Conservare la memoria geologica d’Italia

L’Italia, si sa, ha molto da raccontare per via della sua geologia, ma la si lascia “parlare” (poco) solo quando succedono disastri vari. GPNews ha fatto una bella chiacchierata con due ricercatori dell’Ispra, nella cui biblioteca ci sono documenti molto interessanti, come le carte geologiche

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A vederle sembrano un po’ quadri astratti, con quei colori che si rincorrono, si aggirano l’un con l’altro: oltre la loro bella estetica, raccontano un qualcosa di veramente straordinario, la memoria geologica dei nostri territori. Sono le carte geologiche d’Italia, prezioso patrimonio che ci dice cosa c’è sotto i nostri piedi e attorno a noi. Dovrebbero essere i primi documenti a essere visionati per qualsiasi opera umana. Capire la successione di rocce di cui è costituito il nostro territorio, appunto, è informazione primaria, la base di tutto. La carta lo racconta, è una memoria importante, e gli italiani creano un prodotto d’eccellenza, nel campo: per gli esperti siamo secondi solo al Giappone che pure là di disastri naturali ne sanno qualcosa. In realtà non è corretto parlare di disastri, lo diventano perché i lavori umani non ascoltano le dinamiche del territorio. Quando una persona anziana dice, davanti a un evento come una frana, ad esempio, “mai visto nulla di simile, là era un posto sicuro, anche per i miei nonni era così…” non tiene conto della memoria geologica, a lungo lunghissimo termine. Il territorio, insomma, va avanti per la sua strada, con noi umani o senza di noi, stava là con tutte le sue caratteristiche prima e ci sarà anche quando di noi non ci sarà più traccia.

Conservare la memoria geologica d’Italia
Rilevamenti eseguiti tra il 1888 e il 1906 per la carta geologica in scala 1:400.000 delle Alpi Occidentali, pubblicata nel 1908. Un patrimonio cartografico ad alta valenza scientifica, storica e culturale

La memoria che passa anche attraverso le carte geologiche

Ecco allora perché serve ricordare, non solo la memoria storica, culturale, artistica, ma quella geologica, che ci può aiutare a capire certi fenomeni naturali, e magari a prevenirli, risparmiando prima di tutto vite e proteggendo, se si può, quel che si è costruito. Già sui terremoti storici si è fatto un ottimo lavoro da parte in particolare dell’Istituto Nazionale di geofisica e vulcanologia. E per tutto il resto c’è un posto particolare dove ricordi geologici di varia declinazione si conservano e che GPNews ha visitato. La biblioteca geologica dell’Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, di cui il Servizio Geologico (i cui tecnici realizzano in pratica le carte geologiche) è un dipartimento.

Due ricercatori, Fabiana Console, storica, e Marco Pantaloni, geologo (si occupano anche del blog geoitaliani.it), ci hanno aperto le porte di questo luogo in cui sono conservati preziosi gioielli che ricordano chi siamo (geologicamente parlando), in una incredibile collezione di libri e cartografia antica.

L’avventurosa storia delle carte geologiche

Conservare la memoria geologica d’Italia
Nella carta corografica dello Stato Pontificio, colorata a mano ad acquerello su tela a stacchi tra il 1831 e il 1846, sono indicate le Dogane, i Posti armati dalla Truppa di Finanza, le strade doganali, la fascia bimiliare di divieto, e le Dogane estere che corrispondono alle Pontificie. I limiti geologici sono disegnati sulla base di tale carta, ma non è riportata la legenda delle litologie

C’era una volta, hanno raccontato a doppia voce, un signore importante per la storia della carta geologica italiana, determinante nella comprensione della storia della Terra. Ma non solo. La carta geologica raccoglie tutte le informazioni anche pratiche per il territorio, come l’identificazione e la valutazione delle risorse minerarie ed energetiche, la natura e l’origine delle rocce, l’utilizzo delle acque sotterranee. Insomma l’insieme di notizie indispensabili per la definizione dello sviluppo sociale ed economico. Quel signore corrisponde al nome di Quintino Sella che trova già qualche carta utile, soprattutto quelle provenienti dal Regno delle Due Sicilie, già avanti sull’argomento. Pochi mesi dopo la costituzione del Regno d’Italia, siamo nel 1861, gli viene dato l’incarico di andarsene in giro per l’Europa, a prendere spunti di cosa facessero nel settore della cartografia geologica gli altri paesi. Sella ritorna con una bella mole di idee e scrive una relazione: “Sul modo di fare la Carta geologica del Regno d’Italia”. Quindi con un decreto firmato dal re Vittorio Emanuele II prende il via il progetto della Carta geologica d’Italia con l’istituzione di un Ufficio geologico dedicato. Sella lo dirige ma poi, diventato ministro delle Finanze, tra i tanti tagli che pure allora si facevano, pensiamo a brutto muso, decide che a farne le spese debba essere proprio questa sua creatura. Però il progetto va avanti con la formazione nel 1873 del Regio Ufficio Geologico. Qualche anno dopo, durante l’Esposizione Universale di Parigi nel 1878, la struttura presenta una serie di carte geologiche e tematiche, con diversi lavori cartografici considerati di grande valore tecnico-scientifico e a cui vanno un bel po’ di premi e riconoscimenti.

La cartografia geologica, eccellenza made in Italy

Una bella storia, non credete? La carta geologica d’Italia, in scala 1:100.000 prosegue il suo obiettivo, cioè coprire tutta la nazione, ma con qualche difficoltà, tra due guerre mondiali, qualche terremoto, eventi vulcanici-franosi-alluvionali. Ma l’obiettivo è finalmente raggiunto e da qualche anno si sta lavorando alla carta geologica in scala più dettagliata, 1:50.000. Oggi è coperto il 40% del territorio nazionale, un po’ a macchia di leopardo, anche se esistono carte pure in altre scale utilizzate per lavori vari e in collaborazione con altri istituti, oltre l’Ispra, università (persino quelle provenienti da tesi di laurea sono utili allo scopo), enti locali. La parola finale spetta naturalmente al Servizio Geologico che certifica in pratica il lavoro effettuato attraverso precisi standard di realizzazione e valutazione.

Una domanda sorge spontanea: perché tutto il paese non è ancora coperto, vista l’importanza delle informazioni derivanti dalla carta geologica? Mancanza di finanziamenti e cecità politica, di certo. Ma questa è un’altra storia, una memoria decisamente e tristemente recente.

Tutte le immagini presenti sono pubblicate per gentile concessione della Biblioteca dell’Ispra. In apertura, la carta geologica della Sicilia, rilevata dagli ingegneri del Regio Corpo delle Miniere tra il 1877 e il 1882.

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