I giovani e le scienze: coppia ideale

Si è da poco conclusa la 31a edizione del concorso dell’Unione Europea per giovani scienziati, belle menti per progetti dal grande futuro. Alcuni protagonisti hanno raccontato a GPNews la loro esperienza di innovazione e ricerca

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Giunta alla 31° edizione la manifestazione “I giovani e le scienze” promossa dalla Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecnologiche (FAST), che è  National Organiser per la Direzione Generale Ricerca della Commissione Europea: in pratica ha il compito di selezionare i migliori talenti italiani da inviare a EUCYS, European Union Contest for Young Scientists, finale del Concorso dei giovani scienziati. Un appuntamento che quest’anno si terrà a Sofia, in Bulgaria, dal 13 al 18 settembre: qui la Federazione, che dal 1897 si occupa di divulgare le scienze, e che ha sempre tante iniziative,  porterà tre progetti, come racconta con entusiasmo l’appassionato segretario generale, Alberto Pieri, convinto che “In Italia ci sono scuole di serie A, con ragazzi motivati e docenti che ne sanno valorizzare le idee e le potenzialità. Non è raro trovare veri e propri “genietti” con un grande futuro scientifico davanti a loro. Anche se purtroppo”, aggiunge con rammarico, “devono portare il loro valore in giro per il mondo perché qui non ci sono possibilità”.

Il polietilene mangiato dalla tarma della cera nel progetto ReciclaGaMe

I progetti di scienze in partenza per Sofia

Ma ecco i progetti di scienze in partenza per Sofia.

  • “OnMind: un sistema di monitoraggio e supporto per depressione e bipolarismo stagionale”, di Elisa Seghetti (classe 2000), Liceo Scientifico Galileo Ferraris, Torino.
  • “Piattaforma motorizzata per microscopi invertiti Olympus IX 50 e IX 70”, di Fabio Rinaldini (pure classe 2000)
  • IIS G. Cardano, Milano (un sistema controllato da una scheda Arduino DUE e che, premendo un pulsante, permette di tornare in automatico a una posizione precedentemente memorizzata).
  • “Prunosom. Dalle foglie alle creme anti-age: la magia dei liposomi e degli antiossidanti vegetali”, di Gabriele Merlo, Cristina Caprioglio, Andrea Zeppa (tutti del 2001), dell’IS Ascanio Sobrero, Casale Monferrato (AL) (prendendo in considerazione estratti di foglie di Prunus cerasifera atropurpurea).

Una selezione difficile, sottolinea Alberto Pieri, tra le 35 validissime proposte di questo connubio speciale di scienze e giovani. Tra di esse, c’è anche una premiata dal Corepla, il Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo ed il Recupero degli Imballaggi in Plastica. Si tratta di “ReciclaGaMe: bioconversione del polietilene”, ideato da Andrea Frer, Gabriele Ravini, Sara Speranzini, tutti del 2001, studenti dell’IS Enrico Fermi di  Mantova. Consiste in un metodo assai particolare di smaltimento della plastica che sembra molto apprezzata da un vermetto… Ma lasciamo la parola ai protagonisti.

ReciclaGaMe: la plastica se la mangia un insetto

I giovani e le scienze: coppia ideale
Andrea Frer, Gabriele Ravini, Sara Speranzini, studenti dell’IS Enrico Fermi di Mantova hanno vinto il premio Corepla, nell’ambito della manifestazione “I giovani e le scienze” (foto FAST)

Il nostro progetto è iniziato due anni fa (ricordano Sara, Andrea, Gabriele) quando assieme ad un professore di chimica, Carlo Sai, ci siamo interessanti ad un curioso articolo riguardante la Galleria mellonella e la sua peculiare capacità digestiva. L’idea si è inizialmente sviluppata come lavoro di classe, poi approfondita, migliorata e concretizzata da noi del team. Obiettivo: bio-convertire il polietilene basandoci proprio sul ciclo vitale della Galleria mellonella, lepidottero chiamato anche tarma maggiore della cera, il suo habitat naturale è rappresentato dai favi delle api. Questo insetto, durante lo stadio larvale ha l’incredibile abilità di poter ingerire e digerire il polietilene, trasformandolo in glicole etilenico, facilmente gestibile dal punto di vista dello smaltimento.

Abbiamo sviluppato un ciclo produttivo in grado di sfruttare non solo tale abilità ma anche di bio-convertire la plastica in seta e valorizzare al meglio tutte le fasi vitale dell’insetto.  Siamo in grado, tramite lavorazioni, di riproporre gli esemplari morti come mangime per pesci; i residui organici come materiale per il biogas e ovviamente la seta come fibra tessile, dalle ottime caratteristiche fisiche e meccaniche. Un’opportunità anche per risollevare le sorti della sericoltura nazionale ed europea, ormai sovrastata dall’avvento delle fibre sintetiche, nell’ambito di un allevamento totalmente autonomo, ecosostenibile, a ciclo chiuso. L’unica immissione avviene tramite il mangime da noi ideato, addizionato con la plastica. Per permettere questo abbiamo ideato anche un sistema di allevamento innovativo ed efficace, che rispecchiasse le nostre esigenze, come il controllo di temperatura, umidità e propagazione delle malattie. Insomma, una produzione economicamente sostenibile, conforme alle normative ambientali, e che allo stesso tempo possa fronteggiare il problema dello smaltimento dei rifiuti plastici, in particolar modo del polietilene.  Sulla base di una nostra iniziale previsione aziendale, siamo convinti che il progetto possieda possa avere un buon riscontro pratico, grazie alle collaborazioni con aziende locali e alle attività di alternanza scuola-lavoro all’interno dell’istituto, con la possibilità di poter creare un’impresa e quindi un nuovo mercato nel settore tessile e ambientale”.

I giovani scienziati ci tengono a far conoscere il loro innovativo metodo di bio-conversione, ancora principalmente in fase di sviluppo e ricerca, ad un pubblico più ampio possibile in modo da poter trovare pure eventuali finanziamenti.

 

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