Andare in motocicletta, una visione del mondo

Alla Fondazione Sozzani a Milano, il 3 aprile, presentazione del volume di John Berger, Sulla Motocicletta. Per imparare a essere "in sella a un disegno"

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Mercoledì 3 aprile, alla Fondazione Sozzani di Milano (corso Como 10, ore 19) Maria Nadotti insieme a Benedetta Marietti e Michele Lupi presenteranno il volume Sulla Motocicletta (Neri Pozza, pagine 160, euro 12,50) di John Berger  noto in tutto il mondo come critico d’arte, poeta, narratore, sceneggiatore cinematografico, autore teatrale e disegnatore.

Andare in motocicletta, una visione del mondo

“Guidare una motocicletta non ha niente a che fare con la velocità. È un’esperienza intensissima di libertà psichica e fisica”. Nel 2002, in un’intervista a una stazione radio di Los Angeles, John Berger descrive così la sua passione per la motocicletta, sorta durante il servizio militare nell’esercito britannico – lo destinarono al compito di “staffetta”, di addetto al recapito di messaggi – e mai più abbandonata, tanto che, ad Antony, alle porte di Parigi, lo si vede, quasi novantenne, dare lezioni di guida alla figlia sedicenne dell’amica Tilda Swinton.

Guidare una moto, per Berger e la sua Honda “Blackbird”,  è “un’esperienza intensissima di libertà psichica e fisica» poiché è un’arte che «differisce da ogni altro tipo di guida”. Da motociclista “seriale”, quale sono, confermo e sottoscrivo.

Andare in motocicletta, “un’arte spinoziana”

Solcare le ali del vento a bordo di una moto è un’arte “spinoziana” – come scrive Andy Merrifield in questo volume, ricordando come Spinoza impregni ogni gesto reale e di pensiero di Berger – perché “interessa l’intero corpo e il suo istintivo senso dell’equilibrio”. O anche, citando Schopenauer, se “il corpo è l’oggettità della volontà”, andare in moto è la capacità di infondere gioia a una weltanshauung. E, diciamolo francamente, chi non ha mai dato un nome alla propria moto, quasi a sottolinearne la personalità, la compagnia, il confronto continuo nelle amate solitudini tra “compagni di viaggio” cui erano destinati solo monaci e soldati di ventura?

Come riportato oggi dal Corriere della Sera in un articolo firmato da Gianluigi Collin: “Berger ha disegnato e scritto molto sul tema della moto, ma in modo non organizzato. In un suo libro, Il taccuino di Bento (dedicato al filosofo Spinoza), dà corpo con le parole alle sue passioni: ‘Per anni sono stato affascinato da un certo parallelismo tra l’atto di pilotare una moto e l’atto del disegnare. È un parallelo che mi affascina, perché può rivelare un segreto. A proposito di movimento e visione. Guardare avvicina. Una moto la piloti con gli occhi, con i polsi, e con l’inclinazione del corpo. Gli occhi sono i più importanti dei tre. La moto segue e vira verso tutto ciò su cui si fissano. Segue il tuo sguardo, non le tue idee”.

Con la sua meccanica e le sue due instabili ruote, la moto è, per Berger, mezzo di trasporto d’elezione, ma anche metafora, supporto al lavoro congiunto di corpo e mente, strumento di ricerca e di piacere che implica costantemente una perfetta coincidenza tra occhio e mente, mano e cuore.

Il libro, curato da Maria Nadotti, è un omaggio all’arte di guidare la motocicletta secondo John Berger, offerto

a tutti coloro che ne condividono in qualche modo l’”esperienza di libertà”.

Perché, come ricorda Robert Pirsig nel suo celebre Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, “In motocicletta si va più per viaggiare che per arrivare. È l’andare che conta. È quella la destinazione”. Come sulle strade della vita.

La bellezza è nel viaggio, nell’avere sempre occhi pronti e la capacità di scorgere tutto il bello che essa può racchiudere. Al pari dello stare in sella, manubrio ben saldo tra le mani, con il sole sul volto e il vento che ti abbraccia. Mentre il motore conferisce un ineguagliabile ritmo al tuo passo di moderno cavaliere.

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