Le api: apicoltura urbana a Roma, cambiamenti climatici e un’etichetta Ue

Per le api, importanti sentinelle dell’ambiente, a Roma saranno destinati diversi spazi pubblici per l'apicoltura urbana. Mentre il caldo anomalo "riporta al lavoro", un mese prima, 50 miliardi di api. Un'etichetta Ue, per l'origine del miele, è la richiesta degli apicoltori

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All’Assemblea Capitolina è stata approvata  all’unanimità la delibera 91/2019 , chiamata “Apicoltura urbana”, che punta a creare nuovi spazi e consapevolezza sulla necessità di proteggere gli impollinatori anche in enormi centri urbani. Verranno localizzati spazi pubblici da dedicare alla realizzazione di arnie urbane.  Sono previsti incontri e installazioni dedicati al tema della sostenibilità urbana e della salvaguardia delle api.

A Roma, per salvare le api, verranno realizzate arnie comunali in grado di ospitare questi preziosi insetti. Le api, che negli ultimi 15 anni a causa del cambiamento climatico e della deforestazione selvaggia, sono scomparse con percentuali che vanno dal 30 al 90%, a seconda della zona del mondo presa a riferimento, sono fondamentali per la tutela della biodiversità.

L’Italia è il paese europeo con il più alto numero di specie botaniche: un immenso patrimonio da proteggere, insieme alle api. Di fatto, è grazie alle api che molte specie di piante vengono impollinate nei boschi, nelle praterie e in una serie di altri ecosistemi, permettendo la formazione di frutti che serviranno da alimento per molti altri animali.

La delibera prevede inoltre di incrementare il verde pubblico con specie vegetali gradite alle api, ridurre progressivamente l’utilizzo degli erbicidi e sensibilizzare la cittadinanza sul valore dell’apicoltura come bene comune indispensabile per la tutela della biodiversità e per il benessere umano.

Le api: apicoltura urbana a Roma, cambiamenti climatici e un'etichetta Ue

Educazione ambientale

L’obiettivo, dunque, è quello di dare vita a iniziative di carattere formativo rivolte agli studenti capitolini, in ossequio alle linee programmatiche 2016-2021 per il Governo di Roma Capitale. Creare spazi pubblici da dedicare all’apicoltura urbana, coinvolgendo i cittadini, in particolare i giovani, nella realizzazione di arnie urbane e artistiche, ‘api didattica’, educazione alimentare e ambientale, manifestazioni, mostre e incontri.

La perdita di sciami, a causa dell’inquinamento e pratiche di allevamento sempre meno “beefriendly”, è un dato di fatto. Un grido d’allarme che viene raccolto dai nuovi apicoltori urbani. La loro soluzione? Cercare di proteggere le api, cercando metodi meno invasivi per la cura dei propri apiari, incrementare la biodiversità vegetale, coltivando piante mellifere per poirealizzare vere e proprie oasi verdi per gli insetti impollinatori.

Un problema per l’ecosistema

“L’ape, in qualità di impollinatore, rappresenta il 70% dell’alimentazione agroalimentare, delle nostre verdure e dei nostri alimenti, e questo ci fa capire l’importanza di questo insetto e della sua eventuale estinzione”, ha detto il consigliere Daniele Diaco, presidente della Commissione Ambiente, illustrando il provvedimento in Aula. La diminuzione della presenza delle api, infatti, è lo specchio dei cambiamenti climatici in atto che qualcuno ancora vuole negare.

Le api: apicoltura urbana a Roma, cambiamenti climatici e un'etichetta Ue

Cambiamenti climatici, dati Coldiretti

L’ andamento anomalo di questo inverno conferma il riscaldamento globale.  Il cambio di clima è evidenziato dalla più elevata frequenza di eventi estremi e sfasamenti stagionali che sconvolgono i normali cicli colturali ed impattano sul calendario di raccolta e sulle disponibilità dei prodotti che i consumatori mettono nel carrello della spesa.

La temperature sopra la norma e le ripetute giornate di sole di questo febbraio anomalo hanno risvegliato in anticipo di almeno un mese 50 miliardi di api presenti sul territorio nazionale che sono state ingannate dalla finta primavera. Questo è quanto emerge da un’analisi della Coldiretti sugli effetti di un inverno bollente con una temperatura che fino ad ora è stata in Italia superiore di 1,65 gradi la media storica secondo le elaborazioni su dati Isac Cnr relativi al mesi di dicembre e gennaio.

Le temperature sopra i 15 gradi hanno fatto uscire le api dal milione e mezzo di alveari presenti in Italia, che hanno subito ricominciato il loro prezioso lavoro di bottinatura ed impollinazione ma ora, sottolinea la Coldiretti, il rischio è che i ritorni di freddo possano far gelare i fiori e anche far morire parte delle api dopo una delle peggiori annate per la produzione di miele in Italia.

Nelle campagne lungo tutta la Penisola

Il clima anomalo ha mandato in tilt la natura con piante in fiore e allarme siccità mentre le chiocciole che si sono risvegliate dal letargo prima del tempo nel Veneto, riferisce la Coldiretti. Si sono verificate fioriture anticipate delle mimose in Liguria e dei mandorli in Sicilia e Sardegna dove iniziano a sbocciare le piante da frutto. In Abruzzo sono in fase di risveglio, con un anticipo di circa un mese, gli alberi di susine, pesche mentre gli albicocchi in Emilia e in Puglia hanno già le gemme.

L’agricoltura, conclude la Coldiretti, è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici. In concreto, parliamo di una perdita in Italia di oltre 14 miliardi di euro in dieci anni che coinvolge produzione agricola nazionale, strutture e infrastrutture rurali.

Sos api, i produttori di miele Ue chiedono etichettatura origine

L’ Europa deve introdurre l’etichettatura del Paese di origine sulle miscele di miele: lo hanno richiesto la maggioranza degli Stati membri al Consiglio agricoltura dello scorso 27 gennaio. E soprattutto, deve garantire anche che tutti i mieli importati dai Paesi terzi siano conformi alla definizione europea di miele, in particolar modo quelli di origine cinese. Sono alcuni degli elementi del piano d’azione d’emergenza chiesto dalle Organizzazioni cooperative e agricole dell’Ue (Copa e Cogeca) “per consentire a più di 650mila apicoltori europei di rialzare la testa dopo un 2019 in cui hanno dovuto battersi contro una situazione di mercato critica”.

A rischio c’è la sostenibilità economica delle loro aziende, il grado di autosufficienza del prodotto nel mercato interno e l’esistenza di oltre 10 milioni di alveari nell’ Ue. Insomma, sostengono Copa e Cogeca (per continuare a leggere la notizia)

  • Copa Comitato delle Organizzazioni Professionali Agricole dell’Unione Europea
  • Cogeca Confederazione Generale delle Cooperative Agricole dell’Unione Europea

Le api: apicoltura urbana a Roma, cambiamenti climatici e un'etichetta Ue

Fonte: Codiretti

Foto: Pixabay

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