Le isole italiane: laboratori di (possibile) sostenibilità

Le isole sono potenziali piccoli grandi laboratori per mettere a punto buone pratiche per l’innovazione climatica e ambientale. Legambiente e Cnr hanno presentato Isole sostenibili, il primo rapporto dell’Osservatorio sulle isole minori, tra luci e ombre. GPNews ha ascoltato le parole dei protagonisti

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Sono tre anni che prestiamo attenzione alle isole minori italiane e assieme al Cnr ne monitoriamo le potenzialità”, dice a GPNews Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente e curatore del primo rapporto “Isole sostenibili – Osservatorio sulle Isole minori” e aggiunge: “Abbiamo notato una preoccupante serie di ritardi, con molta poca attenzione alla depurazione, ambienti splendidi e sporchi, insomma. Non va bene neppure per quanto riguarda la gestione dell’acqua, i rifiuti, il ricorso alle energie rinnovabili.  Eppure, con una gestione diversa, ci sono forti opportunità che le isole possano diventare laboratori per le sfide dell’economica circolare e climatica del futuro”.

L’Osservatorio descrive  un contributo delle fonti rinnovabili rispetto ai fabbisogni che non supera in media il 6% (nel resto d’Italia è attorno al 32%). Nelle isole l’energia elettrica è possibile con costosi impianti diesel (che arriva dal “continente” con navi inquinanti) pagati da tutta la collettività nazionale. Dati negativi pure sul fronte della raccolta differenziata, il valore medio è di circa il 28%, e per la depurazione delle acque reflue: in tre quarti delle isole minori non esiste alcun sistema di trattamento oppure dove c’è la gestione non è ottimale. Commenta Zanchini: “Ma sono carenze risolvibili, con politiche ad hoc. Una buona notizia sul versante solare. È stato approvato a febbraio 2017 un decreto del Ministero dello sviluppo economico di spinta per incentivare le fonti rinnovabili nelle isole minori. Il Gestore dei servizi energetici, Gse, ha confermato che il portale per la raccolta delle domande sarà operativo da fine luglio 2019”.

Pantelleria isola minore
Pantelleria è particolarmente interessante perché è la più abitata, ha grosse potenzialità eoliche e solari che potrebbero servire al 100% del fabbisogno

Isole italiane, nessuna green, però…

Francesco Petracchini, dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iia), che con Legambiente ha messo a punto l’Osservatorio sulle isole minori, è convinto che questo lavoro possa divenire un punto di riferimento nazionale sulla trasformazione delle isole minori, guardando alle sperimentazioni e innovazioni in corso nel mondo, con particolare attenzione al Mediterraneo e all’Europa.

Isole minori italiane come laboratorio: perché?

Le isole minori in genere sono sistemi isolati che possono divenire il laboratorio ideale per affrontare le sfide ambientali più urgenti e importanti che il mondo ha di fronte, dove applicare proprio i modelli innovativi nell’ambito dell’energia, del ciclo delle acque e dei rifiuti. Le isole italiane e del Mediterraneo sono inoltre contesti estremamente fragili sottoposte a forti pressioni antropiche per i quali la ricerca e la sperimentazione di soluzioni innovative diventa ancora più importante e urgente per ridurre i danni alla biodiversità.

E possono trasformarsi da modelli inefficienti dipendenti dai flussi di energia e materia dalla terraferma a un modello innovativo nel mondo nell’adozione di sistemi sostenibili per l’approvvigionamento di energia pulita e acqua, la gestione dei rifiuti e una mobilità a emissioni zero.

isole minori
El Hierro, la più piccola delle Canarie, vanta un record mondiale: è la prima isola al mondo ad aver conseguito la doppia autonomia idrica ed energetica grazie ad un sistema integrato basato sulle fonti inesauribili

In che modo?

Cambiare lo scenario energetico, puntando progressivamente sul contributo di sole, vento e altre rinnovabili, da implementare a seconda dei contesti. Spingere la mobilità elettrica e quindi riducendo consumi di benzina e diesel. Poi: attenta filiera di raccolta differenziata, recupero e riutilizzo di tutti i materiali possibili e valorizzazione della frazione organica per la produzione di compost e biometano/biogas, anche usando gli scarti agricoli in luoghi in cui l’agricoltura è ancora importante. Inoltre: realizzazione di un modello virtuoso di gestione delle risorse idriche, proprio qui dove l’acqua è scarsa e preziosa.

È una sfida solo tecnologica?

Non solo. L’intento è soprattutto di tipo non tecnologico. Infatti si basa sul coinvolgimento delle comunità locali, sull’integrazione degli impianti nel paesaggio tutelando gli ecosistemi e rafforzando produzioni agricole di qualità. E serve un aiuto concreto da parte delle istituzioni, come  creare una cabina di regia presso il Ministero dell’ambiente e l’elaborazione per ciascuna isola di piani di sostenibilità specifici. Si dovrebbe contare in questo su finanziamenti del Ministero stesso. E sarebbe utile tutti insieme individuare soluzioni coerenti con il Piano nazionale energia e clima, attraverso canali di finanziamento nazionali, comunitari e regionali per portare avanti gli obiettivi. Tra l’altro nel corso della giornata di presentazione della ricerca (il 5 luglio, ndr) il Ministero dell’ambiente ha annunciato della partenza entro questo mese delle fasi operative dei progetti la cui raccolta è stata lanciata da un bando nel 2017, dal titolo “interventi di efficienza energetica, mobilità sostenibile e adattamento agli impatti ai cambiamenti climatici nelle isole minori”.

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