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Intervista a Franco Arminio: ricominciamo dai nostri borghi

Franco Arminio, “Il poeta di paese”, è nato e vive a Bisaccia, centro dell’Irpinia orientale in provincia di Avellino.  È poeta, paesologo, scrittore, documentarista e animatore di battaglie civili.  Impegnato da diversi anni a salvare i paesi italiani, le aree interne e i piccoli borghi, collabora con diverse testate locali e nazionali

Nel 2015 fonda la Casa della Paesologia a Trevico, il comune dell’Irpinia più elevato in altitudine.  Il festival La Luna e i Calanchi è una sua creatura, la festa della paesologia che ogni anno si svolge in estate ad Aliano, nella montagna materana, il paese dei Calanchi e del “confino” di Carlo Levi.

Attraverso le parole di Franco Arminio, riscopriamo valori immortali come l’amore per la natura, per le proprie tradizioni, andiamo a fondo di concetti come solidarietà e consapevolezza. Osservare, capire e raccontare i paesi, unendo geografia, etnologia, storia e poesia. Questo è Franco Arminio. Green Planet News lo ha intervistato.

Lei si definisce “paesologo poeta”. Che significa?

La paesologia è una forma di attenzione ai paesi, cioè a quei luoghi che secondo me, spesso non hanno la giusta attenzione nemmeno da chi li abita. È il contrario della paesanologia. Il paesanologo si interessa del passato del suo paese. Il paesologo si interessa del presente e dell’avvenire, nell’idea che i paesi non sono affatto creature morenti.

È tempo di salvare i borghi per salvare l’Italia, è una sua importante proposta. In concreto?

Ci sono due livelli. Uno è quello dei decisori politici. Scontiamo anni di attenzione scarsa ai paesi e anche di cattiva qualità. Quindi la prima condizione è che la questione dei paesi diventi una delle questioni centrali. Poi c’è una questione culturale che riguarda tutti gli italiani. Si comportano come se ci fosse un divieto di andare nei paesi, come se ci fosse un’ordinanza che ne impedisce la residenza. Insomma, i cittadini devono capire che a pochi chilometri dalle loro case ci sono luoghi dove si possono trascorrere periodi anche lunghi.

Il montanaro spesso è incompatibile con la città, e il cittadino non di rado vorrebbe andarsene, un aspetto che viene fuori da l’Italia profonda – Dialogo dagli Appennini, pamphlet che lei ha condiviso con Giovanni Lindo Ferretti. Si potrebbe definire un distanziamento sociale per sempre?

Per ora la gente continua ad andare via dai paesi e sono pochissimi quelli che dalle città si trasferiscono nei paesi. In parte questo fenomeno è ingiustificabile, appartiene a una delle tante assurdità antropologiche dell’Italia di oggi.

La cultura dovrà ripartire. Molti sono gli artisti e i lavoratori difficoltà. Come aiutarli?

Una delle soluzioni potrebbe essere impiegare molto di più gli artisti nelle scuole. Ovviamente nell’immediato devono essere previsti sussidi, come per le altre categorie. L’orologiaio Virus, è una poesia ai tempi del coronavirus. Riflettere su come cambia la percezione del tempo in una situazione di isolamento è un’esperienza che abbiamo vissuto tutti.

Secondo lei sarà l’occasione buona di vivere con più attenzione il nostro presente?

Credo che in generale non ci saranno grandi cambiamenti. Magari alcuni avranno più attenzione ai loro affari, per recuperare il tempo perduto. In ogni caso è ancora troppo presto per capire cosa ci sta accadendo. Tra l’altro la vicenda non è per niente chiusa.

Poesie come paesaggi: qual’è il suo rapporto con l’ambiente?

Ho scritto un libro che si chiama Terracarne, proprio per indicare il mio rapporto molto stretto col mondo circostante. Io credo che dovremmo tutti militare molto di più per l’ambiente. Oggi non ha senso un’arte che non abbia una curvature ambientalista. La posta in gioco è troppo alta per permetterci di essere distratti. Il mondo è la nostra casa e ogni pezzo di mondo si deve sentire a suo agio a casa nostra. E questa accoglienza non va riservata solo agli umani. Dobbiamo costruire una nuova alleanza con gli animali e con le piante. È facile a dirsi, molto più difficile a farsi. Bisogna aprire un conflitto culturale acceso tra chi pensa al mondo come una cava da cui estrarre risorse e chi vuole vivere con gentilezza, con garbo verso lo spazio esterno.

Intervista a Franco Arminio: ricominciamo dai nostri borghi
Franco Arminio

Foto: per gentile concessione di Franco Arminio

Articolo curato dalla redazione e realizzato con il contributo di Manola Testai

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