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Acqua campus natura, salvare ambiente e biodiversità delle zone umide

All'interno dell'oasi di Volta Scirocco, un'ansa del fiume Reno a ridosso delle Valli di Comacchio, sorgerà infatti Acqua campus natura, un polo che avrà la missione di salvaguardare la locale biodiversità dal cambiamento climatico

Salvare le testuggini (e il territorio a ridosso delle Valli di Comacchio). Oasi sul Reno studia come Cer-Anbi lanciano Acqua campus natura per contrastare il cambiamento climatico

Un progetto per studiare come contrastare la crescente “salinizzazione” dell’acqua e preservare così la biodiversità e le peculiarità dell’ambiente.

È proprio in occasione della giornata mondiale delle zone umide che il Cer (Canale emiliano-romagnolo), in collaborazione con Anbi, l’associazione nazionale dei consorzi d’acqua, ha presentato questa mattina, alla Casa Matha di Ravenna, insieme a Comune di Ravenna, Parco del Delta del Po, Cestha (Centro sperimentale per la tutela degli habitat) e Lipu, il progetto Acqua campus natura, iniziativa dedicata proprio a preservare l’habitat di questi spazi.

All’interno dell’oasi di Volta Scirocco, un’ansa del fiume Reno a ridosso delle Valli di Comacchio, sorgerà infatti Acqua campus natura, un polo che avrà la missione di salvaguardare la locale biodiversità dal cambiamento climatico.

In particolare, si cercheranno di tutelare gli uccelli acquatici di acqua dolce e le testuggini, ma più in generale l’obiettivo è di studiare come salvare il territorio”, senza mezzi termini.

L’importanza delle zone umide

Nelle zone umide infatti sopravvive e si riproduce il 40% delle specie animali e vegetali, e alcune di queste aree proteggono il territorio dalle inondazioni e migliorano la qualità dell’acqua.

Quelle costiere sono fondamentali per proteggere dall’erosione il litorale e dall’ingresso salino nei terreni e nella falda. Inoltre, le zone umide possono prelevare e immagazzinare carbonio nel suolo e nella sostanza organica fino a 55 volte più velocemente delle foreste pluviali tropicali.

Tuttavia, lancia l’allarme il Cer, “nonostante la loro importanza, il 35% delle zone umide del mondo sono andate perdute negli ultimi 50 anni e stanno scomparendo molto più velocemente delle foreste e molte specie di piante e di animali dipendenti dalle zone umide sono quindi a rischio di estinzione”.

E la tendenza non fa eccezione in Emilia-Romagna, regione che da anni vede una costante riduzione delle piogge e l’incremento delle temperature in atto, fenomeni che stanno “via via prosciugando le nostre zone umide e incrementando il livello della quantità salina in quelle costiere”.

Il caso dell’oasi di Volta Scirocco, Acqua campusa natura per difendersi dai cambiamenti climatici

Effetti che sono in atto anche nell’oasi di Volta Scirocco del Cer, a Mandriole di Sant’Alberto, nel ravennate, all’interno del Parco regionale del Delta del Po. Originata 50 anni fa dalla costruzione della traversa fluviale di Volta Scirocco, oggi è caratterizzata dalla presenza di prati umidi, canneti e paludi, popolati da un’abbondante flora e fauna di alto interesse naturalistico.

“Il cambiamento climatico che ci coinvolge tutti – spiega infatti Nicola Dalmonte, presidente del Cer sta colpendo duramente sia l’ambiente che il mondo agricolo così rilevante nel nostro territorio”.

Per questo, con il progetto Acqua campus natura, l’oasi diventerà un sito di studio sulla salvaguardia della biodiversità legata all’acqua diventando la sede del terzo polo della ricerca del Cer.

L’auspicio, per Francesco Vincenzi, presidente nazionale di Anbi, è che queste aree troppo spesso gestite non in maniera unitaria”, abbiano un’attenzione “sempre maggiore, perchè l’ambiente non è solo di qualcuno, ma è di tutti noi, cittadini e territori”.

E anche Claudio Celada direttore area conservazione Lipu, in collegamento video, ha salutato l’iniziativa come “un luogo d’eccellenza di cui abbiamo maledettamente bisogno”, per “rimettere natura al centro delle nostre vite”, nella speranza che il progetto faccia da “catalizzatore per poi agire su scala maggiore”.

Intanto, gli studi sono già in atto con la collaborazione del Cestha, sia per capire come contrastare la progressiva salinizzazione delle acque determinata dalla scarsità di pioggia dell’ultimo decennio, fatto questo che riguarda anche la sopravvivenza dei terreni agricoli, sia per salvaguardare ed espandere una colonia della testuggine Emys Orbicularis, prossima al rischio di estinzione ancora presente nell’area.

Insomma, un progetto di “valore inestimabile, un impegno verso il futuro e un’azione concreta anche per il contrasto ai cambiamenti climatici. Oggi non è un giorno simbolico ma ci arricchisce”. Così lo ha definito l’assessora regionale ai Parchi e alla forestazione Barbara Lori, intervenuta al convegno di questa mattina.

Fonte e foto: Agenzia DIRE

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