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Nido di seta, sfida in salsa calabrese

La seta, qui, a San Floro, paese in collina di 600 anime, alle porte di Catanzaro, è di casa. O meglio, lo era un po’ di tempo fa

Nei secoli passati proprio Catanzaro era considerata la capitale della seta, a partire dal 1300 con un massimo splendore tra il 1500 e il 1600. E le famiglie contadine di San Floro, alla fine del 1800, allevavano milioni di bachi da seta, producendo circa 1.400 Kg di bozzoli.

Poi le cose sono cambiate, la gente ha iniziato ad occuparsi d’altro e ad andare via. Però, a qualcuno, in anni recenti, è sembrato proprio un peccato “perdere” questa piccola grande eccellenza calabrese. In particolare, un gruppo di giovani del luogo che, in giro per il mondo “a cercare fortuna”, si sono resi conto che la loro fortuna era qui, a San Floro e alla sua seta.

Si guardano attorno e individuano un terreno comunale in disuso: perché, si chiedono, non lo recuperiamo e ci riportiamo gelsi e bachi da seta?  “Tremila piante di gelso, per partire/ripartire. È iniziata così la nostra avventura”, racconta Domenico Vivino, socio e rappresentante legale della cooperativa Nido di seta che nel frattempo si è costituita. E pure appassionato allevatore/coltivatore: la sua giornata inizia alle 6 e via ad occuparsi della terra. Prosegue: “Abbiamo anche ottenuto dal Comune la gestione del locale Museo della seta, allestito all’interno delle mura quattrocentesche del Castello Caracciolo, memoria di questa antica produzione”.

Come mai questa scelta?

“Il nostro intento è stato da subito quello di dedicarci a tutta la filiera legata alla seta, diventata l’elemento di partenza per un progetto che riguarda la valorizzazione del nostro territorio e della nostra cultura. Questo ha significato ad esempio occuparsi delle piante di gelso: probabilmente non tutti sanno che il baco da seta non vive in natura ma sulle foglie di queste piante che vengono sistemate in apposite stanza dove si svolge tutta la sua esistenza”.

La seta è dunque solo una delle vostre attività?

Sì, il nostro obiettivo è di creare tutta una rete di attività intersecate tra loro, grazie alla seta. Puntiamo molto a realizzare tessuti con l’apporto di tessitrici, torcitrici di filo, artigiani vari. Proponiamo cravatte, sciarpe, accessori come i gioielli. Ogni pezzo è unico. I colori poi sono tutti naturali, perché usiamo le cromie che ci regalano la cipolla di Tropea, le more di gelso, l’uva di Cirò, la radice di robbia, l’iperico, il mallo di noce, il riccio di castagno, i fiori della ginestra, la camomilla del tintore, il papavero… Ci stiamo anche specializzando nell’ecoprint, una tecnica che consente di stampare sul tessuto le impronte delle foglie. Oltre alla gelsibachicoltura, la nostra cooperativa si occupa di percorsi didattici per le scuole e di tour per tutti alla scoperta del mondo della seta, passando dal museo e approdando nella campagna, in un percorso tra passato, presente e futuro, tra natura, territorio, agricoltura, artigianato. Sono gite che si svolgono in primavera e fino a settembre/ottobre. Siamo inoltre punto di ristoro dove poter assaggiare certe primizie che prepariamo approfittando di ciò che coltiviamo negli orti biologici.

Una vostra prelibatezza?

La confettura di more di gelso, da mangiare magari assieme alla ricotta fresca o al caciocavallo ai ferri. Con il gelso facciamo anche tisane con le foglie, dai poteri antinfiammatori.

Ultimo appunto. Anche se attorno a Nido di seta (che esiste dal 2014) gravitano tante persone, artigiani, coltivatori, mente e cuore, oltre a Domenico Vivino, 32 anni, sono la moglie Miriam Pugliese, che faceva la hostess di terra a Malpensa e che non ci pensa proprio, come sottolinea spesso “a vivere in posti dove non si vede più il cielo” e Giovanna Bagnato: entrambe trentenni, la prima si concentra soprattutto sul processo artigianale della seta, i servizi turistici e l’amministrazione, la seconda, tra pennelli e colori, organizza la parte creativa, dipingendo monili di seta e tingendo le stoffe.

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