Circa il 9% delle specie utilizzate a livello globale è considerato a rischio di estinzione nella Lista Rossa dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), rendendo la loro conservazione una priorità globale, sensibilizzando l’opinione pubblica e rafforzando le normative che ne garantiscono la sostenibilità della raccolta e del commercio.
Oggi, 3 marzo, ricorre la Giornata mondiale della Natura (United Nations World Wildlife Day, WWD), istituita dalle Nazioni Unite per celebrare fauna e flora selvatiche e richiamare l’attenzione sul valore – ecologico, economico e culturale – della biodiversità e sui benefici che ecosistemi funzionanti garantiscono a tutti. L’edizione 2026 punta l’attenzione su Medicinal and Aromatic Plants: cioè piante medicinali e aromatiche. Il loro acronimo è MAPs ed identifica le specie vegetali che contengono sostanze attive utilizzate in erboristeria, farmaceutica, cosmetica e cucina per le loro proprietà curative, aromatiche o profumate.
L’Italia è un importante scrigno di MAPs. Dall’arnica alla calendula, dalla lavanda alla genziana, dal tarassaco, alla salvia al rosmarino, solo per citarne alcune.
La geografia in Italia delle piante medicinali e aromatiche
A livello territoriale, le regioni del centro-sud, le isole maggiori, l’Appennino Centrale e le Alpi sono le aree della Penisola con maggiore concentrazione naturale di pianti officinali. In particolare, le regioni del centro-sud e le isole maggiori, grazie al clima mediterraneo, all’esposizione solare e a suoli spesso poveri ma ben drenati, sono ideali per molte specie aromatiche.
Per esempio, in Sicilia crescono origano, rosmarino, timo, cappero, finocchietto selvatico ecc. La Sardegna tra le altre piante officinali vede anche mirto, elicriso, lentisco. Così come Calabria, Puglia, Basilicata dove è presente la macchia mediterranea costiera.
L‘Appennino centrale con, ad esempio, Umbria, Marche, Abruzzo con la presenza di aree protette che garantiscono grande biodiversità e regimi di tutela; così come sulle Alpi dove sono presenti specie alpine medicinali come arnica e genziana.
Le piante medicinali e aromatiche a rischio in Italia, il report di Legambiente
Si tratta però di specie sempre più a rischio a causa dell’avanzare della crisi climatica, della perdita e frammentazione degli habitat, della raccolta eccessiva in natura e del commercio illegale.
A fare un punto, nella giornata mondiale della natura selvatica dedicata quest’anno proprio a queste piante, è Legambiente con i dati del suo nuovo report “Natura selvatica a rischio 2026. Piante medicinali e aromatiche: preservare la salute, il patrimonio e i mezzi di sussistenza”.
Nella Penisola tra quelle più minacciate ci sono la genziana lutea (Gentiana lutea), l’arnica montana (Arnica montana L.) e l’artemisia nana classificate come Vulnerabili (VU) o Quasi Minacciate (NT)soprattutto per crisi climatica e raccolta intensiva su Alpi e Appennini.
A queste si aggiungono anche il ginepro (Juniperus communis) sovrasfruttato per le sue bacche aromatiche, la liquerizia (lycyrrhiza glabra)per le sue radici, la valeriana, l’Erba di San Giovanni (Hypericum perforatum L.).
In particolare, la genziana negli ultimi anni ha registrato una contrazione significativa delle sue popolazioni nell’Appennino e nelle Alpi nonostante sia considerata una specie protetta e sia inserita nell’Allegato V della Direttiva Habitat (92/43/CEE), che regolamenta il prelievo delle sue radici in natura per uso erboristico e commerciale.
In Sardegna si registra la situazione più grave con studi recenti (2016-2023) che la classificano come piante “In Pericolo” a causa anche della riduzione della qualità dell’habitat. A livello nazionale, si stima una riduzione del suo areale superiore al 50% entro il 2050-2070 in alcune regioni mediterranee (dati IUCN).
Un mercato che muove oltre 1 miliardo di Euro
Una fotografia quella scattata dal report di Legambiente nel complesso preoccupante se si pensa che in Italia il settore delle piante officinali, stando agli ultimi dati del 2023, muove un mercato di oltre un miliardo di euro.
La Penisola per altro, oltre alle piante spontanee in natura, vanta una superficie stimata di quasi 9 mila ettari interessando circa 130 specie coltivate e coinvolgendo 430-450 produttori specializzati.
Il Piemonte, con 750 ettari, è la ragione leader per coltivazione e produzione etra le aree di spicco conta quella di Pancalieri (tra Cuneo e Torino) celebre per la produzione di menta piperita, melissa, salvia, camomilla, assenzio, echinacea.
Le proposte di Legambiente a tutela delle piante aromatiche e medicinali
Importante per Legambiente è innanzitutto di evitare il sovrasfruttamento di queste piante officinali per garantire la resilienza degli ecosistemi, di promuovere la raccolta con un approccio sostenibile uniformando in tutto il territorio nazionale il ricorso a criteri quantitativi e tecniche appropriate.
Importante definire linee guida informative e dar avvio a maggiori campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini. Adottare Soluzioni Basate sulla Natura (Nature Based Solution – NBS), che proteggono e ripristinano in modo sostenibile gli ecosistemi come, ad esempio, il recupero di aree degradate.
A livello generale in termini di tutela della natura selvatica (flora e fauna), Legambiente chiede anche di accelerare il passo nell’istituzione di nuove aree protette a terra e a mare; di migliorare la gestione di quelle già esistenti e la tutela e conservazione delle specie a rischio, di prevedere nei parchi piani nazionali di adattamento al clima; di contenere la proliferazione di specie aliene invasive.
Le sei Buone pratiche
Sono sei le buone pratiche censite da Legambiente e che hanno al centro le piante officinali e la cura e la tutela della flora. Dalla Toscana dove è stato approvato il primo elenco regionale delle piante officinali spontanee con l’obiettivo di migliorane la tutela all’app Mappae che raccoglie 12 itinerari sulle piante aromatiche relative a 6 paesi europei (Italia, Francia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Malta e Cipro).
Dalla Calabria dove è nata l’alleanza “Calabria Oasi della Biodiversità d’Europa” con 50 sigle aderenti, tra cui Legambiente, e la condivisione di un manifesto per difendere e promuovere la biodiversità, inclusa quella botanica.
Alla Provincia di Bolzano che punta sulle sementi autoctone e sul catasto digitale.
In Veneto si sta esplorando il potenziale edibile delle piante alofite nella Laguna di Venezia; mentre dallo studio “Representativeness of the Natura 2000 network for preserving plant biodiversity in the European Union”, coordinato dall’Università di Bologna e dall’Università dell’Aquila, emerge che la Rete Natura 2000 protegge quasi il 90% delle piante vascolari native dell’UE.
Alle buone pratiche, Legambiente affianca anche il tema delle filiere responsabili come quella dei Monti Ernici, nel Lazio. Da qui arriva la storia dell’erborista Marco Saranda esperto conoscitore della flora dei Monti Ernici, che dedica la sua attività alla salvaguardia delle tradizioni erboristiche di Collepardo (FR), coniugando la sapienza antica con una visione moderna e sostenibile del settore officinale anche grazie alla sua storica attività.
Immagine in apertura: Foto di Teona Swift su Pexels