Un prato fiorito per combattere la “crisi degli impollinatori”

Il progetto LIFE ‘Biodiversity’ PollinAction, coordinato dalla professoressa Gabriella Buffa dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, grazie ad infrastrutture verdi in aree urbane e rurali, consentirà di aumentare notevolmente le fioriture campestri, così gli insetti potranno trovare polline, nettare, siti di nidificazione e svernamento invertendo la tendenza

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Tra le tante criticità che il nostro ecosistema si trova ad affrontare, c’è anche la “crisi degli impollinatori”, cioè gli insetti che, trasportando il polline, consentono la riproduzione dell’80% delle piante.

La piattaforma intergovernativa su Biodiversity e servizi ecosistemici (IPBES) calcola che oltre il 40% degli insetti impollinatori, principalmente api e farfalle, sia a rischio estinzione a causa del degrado ambientale e della scomparsa del loro habitat più importante: il prato fiorito. Una crisi ambientale che minaccia tanto gli ecosistemi naturali quanto la sicurezza alimentare dell’uomo.

Il progetto LIFE ‘Biodiversity’ PollinAction

Ricercatori ed esperti coordinati dalla botanica Gabriella Buffa, professoressa all’Università Ca’ Foscari Venezia, si sono quindi chiesti come intervenire per arginare questo declino, sia affidandosi alla ricerca che con azioni concrete, anche dimostrative. Così è nato il progetto europeo LIFE ‘Biodiversity’ PollinAction, che con un budget di 3,2 milioni di euro e 10 partner da Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Aragona (Spagna) metterà in campo, appunto, azioni finalizzate a invertire la tendenza.

Un prato fiorito per combattere la “crisi degli impollinatori”

Il declino degli impollinatori è influenzato da diversi fattori come aumento dei prodotti chimici, parassiti e malattiespiega Gabriella Buffatuttavia, la ricerca è abbastanza concorde nell’indicare il degrado ambientale e la perdita di habitat naturali e semi-naturali come la principale minaccia. Gli insetti in questi habitat trovano polline, nettare, siti di nidificazione e svernamento. Quindi è l’azione umana al momento il problema principale: consumo di suolo, urbanizzazione e intensificazione dell’agricoltura”.

La risposta alla “crisi degli impollinatori”: infrastrutture verdi

La perdita degli insetti produrrà a cascata la scomparsa delle piante selvatiche (estinzione a cascata, o estinzione secondaria) con ripercussioni sul funzionamento degli ecosistemi naturali. Anche la produzione agricola ne risentirà, minacciando così la sicurezza alimentare per gli esseri umani e la fauna selvatica, nonché la stabilità economica.

Le soluzioni proposte seguono un approccio innovativo. Il progetto realizzerà infrastrutture ‘verdi’ ispirate e sostenute dalla natura. Si tratta quindi di opere sostenibili e a vantaggio della resilienza dei territori coinvolti, tra cui 6 comuni che hanno messo a disposizione aree, 11 aziende agricole, due apicoltori in Spagna, sei aree ad agricoltura estensiva in Friuli-Venezia Giulia ed il Passante di Mestre.

Un prato fiorito per combattere la “crisi degli impollinatori”

Le ‘green infrastructure’aggiunge Gabriella Buffasono un approccio nuovo, soprattutto nel sud Europa dove sono state prevalentemente messe in atto in territori dove la pressione antropica è bassa e quindi pochi sono i potenziali beneficiari. PollinAction prevede l’implementazione di queste opere in un territorio molto complesso dal punto di vista socio-economico, cioè aree rurali e urbane”.

Per aumentare le fioriture campestri saranno convertiti 200mila metri quadrati di seminativi in prati fioriti, migliorati 2,6 milioni di metri quadri di praterie esistenti, realizzati corridoi ecologici su 30 chilometri di strade, oltre a 3,5 km di siepi campestri. Il Centro di Montecchio di Veneto Agricoltura e il Vivaio regionale in Friuli-Venezia Giulia produrranno 385mila piantine in totale, tra erbe ed arbusti, e 150 chilogrammi di sementi di fiori selvatici.

Un prato fiorito per combattere la “crisi degli impollinatori”

I protagonisti del progetto

La partnership, vasta ed articolata, oltre a Ca’ Foscari e Veneto Agricoltura, comprende Direzione Agroambiente della Regione del Veneto, Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, Concessioni Autostradali Venete – Cav spa, gruppo EcorNaturaSì spa, Albatros S.r.l., Comune di Caldogno (VI), Cooperativa SELC. Inoltre, il progetto, che ha respiro sovranazionale, comprende un partner spagnolo che condurrà azioni analoghe, il Centro de Investigación y Tecnología Agroalimentaria dell’Aragona.

Porranno terreni a disposizione del progetto inoltre numerosi sostenitori esterni: i Comuni di Carceri (PD), San Bellino (RO), Cartigliano (VI), Mirano (VE), Chiopris-Viscone (UD), Palmanova (UD), Montereale Valcellina (PN), Villesse (GO); l’Associazione tegliese Prati delle Pars Teglio v.to (VE); l’Association Apicola Provincial de Jovenes Agricoltores de Teruel (E) e, in Friuli, la Riserva di caccia di Spilimbergo (PN).

 

Fonte:  Università Ca’ Foscari Venezia

Immagini: Pixabay

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