Osvaldo Neirotti, l’artista che dipinge gli alberi

Artista, scrittore e co-fondatore del movimento artistico GoArtFactory, Osvaldo Neirotti racconta a GPNews le sue iniziative nel progetto Natura Urbana, con tanti alberi colorati

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Utilizza diversi supporti, Osvaldo Neirotti, per raccontare il suo speciale rapporto con le forme della natura, a cominciare dal dipingere a colori gli alberi delle nostre città. GPNews lo ha incontrato.

Chi sei, Osvaldo Neirotti?

Un artista, scrittore e co-fondatore di un movimento artistico di tutte le arti chiamato GoArtFactory. Vivo a Torino e da sempre mi sono occupato di arte, scrittura e marketing, tutti aspetti rivolti a lasciare un messaggio. Come scrittore ho pubblicato il libro X SEGRETO con la casa editrice il Viandante:  a maggio 2020, in occasione del Salone del Libro di Torino, sarà presentata il secondo di una trilogia. Si tratta di una saga espressa come un racconto della società attuale tramite metafora immaginaria.

Che rapporto c’è con gli alberi colorati?

Sembra distaccato da quell’idea artistica, ma in realtà è strettamente legato. Per spiegarmi meglio: attraverso le parole io tolgo le maschere agli uomini raccontati per far emergere il bello che ogni Essere Umano nasconde nel profondo o dietro ad un aspetto di apparenza. Per quanto riguarda gli alberi come artista utilizzo il colore come maschere o vestiti per far emergere ciò che già si vede, ma che nessuno nelle città nota.

Alberi di Osvaldo
L’artista mentre crea Marco l’elefante di via San Donato a Torino

Come è iniziata l’avventura degli alberi a colori?

Ho realizzato i primi due alberi colorati nella primavera del 2017; come esperimento ho vestito due alberi siti in via Borgo Dora (identificata su Google map come piazzetta GoArtFactory), di fronte al cortile del Maglio di Torino. Erano esemplari particolari, un po’ malaticci, ricettacoli di sporcizia, e addirittura con alcune siringhe piantate nel tronco. Ora, dopo 2 anni siringhe non ci sono più, la sporcizia accanto è sparita, hanno fatto qualche ripresa televisive con fiction Rai e oggi alla domanda: “Dove è il Cortile del Maglio?” la risposta che ne consegue… “Là dove ci sono gli alberi colorati”. Sono convinto che l’arte in genere, la cultura, la musica e tutto ciò di creativo a fin di bene che emerge dall’essere umano sia indispensabile per lasciare messaggi spesso importanti. Oggi voglio dare un mio contributo all’ambiente facendo sì che l’albero nelle città riacquisti la scena anche attraverso del colore che può sembrare innaturale

Osvaldo, cosa sono esattamente gli alberi dipinti?

Opere di Land Art: in questo caso gli alberi dipinti emergono per il colore e per l’inusualità dell’immagine che si presenta al cittadino; un cittadino che fino a quel momento forse non ha mai prestato attenzione alla natura che esiste nelle città.

Spesso mi diverto a porre una domanda ai torinesi: “Quanti alberi ci sono in Piazza Castello?”  Nonostante si tratti della piazza più importante di Torino, quella più vissuta e più storica, non ho trovato ancora nessuno che sia stato in grado di rispondere. Anzi, alcuni hanno persino messo in dubbio la presenza di anche solo un albero. Nella realtà ce ne sono ben 8 da più di 100 anni. La mancanza di attenzione non cambia neanche da parte dei milanesi quando ho chiesto quanti alberi ci siano nella Piazza del Duomo. Da questo piccolo test se ne deduce come noi tutti che viviamo nelle città siamo indifferenti alla natura urbana, consideriamo gli alberi come: pali della luce, fermate di autobus, cassonetti dell’immondizia… Non sappiamo o abbiamo dimenticato che essi con le radici e le foglie depurano l’aria che respiriamo e  l’acqua che noi beviamo. Senza di loro non avremo senso di esistere.

alberi di Osvaldo
Osvaldo Neirotti con uno dei testimonial che supportano gli alberi colorati e il progetto Natura Urbana, Marco Berry

Quale è la composizione esatta delle vernici usate?

Chiamarla vernice è quasi errato, in realtà si tratta di colori realizzati come facevano gli antichi maestri e sono auto-prodotti con calce, farina, latte, olio di lino e pigmenti naturali ricavati da terre, piante o minerali.

Chi ne certifica la non nocività?

La certificazione viene da sé conoscendo la natura dei componenti stessi, in ogni caso sono stati coinvolti biologi, agronomi, i Carabinieri Forestali, l’assessorato dell’ambiente di Torino e ora il progetto è in commissione al Ministero dell’Ambiente Italiano proprio perché è piaciuto tantissimo. Un aspetto interessante: esiste un albero dipinto, presso l’Ambulatorio dell’Arte in via Eandi 29 a Torino, che dopo una pessima potatura e anni di poca crescita, proprio dove era presente il colore è germogliato significativamente.

Quanto durano i colori?

Resistono all’acqua perché l’olio naturale diventa un protettivo e rafforza i pigmenti, e la durata dipende dall’esposizione e dalla crescita: su un albero già adulto può variare da 5 a 10 anni, su alberi giovani è la crescita a creare vuoti di colore. In questi casi il progetto artistico prevede che a distanza di 3/5 anni si vadano a colorare gli spazi della corteccia dove vi è assenza di pigmenti con colori fluo sempre naturali. Il risultato che ne deriva è che di giorno sarà un’opera colorata, ma di notte le aggiunte di colore diverranno fluorescenti. Si vedrà una sorta di linee che determineranno il passaggio del tempo.

Quante sono le installazioni del genere?

Oggi sono state realizzate circa 8 installazioni su alberi in terra nel comune di Torino, altre su alberi di ulivo in vaso anche di 80/90 anni, considerati giganti bonsai, trasportabili e adottabili da privati per adornare artisticamente i propri giardini e in aziende per testimoniare la loro intenzione di fare qualche cosa per l’ambiente… L’albero colorato come icona, testimonial della volontà della sua salvaguardia. L’intento è ovviamente di esportare questa idea in molti altri comuni, italiani e non.

alberi di Osvaldo
Franky, l’albero della cultura presso la scuola Anna Frank

Perché serve dare un’identità con i colori agli alberi? Non l’hanno già per loro stessi?

Dare un colore agli alberi non è ovviamente obbligatorio e può sembrare quasi innaturale e a molti può non piacere l’idea, anche se ad oggi quelli incontrati li possiamo contare sulle dita. Però, se dare un colore significa far notare un essere che fino a ieri nessuno ha notato, se significa mettere del colore che protegge la stessa pianta dai raggi UV, soprattutto con i cambiamenti climatici in atto, e dai parassiti che la danneggiano, se significa far sorridere una persona che va a lavoro stressata, se significa insegnare ai bambini delle scuole, dove sono stati colorati alcuni alberi, il rispetto per la natura, per la cultura e per l’arte, se significa fare in modo che alcune persone del quartiere dove esiste l’albero colorato si impegnino a pulire il marciapiede o a tagliare l’erbaccia o a raccogliere i mozziconi di sigaretta o semplicemente indurre i passanti a fare qualche selfie… allora sì,  serve, eccome.

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