fonte:  Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr)

Foto: Pixabay

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