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HomeAmbienteSostenibilitàEffetto Matilda, Itelyum al via progetto di sostenibilità dedicato alle donne scienziate

Effetto Matilda, Itelyum al via progetto di sostenibilità dedicato alle donne scienziate

Gli studenti delle scuole secondarie, grazie al progetto ideato da Itelyum, player di eccellenza per l’economica circolare, potranno ricostruire le storie di donne scienziate sfidandosi in un torneo a colpi di STEM

Con il Lesson Plan creato da WeSchool, la piattaforma italiana per la didattica digitale

Sono tante le conquiste storiche nate dalle menti di grandi scienziate, dai computer ai pannelli solari, dall’allunaggio alla genetica. Margaret Hamilton, Rosalind Franklin, Rita Levi Montalcini, siamo sicuri di conoscere le storie di queste grandi donne? Le donne scienziate sono state e sono spesso vittime dell’effetto Matilda, quel fenomeno per cui le scoperte delle scienziate spesso non sono attribuite a loro.

Ora, grazie al progetto ideato da Itelyum, player di eccellenza per l’economica circolare, gli studenti delle scuole secondarie potranno ricostruire le loro storie sfidandosi in un torneo a colpi di STEM, con il Lesson Plan creato da WeSchool, la piattaforma italiana per la didattica digitale.

Itelyum, contro effetto Matilda il portale Lesson Plan

Per conoscere ed essere parte attiva del ‘cambiamento’ che un mondo sostenibile richiede, il portale offre la possibilità a studenti e docenti di analizzare, approfondire, superare barriere e pregiudizi, e utilizzare diversi strumenti.

Dal Green Deal, il patto verde che sta modificando la società e il mondo delle imprese pubbliche e private, all’economia circolare, leva fondamentale per la protezione delle risorse naturali, all’innovazione digitale, che consente di mettere in pratica le migliori performance di qualsiasi processo produttivo, fino all’istruzione STEM.

Il lesson plan di Weschool, oltre al percorso di ricerca sulle scienziate del passato ospita anche una vera intervista tra studenti e studentesse di un Liceo Scientifico di Massafra, in provincia di Taranto e alcune esperte STEM, con una storia particolare da raccontare.

Formazione STEM, superare il gender gap di componente femminile ancora minoritaria

Entro il 2025 in Italia sono previsti 8 mln di posti di lavoro ma ad oggi sono soltanto il 37% le donne che seguono studi in ambito STEM. Ma come riuscire a intercettare le nuove generazioni, enorme serbatoio di professionalità, e superare anche il gender gap che vede la componente femminile ancora minoritaria nei percorsi di studio con materie tecnico-scientifiche?

In Italia attualmente solo il 15% del personale è donna nel settore ICT e nei corsi di laurea in ingegneria elettronica solo 2 su 10 studenti sono di sesso femminile (fonte www.steamiamoci.it)

Da Itelyum il commento di Valentina Lucchini Responsabile Sostenibilità Itelyum – “Uno dei 17 obiettivi dell’ONU “SDGs” (Sustainable Development Goals), il 4, riguarda la garanzia di un’istruzione di qualità inclusiva, che garantisca pari opportunità di apprendimento per tutti e tutte e in Itelyum abbiamo deciso di impegnarci su questo obiettivo perché crediamo nella formazione come strumento di dialogo e coinvolgimento dei territori in cui operiamo e vogliamo contribuire al PNRR, oltre che con il nostro core business basato sulla tecnologia, supportando la creazione di competenze.”

Un dialogo aperto con la professoressa Maria Pia Fanti, del Politecnico di Bari, l’unica italiana ad aver ricevuto il premio internazionale di Robohub attribuito per i suoi contributi di altissimo livello scientifico e tecnologico. Alla domanda: Perché molte donne, fin dalle superiori, non scelgono di proseguire una formazione STEM?

La prof accenna da subito ai condizionamenti della società e della famiglia come fattori fondamentali. A partire dal modello che lei aveva scelto, Marie Curie, premio nobel, scienziata e madre, la prof ha costruito la sua strada. Una donna può essere mamma, moglie e può essere una prof, una ricercatrice e può essere tutto quello che desidera. Ci sono senz’altro difficoltà, ma si possono superare come fanno gli uomini, con l’aiuto e il sostegno.

E il keynote speech di Giulia De Martini, Head of Research di FabLab, un laboratorio condiviso di fabbricazione digitale nato nel 2014 sul modello Fab Lab del Massachusetts Institute of Technology (MIT).

Ci saranno tanti posti di lavoro, è vero. Ma non solo per questo. Anche se sono una fisica, non possiamo non parlare di commistione tra materie scientifiche e umanistiche. È l’integrazione di queste due culture che può raccontare il nostro presente e futuro, per il quale non basta incasellarci in una professione specifica. Occorre visione post disciplinare con diversi linguaggi di interpretazione.

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