L’ambiente fa sistema ed entra in rete, con Snpa

Il Sistema nazionale a rete di protezione dell’ambiente, Snpa, ha l’obiettivo di non lasciarsi sfuggire alcuna informazione utile per salvaguardare il territorio italiano. Tra i compiti, definire i Lepta, i livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali. GPNews cerca di capirne di più

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Domanda. Quanti di noi sanno che cosa è il Sistema nazionale a rete di protezione dell’ambiente, la cui sigla è Snpa? Risposta (per lo più, perché tra gli esperti la si conosce): ehm, ehm… Eppure sono due anni che esiste Snpa, istituito dalla legge 132 del 2016. Insomma, il legislatore mette nero su bianco l’intenzione di avere un occhio di riguardo su ciò che interessa tutti noi. Perché in ballo c’è una “robetta da niente”, cioè la tutela ambientale più omogenea e più qualificata, grazie a una ottimale collaborazione tra Ispra, cioè l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale,  che ha il coordinamento tecnico e ha un occhio se vogliamo nazionale, e le Agenzie ambientali regionali e delle Province autonome (le Arpa), la cui attenzione è territoriale.

Punto di forza di Snpa: un sistema a rete

Il punto di forza di Snpa è il suo essere un “Sistema a rete”. Obiettivo? Un dibattito tra tutti gli attori coinvolti per parlare, scambiarsi idee e progetti, e soprattutto trovare soluzioni comuni rapide per interventi che salvaguardino il nostro vulnerabile territorio italiano.

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Preservare la bellezza dell’ambiente è compito di tutti
(foto Jasper Boer, Unsplash)

Il Sistema nazionale di protezione dell’ambiente è una struttura in divenire, candidandosi ad essere un punto di riferimento importantissimo per tutte quelle strutture, grandi e piccole, locali e nazionali, che ogni giorno si occupano di monitorare lo stato delle diverse emergenze di cui l’Italia è particolarmente ricca. Il presidente di Snpa, Stefano Laporta, lo sottolinea più volte: “Anche le più piccole analisi sono importanti, perché pure le realtà meno visibili hanno un ruolo strategico”. L’intento, infatti, è di quello di uniformare il sistema dei controlli ambientali nel nostro paese, caratterizzato da realtà molto diverse tra una regione e l’altra, tra chi ha elevati standard e chi di informazioni del genere ne ha poche o del tutto insufficienti.

Compito di Snpa è anche definire i Lepta

Snpa ha  un compito particolare, definire i Lepta, cioè i livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali, un po’ come i Lea, avete presente?, che in sanità regolano i livelli essenziali di assistenza. Ne sono già stati approvati sette, tra cui il monitoraggio della qualità dell’aria, dei fiumi e laghi, delle acque sotterranee. Evidenziarne altri, sempre meglio e con maggiore dettaglio, sarà/sta diventando possibile “con la realizzazione di piattaforme e sistemi informatici condivisi, la razionalizzazione e l’implementazione dei laboratori di cui il Sistema dispone, la definizione di attività e di progetti finalizzati per dare risposte serie e concrete alla domanda sempre più forte di tutela dell’ambiente da parte dei cittadini”, sottolinea il presidente Laporta che precisa pure come il rispetto delle normative ambientali, “implica anche la promozione di una scelta di legalità. Difendere l’ambiente è quindi anche una battaglia a favore della libertà”. Uno strumento, quello della salvaguardia dell’ambiente, strettamente connesso con lo sviluppo sostenibile, “l’unica strada da percorrere per il rilancio economico e sociale”, dice ancora Laporta.

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Tra i primi Lepta, il monitoraggio della qualità dell’aria e delle acque lacustri
(foto Marc-Olivier Jodoin, Unsplash)

Interagire per salvaguardare il territorio

Tra gli intenti di Snpa, la programmazione di controlli che coinvolgono sia la struttura stessa sia quelle aziende legate a situazioni di irregolarità ambientale: si vuole far sì che proprio le imprese possano essere artefici di un cambiamento, di una svolta in chiave sostenibile. Tra le nuove attività di controllo c’è ad esempio quella chiamata “prescrizione asseverata”, un procedimento estintivo del reato con lo scopo di riportare a regolarità la conduzione di una certa attività, basata su condivisione della irregolarità stessa. Migliorando, perché no, il relativo processo produttivo irregolare, appunto, con benefici ambientali non irrilevanti. Un quadro, insomma, in cui i controlli non abbiano un aspetto repressivo ma siano veicoli di innovazione e orientamento eco.

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