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Transizione energetica a rischio per carenza rame

Secondo un rapporto di S&P Global non ci sarà rame a sufficienza entro il 2035 a causa dell’aumento della domanda di rame dagli attuali 25 milioni di tonnellate (MMt) a circa 50 milioni

Un livello record di produzione di rame che potrà raddoppiare entro il 2050

Una turbina eolica da 3 MW ne necessita per funzionare 4,7 tonnellate e ne occorrono 5,5 tonnellate per ogni MW per un impianto fotovoltaico. Ma anche per le batterie di flusso, al sodio, agli ioni di litio ne servono notevoli quantità.

Ma non basta. Mentre un’auto con motore endotermico ne contiene in media 20-22 kg, per un’auto elettrica ne serve il doppio, mentre per un furgone elettrico più di 80 kg.

Si parla di rame, metallo fondamentale per la transizione energetica.

Il rapporto di S&P Global avverte che la produzione di rame rischia di non tenere il passo della richiesta. Queste le conclusioni di S&P Global stilate sul prezioso metallo.

Transizione energetica, l’utlizzo del rame

Lo studio prevede che la domanda di rame aumenterà dagli attuali 25 milioni di tonnellate (MMt) a circa 50 milioni di tonnellate entro il 2035, un livello record di produzione che continuerà a crescere fino a 53 milioni di tonnellate entro il 2050 se così mantenuto.

La soluzione potrebbe arrivare da un’accelerazione del riciclo e di più estrazione, sostiene il rapporto.

Dan Yergin, vicepresidente di S&P spiega: “Chi dice che c’è abbastanza offerta di rame non tiene conto della portata della transizione energetica. Senza un po’ di offerta, non sarà possibile raggiungere gli obiettivi climatici”.

Lo studio ha l’obiettivo di rispondere a questa preoccupazione concentrandosi sul rame, che può essere descritto come il “metallo dell’elettrificazione”.

A commissionare il rapporto sono stati alcuni dei giganti dell’industria mineraria anche se S&P sottolinea, senza però veicolare l’attuazione del rapporto.

Il rapporto afferma: “La sostituzione e il riciclo non saranno sufficienti a soddisfare la domanda di veicoli elettrici (EV), infrastrutture elettriche e generazione rinnovabile. A meno che non si attivi tempestivamente una nuova fornitura massiccia, l’obiettivo di emissioni nette zero entro il 2050 subirà un cortocircuito e resterà fuori portata”.

Secondo le previsioni, la domanda di rame raddoppierà già entro il 2035 a circa 50 mln di t, per aumentare poi di 3 mln ancora nei successivi 20 anni.

Già fra pochi anni la scarsità di questo metallo inizierà a farsi.
Il deficit in particolare raggiungerà i 9,9 milioni di tonnellate nel 2035 abbassandosi del 20% nello scenario Rocky Road, basato sulla continuazione delle tendenze attuali nell’utilizzo della capacità delle miniere e nel riciclaggio del rame recuperato.

Sono diverse le autorità che hanno già espresso allarme in merito a minerali sufficienti per soddisfare i requisiti per l’obiettivo di emissioni nette zero entro il 2050.

Figurano tra questi il governo degli Stati Uniti, l’Unione europea, il Fondo monetario internazionale (FMI), la Banca mondiale e l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE).

In particolare quest’ultima ha classificato la transizione come un passaggio da “un sistema energetico ad alta intensità di carburante a uno ad alta intensità di minerali“.

Il vicepresidente dell’S&P Dan Yergin ad Axios ha dichiarato: “Anche se la gente scrive molto sul litio, molto sul cobalto, il rame è davvero essenziale perché è il metallo dell’elettrificazione ed essenziale per la transizione energetica. E penso che la gente l’abbia sottovalutato”.

Lo studio avverte: “Le carenze annuali previste metteranno a dura prova le catene di approvvigionamento senza precedenti. Le sfide che ciò pone ricordano la corsa al petrolio del XX secolo, ma potrebbero essere accentuate da una concentrazione geografica ancora maggiore per le risorse di rame e l’industria a valle per la sua raffinazione in prodotti”.

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