venerdì, Maggio 14, 2021
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HomeEconomia CircolareOggetti di ecodesign da ciò che resta in mare dell’allevamento delle cozze

Oggetti di ecodesign da ciò che resta in mare dell’allevamento delle cozze

Un progetto di economia circolare che punta alla creazione di oggetti di ecodesign dal recupero e il riuso di materiali di scarto provenienti dalla mitilicoltura, cioè l’allevamento a mare delle cozze. Avviato dalla Fondazione MEDSEA, che promuove lo sviluppo sostenibile degli ecosistemi costieri, e Nieddittas, azienda di mitilicoltura nel Golfo di Oristano

La fondazione sarda MEDSEA, istituzione no profit che promuove la tutela e lo sviluppo sostenibile degli ecosistemi costieri, e Nieddittas, azienda che gestisce l’intera filiera della mitilicoltura nel Golfo di Oristano, hanno ideato e portato avanti un progetto di economia circolare che mira alla raccolta dei residui dell’allevamento di cozze a mare per dare vita soluzioni di ecodesign. I materiali raccolti sono rifiuti potenzialmente impattanti per gli ecosistemi marino-costieri, come ad esempio la retina utilizzata per l’allevamento delle cozze, reti da pesca o i cordami.

Nieddittas, in tal senso, ha fissato vere e proprie procedure di qualità che prevedono il controllo periodico e la conseguente pulizia dei fondali marini sotto i vivai e più in generale nelle acque del Golfo vicine agli allevamenti, al fine di limitarne l’impatto.

Le cozze depuratrici del mare

Ricordiamo come le cozze svolgano una funzione depuratrice fondamentale per le acque del mare. I mitili sono infatti dei veri e propri depuratori naturali, che purificano l’acqua trattenendo l’anidride carbonica per formare i gusci. Il Protocollo di Kyoto ha dato un valore economico alla produzione di carbonio dei molluschi quantificandolo con Carbon Credit, valutando possibile che, grazie all’azione dei mitili, 1 tonnellata di anidride carbonica possa trasformarsi in 3 tonnellate di gusci. Eliminando l’anidride carbonica dall’acqua le cozze rendono persino più vivibile per le altre specie l’ambiente marino in cui si trovano, diminuendone di fatto l’inquinamento.

Ecodesign dando nuova vita ai materiali

L’iniziativa di dare vita ad oggetti di ecodesign dalla raccolta di materiali di scarto derivanti dall’allevamento delle cozze nasce all’interno dei laboratori verticali del Blue Eco Lab che la Fondazione MEDSEA ha avviato in alcuni settori produttivi del territorio sardo per progettare soluzioni specifiche di recupero dei rifiuti in mare e dare nuova vita ai materiali. Il fine è quello di condurre attività di ricerca applicata, finalizzata all’introduzione di innovazioni di prodotto e di processo per il miglioramento delle performance ambientali. Attraverso la collaborazione tra la Fondazione MEDSEA e Nieddittas, il laboratorio esplorerà le potenzialità della riconversione di materiali di scarto delle attività di mitilicoltura.

A supportare la fase di studio dei materiali, dal ciclo di prototipazione alla produzione di piccoli manufatti, il product designer Lorenzo Finotto di Arborea, in provincia di Oristano, specializzato nell’upcycling di materie plastiche.

Foto di Sergei Tokmakov, Esq. da Pixabay

Le fasi del progetto

Due le fasi del progetto. La prima sarà dedicata alla ricerca e alla sperimentazione e la seconda all’ecodesign e alla produzione. Nella prima fase verranno studiati i materiali di scarto di lavorazione per la creazione di nuovi composti e di piccoli oggetti per valutarne la replicabilità su scala più ampia. Successivamente alla fase di ricerca, si procederà all’ecodesign e alla produzione per la creazione di nuovi prodotti e la valutazione di un loro possibile lancio sul mercato. Al momento, sono allo studio soluzioni di arredo urbano come panchine e rivestimenti, di interior design e home decor come sedie, poltrone, plafoniere e vasi.

Tra i materiali presi in considerazione, – spiega Alessio Satta, presidente della Fondazione MEDSEAdaremo priorità agli scarti della mitilicoltura potenzialmente impattanti per gli ecosistemi marino-costieri. Gli stessi materiali verranno poi studiati per capire le loro caratteristiche, ad esempio le loro proprietà meccaniche, al fine di realizzare nuovi prodotti per usi quali l’arredamento di esterni”.

Abbiamo deciso di promuovere questo progetto di economia circolare in virtù della costante attenzione che abbiamo nel tutelare e salvaguardare l’ambiente in cui lavoriamo – afferma Caterina Murgia, amministratore delegato di Nieddittas –. Operiamo sempre per essere un riferimento nel settore anche in relazione alle politiche di sostenibilità ambientale. Riutilizzare gli scarti della nostra lavorazione, non solo migliorerà la sostenibilità della nostra filiera rendendola meno inquinante, ma potrà anche fornire vantaggi e benefici in materia di smaltimento dei rifiuti”.

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