sabato, Aprile 17, 2021
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Il governo a Marevivo: no ad una cabina di regia per il mare nel CITE

Il governo ha rifiutato la proposta dell’Associazione Marevivo che aveva chiesto alla politica maggiore attenzione sui temi del mare, proponendo di inserire nel Comitato Interministeriale alla Presidenza del Consiglio per la Transizione Ecologica (CITE) una consulta che mettesse insieme i sette dicasteri che hanno competenza in materia

È di questi giorni la notizia dell’attacco ai Faraglioni di Capri smantellati dai pescatori di frodo di datteri di mare. La vicenda si è conclusa positivamente, con l’arresto dei colpevoli, grazie alla costanza e alla professionalità della Guardia di Finanza. Una circostanza che ha destato attenzione per qualche giorno, ma che è stata presto dimenticata.

Era ancora il 1988 quando l’Associazione Ambientalista Marevivo Onlus chiese al ministro della Marina Mercantile Giovanni Prandini il divieto a questa devastante pesca: il Ministro in soli tre mesi emanò un decreto di proibizione della pesca del dattero di mare con severe sanzioni che fu poi integrato con la proibizione alla detenzione e all’importazione.

Sono ormai trascorsi decenni e Marevivo ha proseguito le sue battaglie contro la distruzione del mare. Ma l’impegno, purtroppo, non sempre è sufficiente e si impone urgente una maggiore attenzione da parte della politica.

Dalla dismissione del dicastero della Marina Mercantile i temi legati al mare (es. pesca, trasporti, difesa, turismo, conservazione del patrimonio naturale) sono stati divisi tra sette ministeri e non esiste più una politica forte ed integrata.

La proposta di Marevivo

Marevivo ha pensato bene di rompere gli indugi ed ha richiesto ufficialmente di inserire nel Comitato Interministeriale alla Presidenza del Consiglio per la Transizione Ecologica (CITE), una consulta che mettesse insieme i dicasteri che hanno competenza sui temi del mare.

Lo ha chiesto con l’invio di una lettera al Presidente del Consiglio Mario Draghi e al Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani e lo ha fatto presente in Commissione Ambiente al Senato durante le audizioni sul PNRR, presentando, a firma dell’On Paola Deiana, un emendamento al DL sul riordino delle attribuzioni dei ministeri.

Foto di hirisflower da Pixabay

Il rifiuto del governo

Succede però che l’emendamento dell’onorevole Paola Deiana con la proposta di inserire una Cabina di Regia per il mare all’interno del Comitato Interministeriale alla Presidenza del Consiglio per la Transizione Ecologica (CITE), è stata ritirata per parere contrario del governo.

Nelle parole di Rosalba Giugni, Presidente di Marevivo, tutta la delusione per la decisione: “Siamo estremamente rammaricati e delusi ma non ci fermeremo. Lo dobbiamo a tutti i nostri sostenitori e amanti del Mare, che nel mare non vedono solo una mera forma di approvvigionamento, sostentamento o turismo, ma che sono consapevoli che senza un mare in buona salute non esiste possibilità di vita né per gli animali che lo abitano né (soprattutto) per la stessa specie umana sul Pianeta.”

Un patrimonio immenso da salvaguardare

L’Italia, con i suoi 8000 kilometri di coste, 32 aree marine protette, 9 arcipelaghi, 27 isole minori, oltre 500 tra porti e approdi e un’economia legata al mare che contribuisce per il 3% al Pil del Paese, senza contare al benessere fisico e mentale per chi frequenta o vive in quei luoghi, non possiede un ministero che gestisca questo immenso patrimonio.

Il mare nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che dovrebbe portare alla transizione ecologica il mare è assente, come lo è nei 6 obiettivi del Comitato interministeriale in via di costituzione alla Presidenza del Consiglio per la Transizione Ecologica. Siamo ancora un paese che non ama il mare, che lo vede solo come un fornitore di risorse (inclusi i datteri) o di ricavo economico a scopo turistico. L’Unione Europea ci chiede di dare centralità all’ambiente, e ci offre le risorse per farlo, e, in Italia, parlare di ambiente senza parlare di mare è impossibile.

Marevivo chiede attenzione politica e mediatica a questi temi, un’attenzione che non debba essere continuamente sollecitata. Occorre pianificare la transizione ecologica su solide basi ecologiche: le tecnologie non bastano, se non sono progettate in base a specifiche che considerino i possibili impatti sull’ambiente. Puntualmente, ogni soluzione tecnologica ha portato altri problemi ambientali, risolti con ulteriori proposte tecnologiche che hanno creato altri problemi.

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