Animali selvatici, più di due terzi sono scomparsi dal pianeta

In meno di 50 anni Il mondo ha perso più di due terzi della sua popolazione di animali selvatici. Lo afferma il WWF nel suo rapporto biennale chiamato Living Planet Report 2020

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Animali selvatici come mammiferi, uccelli, anfibi, rettili e pesci non ci sono più. In meno di 50 anni quasi due terzi della fauna selvatica sono in declino, come si legge nel rapporto del WWF e della Zoological Society of London. A causa della distruzione degli habitat naturali attraverso la deforestazione, l’espansione delle aree coltivate, l’agricoltura e la pesca intensive e dell’urbanizzazione.

Tra il 1970 e il 2016 è scomparso il 68% dei vertebrati. È il risultato dello studio del World Wide Fund for Nature (WWF) insieme al Zoological Society of London che ha preso in esame 4.000 specie di vertebrati suddivise in circa 21.000 popolazioni animali in tutto il mondo.

La scomparsa è una conseguenza diretta dello sfruttamento eccessivo delle risorse naturali da parte dell’uomo che, così facendo, mette a rischio anche la propria salute. Ricordiamo, inoltre, che parte dalla distruzione degli ecosistemi sta contribuendo allo sviluppo di malattie zoonotiche (Zoonosi) . Ultima in ordine cronologico il Covid-19.

Tra le specie in via di estinzione

Tra le specie di animali selvatici in via di estinzione c’è il gorilla di pianura orientale, il cui numero nel Parco Nazionale Kahuzi-Biega (Repubblica Democratica del Congo), ha visto un calo stimato dell’87% tra il 1994 e il 2015, principalmente a causa della caccia illegale, e il pappagallo cenerino in Ghana sud-occidentale, il cui numero è diminuito fino al 99% tra il 1992 e il 2014 a causa delle trappole usate per il commercio di uccelli selvatici e la perdita di habitat. A rischio anche lo storione cinese nel fiume Yangtze (fiume azzurro) in Cina, come conseguenza dello sbarramento del corso d’acqua.

Lo sviluppo e la globalizzazione, le percentuali

“Negli ultimi 50 anni il nostro mondo è stato trasformato dall’esplosione del commercio globale, dei consumi e della crescita della popolazione umana, oltre che da un grandissimo incremento dell’urbanizzazione”, si legge nel report del WWF. “Queste tendenze di fondo stanno portando alla distruzione e al degrado della natura, nonché al sovrasfruttamento delle risorse naturali a un ritmo che non ha precedenti. Un pugno di paesi conserva la maggior parte delle ultime aree selvagge rimaste e il nostro mondo naturale si sta trasformando più rapidamente che mai”.

In cinquant’anni sono state alterate il 75% delle superfici terrestri non coperte da ghiaccio, più dell’85% delle zone umide è andato perduto. Tutti i mari e gli oceani, nessuno escluso, risultano compromessi da inquinamento, pesca eccessiva e azione dei cambiamenti climatici, questi ultimi in grado di intaccare in modo trasversale ogni ambiente.

Il 15 settembre, la 75a sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite

Il Living Planet Report 2020 viene lanciato a pochi giorni dalla 75a sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nella quale i leader dovranno esaminare i progressi compiuti sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’agenda 2030, l’Accordo di Parigi sul clima e la Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD).

UN General Assembly (UNGA) 2020 riunirà i leader mondiali, le imprese e la società civile per sviluppare il quadro d’azione post-2020 per la biodiversità globale e rappresenta quindi un momento fondamentale per gettare le basi per un New Deal così necessario per la natura e le persone. La progressiva scomparsa di biodiversità sta minando la maggior parte degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, compresi quelli dedicati alla sicurezza alimentare.

La biodiversità ha anche un valore economico importante, che dovrebbe essere riconosciuto nei sistemi contabili nazionali. Gli impatti economici del declino della natura costeranno al mondo almeno 479 miliardi di dollari all’anno, aggiungendo fino a circa 10 trilioni di dollari entro il 2050, secondo il WWF, il Global Trade Analysis Project e il Global Futures Report   del Natural Capital Project.

L’AFP Marco Lambertini, direttore del WWF internazionale ha affermato “Stiamo assistendo alla distruzione della natura da parte dell’umanità. In effetti, è un ecocidio” a proposito della scomparsa dei due terzi degli animali selvatici dal pianeta.

La natura è essenziale per l’esistenza umana. Il WWF chiede un’azione urgente perché si inverta la tendenza entro il 2030: arrestare la distruzione degli ecosistemi naturali e rivedere l’intero sistema di produzione e consumo del cibo.

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Foto: Pixabay

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