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HomeAttualitàPatrimoniale in arrivo. Quanto c'è di vero?

Patrimoniale in arrivo. Quanto c’è di vero?

La patrimoniale è un tipo di imposta che colpisce, appunto, il patrimonio mobile (denaro, obbligazioni) ed immobile (case) di persone fisiche e persone giuridiche. Può essere fissa o variabile. Non è una tassa perché non viene corrisposta a fronte di un servizio ricevuto bensì viene erogata per servizi che lo Stato corrisponderà nel tempo

Quando l’imposta è in misura fissa verrà versata indistintamente da tutti i contribuenti per un medesimo importo mentre, quando disposta in misura variabile, muterà in funzione del patrimonio dei contribuenti.

Generalmente tale imposta ha la caratteristica della “straordinarietà”: viene applicata una sola volta e senza alcuna periodicità, allo scopo di fronteggiare situazioni emergenziali quali, ad esempio, catastrofi economiche.

L’imposta patrimoniale può esser altresì distinta in reale e soggettiva: nel primo casa, colpirà una sola componente della ricchezza del contribuente. Un esempio di imposta patrimoniale reale è l’IMU (Imposta Municipale Unica) che colpisce, appunto, una parte del patrimonio immobiliare del contribuente proprio come fu anche l’ICI (Imposta Comunale sugli Immobili), in vigore tra il 1993 ed il 2008.

Per ciò che concerne l’imposta soggettiva, invece, questa andrà a colpire indistintamente la totalità della ricchezza del contribuente, ovvero la sommatoria del suo patrimonio mobiliare ed immobiliare. Attualmente, in Italia, non esiste un’applicazione di tale forma di gettito ma è possibile ravvisarla in altri Paesi quali, ad esempio, la Francia.

Patrimoniale del 1992

Sebbene sia un argomento tornato a destare un certo interesse in quest’ultimo periodo, la patrimoniale ha già interessato e coinvolto il nostro paese 28 anni fa, quando nella notte tra il 9 luglio ed il 10 luglio 1992 il governo di Giuliano Amato dispose (retroattivamente) una patrimoniale sul conto corrente degli italiani, il noto “6 per mille” sui capitali.

Successivamente, nel 1993 fu la volta dell’Isi (Imposta Straordinaria Immobiliare), che perse poi il carattere di straordinarietà divenendo imposta strutturale e trasformandosi in ICI, nella misura del 2 per mille sui valori catastali dei fabbricati residenziali e del 3 per mille per le seconde case.

Imposta patrimoniale nel 2020?

Anche se non si ha ancora alcuna certezza sul tema, aleggia la concreta possibilità che, per far fronte all’esigenza di reperire liquidità in tempi rapidi per fronteggiare la crisi post Covid 19, si ricorra a tale strumento.

Infatti, recentemente si è tornati a parlare di patrimoniale quale contributo di solidarietà per gli anni 2020 e 2021, volto ad abbattere il debito pubblico e risanare i conti e posto “a carico dei redditi più elevati, da destinare a tutti coloro che versano in situazioni di povertà a causa della crisi o in situazioni di grave difficoltà per la perdita completa del reddito come i giovani lavoratori autonomi”, questa la proposta pervenuta dal Pd, come riportato dal Corriere delle Sera.

Secondo le indiscrezioni, il prelievo graverebbe sulla parte di reddito eccedente gli 80.000 euro, progressivo, deducibile e variabile tra un importo di poche centinaia di euro per le soglie più basse sino ad arrivare ad alcune decine di migliaia di euro per i redditi eccedenti il milione. Secondo le previsioni, il gettito relativo a tale imposta sarebbe pari a circa 1.3 miliardi di euro annui.

Ma è davvero possibile un nuovo prelievo forzoso?

Premesso quanto sopra c’è da sottolineare, però, che affinché possa essere veramente efficace un prelievo forzoso, dovrebbe essere applicato in un contesto ove non si faccia costante riferimento ad esso altrimenti si correrebbe il concreto rischio che i cittadini, allertati dalla manovra, possano rinvenire mezzi per sottrarsi alla patrimoniale.

Comunque, nella denegata e non creduta ipotesi che trovi effettivo riscontro quanto paventato dal Pd (che, per ora, ha ottenuto ben pochi consensi), sembra plausibile che l’imposizione andrà a colpire soprattutto gli strumenti liquidi in considerazione della maggiore facilità di prelievo rispetto ad altri strumenti finanziari.

Alla luce delle considerazioni sinora svolte sembra potersi concludere che, in realtà, il prelievo forzoso non sia la strada più semplice da praticare per ottenere immediata liquidità anche in considerazione della profonda impopolarità della stessa misura che, quindi, non troverebbe sufficienti consensi sebbene venga mascherata dalla definizione “contributo di solidarietà”in quanto, nonostante i giri di parole, sempre di patrimoniale si tratterebbe.
Sembrerebbe, dunque, che gli italiani possano dormire sonni tranquilli… perlomeno fino all’arrivo di nuove tasse o imposte (sic et simpliciter).

Articolo curato dalla redazione e realizzato con il contributo di Ludovica Del Moro.

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