Un albero in più: il progetto tutto verde di Carlo Petrini e Company

Il fondatore di Slow Food Carlo Petrini racconta il progetto verde “Un albero in più”, lanciato assieme al neurobiologo vegetale Stefano Mancuso e al vescovo di Rieti Domenico Pompili: un modo nuovo per ripensare la vita del pianeta. Insieme. Obiettivo: piantare 60 milioni di alberi, il prima possibile

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Si chiama “Un albero in più”, il progetto che unisce Carlo Petrini, fondatore e presidente di Slow Food, Stefano Mancuso, neurobiologo vegetale, Domenico Pompili, sindaco di Amatrice. I primi due già si sono incontrati per merito della Giunti, la casa editrice per la quale hanno scritto a quattro mani il libro “Biodiversi”.

“Un libro”, spiega a GPNews Carlo Petrini, “scaturito proprio dal dialogo spontaneo e dallo scambio di idee che è subito nato tra me e Stefano, tra le scienze gastronomiche e le scienze botaniche, ragionando insieme su possibili scenari da cui ripensare la vita sul pianeta”.

Le scienze gastronomiche e la botanica per uscire dalla crisi planetaria: che significa in pratica?

Devo dire che sono molto grato dell’amicizia che ormai mi lega a Stefano: il suo punto di vista e il suo modo di conoscere e intendere il mondo vegetale è stato arricchente non solo per me ma per tutto il movimento Slow Food. Stefano ha infatti partecipato al Congresso Internazionale di Slow Food che si è tenuto a Chengdu, in Cina, come relatore, offrendo a tutti noi nuovi e importanti stimoli e facendoci capire che le piante possono darci nuovi modelli organizzativi e politici. Come il concetto di democrazia vegetale, ovvero di un governo che abbia una struttura simile a quella delle piante, e che sia quindi distribuito, articolato, ramificato, dove non vi è una gerarchia ma dove ogni singolo modulo è capace di autogestirsi. Da questa idea anche Slow Food ha preso spunto per ripensare al suo futuro.

petrini un albero in più

A Petrini e Mancuso si è aggiunto il vescovo di Rieti Domenico Pompili per lanciare la campagna: “Un albero in più”. Di che si tratta?

Con il vescovo Pompili c’è ormai un’amicizia consolidata che è nata anni fa dopo il disastro di Amatrice. Ci siamo conosciuti subito dopo il terremoto e, anche in quel caso, la sintonia nata ha permesso di ideare il progetto delle Comunità Laudato Sì, Comunità che prendono spunto dalla straordinaria Enciclica di Papa Bergoglio del 2015 che porta lo stesso nome e che vogliono mettere in pratica quando detto nel documento. Uno degli ultimi progetti di queste Comunità è stato proprio l’appello degli alberi: ogni comunità si è fatta portavoce di questo messaggio. Parlando del mondo vegetale, l’inclusione di Stefano è stata spontanea, naturale e più che mai necessaria. Un albero in più è un appello volto a sensibilizzare le coscienze di tutti (cittadini, enti pubblici e privati, organizzazioni e imprese) circa l’urgenza della crisi climatica in atto.

Piantare un albero è un’azione concreta per combattere il riscaldamento globale e poter avere un impatto positivo sul nostro Pianeta. Questo non ci esenta da un profondo cambiamento nel nostro stile di vita.

Petrini, quale è il vostro obiettivo?

Invitare ognuno di noi a mobilitarsi per far sì che nel proprio giardino o orto, nel proprio comune di residenza – sollecitando le istituzioni locali – o ancora attraverso le tante attività nate al fine di promuovere la forestazione, possano essere piantati nuovi alberi: 60 milioni, il prima possibile. Un numero alto e impegnativo ma non se ognuno di noi fa la sua parte. Siamo felici di aver avuto una risposta straordinaria non solo dai singoli cittadini, ma anche da organizzazioni come WWF e Legambiente. Tutti insieme, anche ad altri, per poter capire come mettere in pratica, con le giuste competenze, misure e tempi, questo appello.

Petrini un albero in più

Cosa può fare ciascuno di noi, oltre che “piantare un albero”? Quali sono le buone pratiche quotidiane per cercare di salvare, insieme, la vita del pianeta?

Sono moltissime le azioni che ognuno di noi dovrebbe mettere in atto ogni giorno e le buone pratiche quotidiane da adottare partendo soprattutto dal nostro cibo. Slow Food lo ripete da ormai 30 anni, ci battiamo per garantire l’accesso a un cibo buono, pulito e giusto per tutti. Cominciamo proprio dalla nostra tavola: scegliamo prodotti locali e di stagione, cerchiamo di capire quanto più possibile dei metodi di produzione e allevamento quando facciamo la spesa.

Guardiamo al di là del carrello del supermercato, spingiamoci ai mercati rionali, alle cascine, dai produttori. Riduciamo la plastica, limitiamo i consumi e gli sprechi: ci sono moltissimi modi ormai in cui possiamo ridurre il nostro impatto sul clima e sull’ambiente che ci circonda. Serve più impegno, questo è sicuro, ma unire le forze è l’unica soluzione che abbiamo.

(la foto di Carlo Petrini è di Ezio Zigliani)

 

 

 

 

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