venerdì, Settembre 24, 2021
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Waste to Fuel: i rifiuti umidi diventano energia

Waste to Fuel, conosciuto anche con la sigla W2F, è un progetto pilota dell’Eni, ideato e sperimentato dal Centro Ricerche per le Energie Rinnovabili e l’Ambiente di Novara

Si tratta di una tecnologia che permette di valorizzare i rifiuti solidi urbani nella parte umida, i cosiddetti Forsu, e di trasformarli in bio-olio che può essere usato nella produzione di energia elettrica e calore. Non solo, può entrare a far parte dei componenti di un particolare bio-fuel utile per le automobili ma pure per il trasporto marittimo.

È presso il sito della raffineria di Gela, Sicilia, che da un paio di mesi è stato avviato il primo impianto pilota dedicato alla tecnologia Waste to Fuel per recuperare questo bio-olio dai rifiuti. A Gela la produzione stimata è di circa 70 chilogrammi al giorno ottenuti da una “alimentazione” di 700 kg di rifiuti organici forniti dalla Società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti SRR di Ragusa.

Ma cosa sono esattamente i rifiuti che servono per Waste to Fuel? La Frazione Organica Rifiuti Solidi Urbani, cioè Forsu, arriva dalla raccolta differenziata dell’umido, ovvero i residui di cibo, gli scarti e gli avanzi della cucina. Si chiamano umido proprio perché sono rifiuti ad alta percentuale di acqua, anche il 70%, che viene del tutto recuperata. Nel processo si usano anche fanghi degli impianti di depurazione, potature degli alberi, scarti dell’industria agroalimentare e della grande distribuzione.

Il cuore della sperimentazione è il processo della termo-liquefazione che mima quello che la Natura ha fatto in milioni di anni nel convertire biomasse preistoriche in petrolio. I ricercatori Eni accelerano un tale processo sottoponendo le biomasse da rifiuti a notevoli calore e pressione e quindi arrivando a ottenere il bio-olio per l’energia appunto oppure lasciando proseguire la trasformazione destinazione biocarburante.

Ricapitolando: quali sono le altre virtù della tecnologia Waste to Fuel, oltre appunto alla produzione di bio-olio per l’energia o bio-carburante per i veicoli? Riutilizza gli scarti del cibo consumato e pertanto rispetta i requisiti dell’economia verde e circolare. Poi, non compete con la produzione agricola poiché le biomasse di scarto, sottoposte al processo termochimico della liquefazione, non provengono direttamente dall’attività agricola.

Da una tonnellata di materia organica (che include il peso dell’acqua) si possono ottenere fino a 150 chilogrammi di bio-olio. Considerando che ogni anno si producono milioni di rifiuti umidi, il discorso potrebbe diventare davvero molto interessante.

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