Lavoro e quarantena dei figli, cosa fare quando l’isolamento obbligatorio di un bambino ci vincola a stare a casa

Le scuole, le attività ricreative o sportive che ancora sopravvivono alle restrizioni previste per il Coronavirus, sono causa di contagi tra i bambini

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Spesso scatta la quarantena e i genitori devono assentarsi dal lavoro per riguardo dei propri figli. Padri e madri, soprattutto dei figli più piccoli, si ritrovano cosi a dover conciliare il proseguo dell’attività professionale con la cura dei propri figli.

Succede che scatti la quarantena anche per loro stessi, almeno sino a che la Asl competente non scioglie il dubbio su possibili avvenuti contagi. Ma i tempi per i risultati dei tamponi o addirittura per la presa in carico da parte della Asl non sono sempre brevi.

Nel frattempo che cosa prevede la legge nel merito di questa astensione dal lavoro?

Prima di tutto è previsto che sia il pediatra a decidere se è necessario sottoporre il bambino al tampone. Una volta che il medico segnala alla Asl competente il sospetto di un eventuale positività e quella verifica se c’è stato un contatto diretto con un positivo al Covid-19, scatta o meno la quarantena per il bambino e nell’ipotesi anche per la famiglia.

Mentre va ricordato che l’isolamento volontario non è una eventualità che da diritto a forme di tutela riconosciute dalla legge, come precisato dalla Circolare n.116 dell’INPS del 2 ottobre 2020.

Il legislatore ha previsto tre forme di tutela a riguardo

Se il tipo di lavoro svolto lo permette, la prima possibilità è stare a casa, lavorare da remoto e conciliare lavoro e famiglia con lo smart working.

La seconda opzione è il congedo cosiddetto Covid, ovvero astenersi dal lavoro rinunciando al 50 per cento della retribuzione ma solo se l’altro coniuge non può usufruire dello smart working oppure non è a casa perché in malattia o in disoccupazione.

Infine resta a disposizione del genitore il diritto ai congedi parentali che si acquisisce con la nascita del bimbo, fino al compimento dei 12 anni del figlio e indipendentemente dall’avvenuta pandemia.

Durante il lockdown 400 mila persone si sono astenute dal lavoro utilizzando il congedo Covid perché il tipo di produzione o di servizio della loro azienda non prevedeva l’utilizzo dello smart working.

Ovviamente parliamo di lavoratori dipendenti. Questi, come stabilito dal D.L. n.11 dell’8 settembre 2020, se genitori di un figlio minore di 14 anni, possono svolgere il loro lavoro in modalità agile per tutto o parte del periodo corrispondente alla durata della quarantena.

Laddove non è possibile lo smart working, il Decreto prevede la possibilità di astenersi dal lavoro con il congedo Covid.

Utilizzabile per tutto o parte del periodo corrispondente alla durata della quarantena dei figli, può essere fruito per un massimo di 30 giorni e fino al 31 dicembre 2020, salvo proroghe.

Questo congedo non può essere utilizzato contemporaneamente da entrambi i genitori e si annulla, come lo smart working concesso per quarantena di un figlio, laddove l’altro genitore è a casa per lavoro agile, congedo parentale, riposo, ferie, malattia o disoccupazione.

Il Decreto Ristori pubblicato il 28 ottobre scorso in G.U. ha poi prorogato a 16 anni l’età dei bambini in quarantena per cui si acquisisce il diritto allo smart working e al congedo Covid.

Il rientro in classe dopo la quarantena

Ancora una volta sarà la Asl ad indicare quando è previsto il rientro a scuola. Secondo la Circolare del Ministero della Salute del 12 ottobre 2020 è necessario differenziare tra persone positive e persone che hanno avuto un contatto stretto con un caso con infezione da Sars-CoV-2 confermati e identificati dalle autorità sanitarie.

  • I bambini asintomatici risultati positivi al Covid-19 possono rientrare a scuola dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla conferma della positività; al termine di questo periodo deve essere eseguito un test molecolare che deve risultare negativo.
  • I bambini che sono entrati in stretto contatto con altri risultati positivi al Covid-19, se non hanno avuto alcuna sintomatologia, possono essere sottoposti ad un periodo di quarantena di 14 giorni e, con il benestare della Asl, rientrare a scuola. Oppure, la stessa Asl di competenza, potrà disporre un tampone al decimo giorno di quarantena e dare il benestare a rientrare se questo dovesse risultare negativo.

Figli, la quarantena domiciliare

Il Ministero della Salute ha indicato delle buone prassi da adottare per chi deve stare all’interno della propria abitazione in quarantena o in isolamento fiduciario per essere entrato in contatto con sospetto o conclamato caso Covid-19.

Queste regole valgono anche per i più piccoli e consistono in un vero e proprio distanziamento familiare, possibilmente in uno spazio casalingo dedicato, dove è consigliata l’aerazione continua, l’ utilizzo della mascherina, il distanziamento tra tutti i familiari, ed è vietato ricevere delle visite da persone esterne alla famiglia nonché lasciare la propria abitazione.

È necessario che vengano accuratamente lavate le mani con acqua e sapone o con una soluzione idroalcolica dopo ogni tipo di contatto con il bambino e l’ambiente in cui è isolato. Per esempio prima e dopo aver preparato il cibo, prima di mangiare, dopo aver usato il bagno e ogni volta che le mani appaiono sporche.

Le stoviglie, le posate e la biancheria per la casa devono essere dedicate esclusivamente al bambino malato o in isolamento. Devono essere lavate spesso con acqua e detersivo a 60/90 °C, mentre tutte le superfici toccate frequentemente devono essere pulite e disinfettate costantemente.

 

 

Foto: Pixabay

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