Vale 328 miliardi di euro la Bioeconomia in Italia

Lo dice un’indagine di Intesa San Paolo e Assobiotec: per la bioeconomia l’’Italia è al secondo posto tra i principali paesi europei dopo la Spagna. E il settore cresce

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Parla chiaro il 5° Rapporto sulla Bioeconomia in Europa, realizzato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa San Paolo ed Assobiotec, l’Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie che fa parte di Federchimica. L’insieme dei settori che trattano materie prime rinnovabili di origine biologica, cioè la bioeconomia, appunto, raggiunge in Italia 2 milioni di occupati e un valore della produzione di 328 mld di euro.

Ma soprattutto è in crescita il peso sul totale delle attività economiche, pari al 10,1% (tutti i valori si riferiscono al 2017). E il nostro paese risulta al secondo posto tra le altre principali nazioni europee, dopo la Spagna. In tale discorso è determinante lo sviluppo in ottica circolare di tutte quelle attività legate al recupero e al riutilizzo dei materiali: l’Italia infatti si posiziona fra i paesi europei con la più alta percentuale di riciclo. Per i rifiuti biocompatibili si arriva al il 91%, mentre la media europea è del 77%.  Secondo queste stime, il valore della produzione della bioeconomia nel 2017 è cresciuto di oltre 6 miliardi rispetto al 2016 (+1,9%), grazie al contributo positivo della maggioranza dei settori considerati e, in particolare, dei comparti di agricoltura e industria alimentare. Anche se dal punto di vista occupazionale l’incremento è stato contenuto soprattutto per via della dinamica negativa in particolare nel settore agricolo. Tutto sommato insomma noi italiani, nonostante tutto, non siamo poi così malaccio, non è vero che non ci interessa l’ambiente, il benessere e la salute di tutti, evidentemente.

Vale 328 miliardi di euro la Bioeconomia in Italia
Photo by Susan Yin on Unsplash

Grosse potenzialità per la bioeconomia al sud

Non è finita qui. Il rapporto sottolinea come nel nostro Mezzogiorno ci sia una elevata specializzazione nei settori della bioeconomia, con ampio potenziale di sviluppo. Tanto è vero che la presentazione dell’indagine è avvenuta il 20 marzo a Bari, presso l’Università Aldo Moro. Nel corso dell’incontro Michele Emiliano, governatore della Regione Puglia, e Antonio Felice Uricchio, dell’Università degli Studi di Bari, Giovanni Ronco di Confindustria Puglia hanno sottoscritto un manifesto per la bioeconomia nella regione, una vera e propria “alleanza” per sostenere la “rivoluzione industriale” della bioeconomia, in un percorso produttivo innovativo e sostenibile, anche di lungo termine. Di forte potenzialità del resto le attività legate alla cosiddetta chimica verde per il prossimo futuro: da ricordare ad esempio in Campania l’impianto pilota della GFBiochemicals di Caserta sulla produzione di acido levulinico da biomassa (come mais e legno). L’acido levulinico, la cui richiesta si impennerà nel corso dei prossimi anni, sarà molto importante nell’utilizzo della produzione di bioplastiche biodegradabili, biocarburanti, fertilizzanti,  antiparassitari. Sempre al sud, di rilievo in Basilicata il centro di ricerca della chimica verde dell’ENEA di Rotondella in cui sono in opera studi e realizzazioni relativi alla gestione della risorsa idrica, delle genomica per una agricoltura sostenibile, di precisione ed integrata, della innovazione non tecnologica nel settore agroalimentare.

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