Da ENEA, una soluzione per reperire più acqua dolce nelle piccole isole

Aumentare la disponibilità di acqua dolce e ridurre l’utilizzo di navi cisterna, in particolar modo nei periodi di grande’afflusso turistico o siccità

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La nostra bella Italia ha un patrimonio di piccole isole ricche, di bellezze naturalistiche e così affascinanti da essere delle perle conosciute e ambite in tutto il mondo.

I cambiamenti climatici portano spesso a siccità e le isole hanno necessità di disponibilità di acqua dolce, anche in concomitanza dei periodi di forte afflusso turistico, soprattutto quest’anno, in seguito alla pandemia di Covid-19, dove è richiesta un’attenzione particolare all’igiene.

ENEA, con l’obiettivo di far fronte all’aumento di disponibilità di acqua dolce e ridurre l’utilizzo di navi cisterna, ha messo a punto una strategia multidisciplinare che consente di stimare la qualità e la quantità delle potenziali riserve idriche nelle falde delle piccole isole.

In particolare, è stato studiato il caso dell’isola di Favignana, nell’arcipelago delle Egadi, in Sicilia – spiega ENEA -, dove d’estate si registrano fino a 60mila presenze turistiche giornaliere a fronte di 3.500 residenti stabili.

I ricercatori ENEA hanno stimato che le riserve di acqua potenzialmente disponibili potrebbero soddisfare le esigenze di circa 20 mila persone, calcolando un consumo giornaliero pro capite di oltre 200 litri.

Da ENEA, una soluzione per reperire più acqua dolce nelle piccole isole

Attraverso misure idrogeologiche, analisi chimiche delle acque di falda e il calcolo dei tassi di precipitazione e di evaporazione, sono state stimate le possibili riserve e individuate quelle di migliore qualità o, al contrario, quelle più esposte al rischio di salinizzazione per intrusione dell’acqua di mare

“Si tratta in sostanza di un bilancio idrogeologico – spiega Sergio Cappucci, ricercatore ENEA – che, al pari dei bilanci economici, consente di stimare le infiltrazioni, ma anche i consumi e le perdite di acqua, in un contesto, quello di Favignana, scelto per le sue caratteristiche climatiche, geomorfologiche e la grande affluenza turistica nel periodo estivo. In quest’ottica, la capacità di determinare la quantità di acqua che si infiltra nel sottosuolo alimentando le falde rappresenta un importante valore aggiunto. La metodologia utilizzata è replicabile in altri contesti con benefici di rilievo dal punto di vista sociale, economico e ambientale”.

“Le comunità delle isole hanno da sempre utilizzato in modo sostenibile le risorse naturali e nello specifico, l’utilizzo di acqua è stato ottimizzato. Tuttavia, – spiega Marco Proposito, un’altro dei ricercatori Enea che hanno curato lo studio – la crescita del turismo ha reso necessario nel tempo un approvvigionamento esterno ricorrendo a navi cisterna, dati i costi e le difficoltà tecniche per realizzare dissalatori o condotte sottomarine per portare acqua dolce dalla terraferma.

Le nostre ricerche evidenziano che con l’uso sostenibile di pozzi opportunamente collocati, si potrebbero ampiamente soddisfare i bisogni idrici della popolazione residente nei periodi di siccità, limitando il ricorso alle navi cisterna durante i grandi afflussi di visitatori”.

Questa attività dell’Enea – conclude la nota – si inserisce nel più ampio contesto degli impatti del cambiamento climatico che, soprattutto nel bacino del Mediterraneo, potrà determinare significative variazioni sia delle temperature che delle precipitazioni con rilevanti ripercussioni sulla disponibilità di risorse idriche.

 

Fonte :ENEA

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