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Rogo rifiuti in Tunisia, Polieco: prevenire i traffici illeciti con i fondi PNRR

“Più i rifiuti viaggiano verso l’estero, più alto è il rischio dei traffici illeciti”

Come sottolineato da Claudia Salvestrini, direttrice del Polieco, l’auspicio è che “i fondi del Pnrr possano andare proprio nella direzione di un sistema autosufficiente di gestione in grado di agevolare un circuito virtuoso”

I rifiuti inviati illegalmente dal porto di Salerno alla Tunisia hanno preso fuoco. L’incendio è divampato il 29 dicembre presso l’azienda Soreplast di Sousse, in Tunisia, dove erano attualmente stoccati i rifiuti di 70 container, ossia la parte sdoganata dei 282 arrivati dall’Italia.

Abbiamo appreso con amarezza la notizia di un ennesimo disastro annunciato che ancora una volta ci pone dinanzi all’esigenza di ricercare risposte serie e concrete sul tema della gestione dei rifiuti, evidentemente viziata da carenze e criticità che lasciano larghe maglie per l’illegalità”, ha commentato commenta Claudia Salvestrini, direttrice del Consorzio nazionale dei rifiuti dei beni in polietilene Polieco, intervenendo sul caso.

Una situazione da tempo segnalata dal Polieco

Il Polieco aveva da tempo acceso i riflettori sulla situazione di stallo seguita alla scoperta del traffico illecito e il Forum internazionale sull’economia dei rifiuti, tenutosi a Napoli lo scorso ottobre, promosso proprio dal Consorzio, si era concentrato soprattutto sulle nuove rotte del Mediterraneo.

Il triste epilogo di una vicenda i cui contorni restano torbidi è arrivato con un incendio che riporta inevitabilmente il pensiero alla lunga scia di episodi simili che si sono registrati negli ultimi anni presso varie piattaforme italiane”, ha aggiunto Salvestrini, la quale si augura che la nuova modalità di tombamento che abbiamo riscontrato in Italia non venga esportata anche in altri Paesi”.

Un’analisi che va oltre “il caso Tunisia”

L’analisi va oltre il caso Tunisia, di certo il più emblematico degli ultimi anni, ma solo indicatore di un fenomeno più diffuso di traffico illecito.

“La verità è che, da un lato abbiamo una raccolta improntata soprattutto sulla quantità, a discapito della qualità, dall’altro c’è una notevole carenza di impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti che non consentono la chiusura della filiera e così – spiega Salvestrini – più i rifiuti viaggiano verso l’estero, più diventa alto il rischio di sistemi illegali ad opera di trafficanti che compromettono non solo l’ambiente ma anche la concorrenza leale fra le imprese, danneggiando i tanti operatori del settore che con grandi sforzi da sempre lavorano eticamente e nel rispetto delle regole”.

Come ricordato dalla direttrice del Polieco, l’auspicio è che “i fondi del Pnrr possano andare proprio nella direzione di un sistema autosufficiente di gestione in grado di agevolare un circuito virtuoso, consentendo così di ridurre drasticamente i viaggi dei rifiuti e di poter ridurre i rischi legati al filo troppo sottile che oggi, soprattutto nel mondo delle esportazioni, divide la legalità dall’illegalità”.

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