Anthropocene, l’impronta umana sulla terra

Alla FONDAZIONE MAST [Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia] di Bologna arriva in anteprima in Europa la mostra che indaga l’impatto dell’uomo sul pianeta attraverso le straordinarie immagini di Edward Burtynsky, i filmati di Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier e le esperienze immersive di realtà aumentata

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Anthropocene, la mostra multimediale, foto, video e quant’altro, che vuole documentare la traccia umana sul nostro povero pianeta. Ci sarà da ridere? Oppure da piangere? Sarà una messa in stato di accusa col dito puntato sul famigerato bipede o forse una mano tesa tra umani pensanti che ancora hanno a cuore le sorti di Base Terra?

Di certo, la mostra Anthropocene, a ingresso gratuito, curata da Sophie Hackett, Andrea Kunard, Urs Sthael, per la prima volta in Italia, a Bologna al MAST fino al 22 settembre 2019, costituisce una seria base di riflessione per farci tutti una domanda: amiamo la vita e dunque il terreno su cui calchiamo i nostri consumati passi?

La mostra, esplorando gli effetti delle attività umane sul Pianeta, si inscrive nel progetto artistico della Fondazione MAST che dal 2013 conduce una riflessione approfondita sul rapporto tra l’uomo e il mondo del lavoro attraverso esposizioni di fotografia [tratte dalla collezione di Fondazione MAST o provenienti da musei, archivi e raccolte private], che raccontano il settore produttivo, le comunità dei mestieri e l’occupazione in genere.

Anthropocene, l'impronta umana sulla terra
2. Edward Burtynsky
Uralkali Potash Mine #4, Berezniki, Russia 2017
photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Il progetto Anthropocene è un’esplorazione multimediale che documenta l’indelebile impronta umana sulla terra: dalle barriere frangiflutti edificate sul 60% delle coste cinesi alle ciclopiche macchine costruite in Germania, dalle psichedeliche miniere di potassio nei monti Urali in Russia alla devastazione della Grande barriera corallina australiana, dalle surreali vasche di evaporazione del litio nel Deserto di Atacama alle cave di marmo di Carrara e ad una delle più grandi discariche del mondo a Dandora, in Kenya. Anthropocene è frutto della collaborazione quadriennale tra il fotografo di fama mondiale Edward Burtynsky e i pluripremiati registi Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier che, combinando arte, cinema, realtà aumentata e ricerca scientifica, documentano i cambiamenti che l’uomo ha impresso sulla terra e testimoniano gli effetti delle attività umane sui processi naturali.

Anthropocene, l'impronta umana sulla terra
Edward Burtynsky
Clearcut #1, Palm Oil Plantation, Borneo, Malaysia 2016
photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Il progetto si basa sulla ricerca del gruppo internazionale di scienziati Anthropocene Working Group impegnato nel raccogliere prove del passaggio dall’attuale epoca geologica – l’Olocene, iniziata circa 11.700 anni fa – all’Antropocene (dal greco anthropos, uomo). La ricerca è volta a dimostrare che gli esseri umani sono diventati la singola forza più determinante sul pianeta.

Gli effetti del “bipedismo” integralista

Eccoli qua gli effetti dell’impronta umana sulla terra, alla faccia dei cretini, quelli con la c, che ancora negano il problema e che se la ridono quando maggio diventa maggembre e se ne impipano del global warming e dicono: embé, vedi, tutto a posto, altro che caldo, è l’era glaciale. Al di là dei contenuti scientifici di tali argomentazioni, la situazione è questa. La terraformazione del pianeta mediante l’estrazione mineraria, l’urbanizzazione, l’industrializzazione e l’agricoltura; la proliferazione delle dighe e la frequente deviazione dei corsi d’acqua; l’eccesso di CO2 e l’acidificazione degli oceani dovuti al cambiamento climatico; la presenza pervasiva e globale della plastica, del cemento e di altri tecno-fossili; un’impennata senza precedenti nei tassi di deforestazione ed estinzione: queste incursioni umane su scala planetaria – argomentano gli scienziati – sono così pesanti che i loro effetti sono destinati a perdurare e a influenzare il corso delle ere geologiche.

Spiegano gli artisti

Jennifer Baichwal: “Non vogliamo fare prediche, rivendicare o attribuire colpe, vogliamo semplicemente testimoniare, e da testimoni, cercare di smuovere le coscienze. Credo ancora che il pensiero e l’esplorazione trasversale, il confronto, generino una trasformazione più profonda e duratura rispetto ad un’aspra contrapposizione”.

Anthropocene, l'impronta umana sulla terra
Jennifer Baichwal, Nicholas de Pencier and Edward Burtynsky working in Northern British Columbia, Canada, 2012
Photo courtesy of Anthropocene Films Inc. © 2018

Nicholas de Pencier: “Non mi interessa puntare il dito o rinnegare le nostre colpe. Vivo nel mondo reale e ho bisogno delle stesse soluzioni pratiche di chiunque altro. È quindi mia responsabilità usare la macchina da presa come uno specchio e non un martello: invitare gli spettatori a essere testimoni di questi luoghi e a reagire ognuno a suo modo”.

Edward Burtynsky: “Il nostro lavoro può offrire uno sguardo avvincente su ciò che accade, la nostra è una testimonianza reale. Far vivere queste realtà attraverso la fotografia è come creare un potente meccanismo che dà forma alle coscienze”.

La mostra, diversi mezzi di “comunicazione”

La mostra utilizza diversi mezzi espressivi. Trentacinque fotografie di grande formato di Edward Burtynsky. Quattro murales ad alta risoluzione, in cui si abbinano tecniche fotografiche e filmiche, che evidenziano il lavoro sinergico dei tre artisti: grazie a brevi estensioni video di Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier integrati in queste enormi fotografie, i visitatori possono esaminare nei più minuti dettagli e in modo immersivo la complessità delle incursioni umane sulla Terra attraverso la App AVARA (scaricabile gratuitamente su Apple App Store e Google Play, sul proprio smartphone/tablet o sui tablet messi a disposizione da MAST).

Tredici videoinstallazioni HD curate dai due registi offrono vivide riflessioni sull’Antropocene, sui singoli scenari che lo rappresentano, e favoriscono la comprensione della portata e dell’impatto del fenomeno. Nel percorso espositivo si trovano inoltre tre installazioni di Realtà Aumentata [RA] che ricreano su smartphone e tablet un modello fotorealistico tridimensionale a grandezza naturale di impressionante verosimiglianza, consentendo ai visitatori di tutte le età di “toccare con mano” alcuni degli effetti devastanti causati dal dominio dell’uomo sulla terra come l’estinzione di una specie animale.

Anthropocene, l'impronta umana sulla terra
Edward Burtynsky
Oil Bunkering #4, Niger Delta, Nigeria 2016
photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Le esperienze di RA sono create con la tecnica della fotogrammetria in cui migliaia di fotografie ad alta definizione, scattate da tutte le angolazioni, vengono assemblate in ambiente digitale e sono visibili con la App AVARA (scaricabile gratuitamente su Apple App Store e Google Play, sul proprio smartphone/tablet o sui tablet messi a disposizione da MAST).

Il parere di Urs Stahel, curatore della photogallery e della Collezione Mast

Gli esseri umani influenzano il pianeta da lungo tempo, almeno da quando sono diventati stanziali e praticano l’agricoltura. Con l’avvento dell’industrializzazione, circa 250 anni fa, questa influenza ha acquisito una forza e una portata sempre crescenti. Da allora riversiamo quantità sempre più ingenti di CO2 nell’atmosfera, movimentiamo terra, pietre, sedimenti, perforiamo montagne, utilizziamo ogni riserva disponibile di carbone, petrolio, metano, fosfato, fino alle terre rare.

Sviluppiamo nuovi materiali come cemento, alluminio e plastica (e nuove fonti energetiche con la scissione dell’atomo) che inquinano il nostro pianeta, la nostra aria, i nostri mari e che in alcuni casi ritroviamo nella catena alimentare sotto forma di microparticelle. Sfruttiamo il mondo animale e vegetale, peschiamo ogni anno 80 milioni di tonnellate di pesci dai mari e altrettanti negli impianti ittici. Negli allevamenti intensivi a scopo alimentare di maiali, polli, pecore, bovini viene aumentato l’indice di produttività per soddisfare la crescente domanda.

Anche l’agricoltura industriale incrementa ogni anno la produttività, facendo ricorso a pesticidi sempre più efficaci. La nostra condotta provoca l’acidificazione degli oceani, l’aumento della temperatura media annua sulla Terra e limita fortemente la riproduzione di molte specie animali, tra cui api e insetti, sino a metterne addirittura a rischio la sopravvivenza. L’impatto dei comportamenti umani condiziona l’esistenza di ogni organismo vivente del pianeta.

Anthropocene, l'impronta umana sulla terra
Edward Burtynsky
Phosphor Tailings Pond #4, Near Lakeland, Florida, USA 2012
photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Duemila anni fa sulla Terra vivevano tra i 200 e i 300 milioni di esseri umani. Il primo miliardo fu raggiunto intorno al 1800, il secondo miliardo nei primi anni del Novecento. L’ultimo miliardo è stato raggiunto nell’arco di soli 12 anni. Attualmente nel mondo si contano 7,6 miliardi di persone circa. L’enorme aumento della popolazione e la sua velocità di riproduzione pone l’umanità stessa e la natura nella quale e con la quale viviamo di fronte a problemi di eccezionale portata – non a caso il cambiamento climatico è un tema ricorrente nei media.

Per descrivere il fenomeno alcuni scienziati hanno coniato il termine “Antropocene”. Questo concetto indica che l’impatto esercitato dall’essere umano – dall’Homo Sapiens – ha raggiunto negli ultimi decenni proporzioni tali da essere equiparabile, se non addirittura superiore per forza e importanza, alle trasformazioni subite dalla Terra nel corso delle ere geologiche precedenti. Dal punto di vista geologico il concetto di Antropocene è oggetto di discussione, ma non lo sono la portata e la complessità dell’influenza esercitata dall’essere umano sul pianeta. Questo cambia tutto, e per sempre.

La mostra Anthropocene è suddivisa in quattro sezioni che coinvolgono diverse aree del MAST

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PhotoGallery

Diciannove fotografie di Edward Burtynsky puntano l’obiettivo su barriere frangiflutti, processi di estrazione delle risorse naturali e bunkeraggio di petrolio nel delta del Niger, deforestazioni, grandi infrastrutture di trasporto, cambiamento climatico, miniere di litio, rame e carbone e sulle tante e diverse forme di inquinamento. Sette videoinstallazioni HD a cura di Jennifer Baichwal e Nicholas De Pencier mostrano: la galleria del San Gottardo, in Svizzera, che con i suoi 57km è il tunnel più lungo del mondo; il mega trasporto di carbone via treno nel Wyoming, negli USA; due video sull’abbattimento, anche tramite esplosione, degli alberi pericolosi nella foresta Cathedral Grove di Vancouver Island, in Canada; i bacini sotterranei del grande serbatoio idrico di Saint Clair a Toronto; la enorme miniera di lignite di Hambach, in Germania; la desolazione della città mineraria di Norlisk, in Russia.
La proiezione su parete mostra la ricerca di materiali da rivendere nella grande discarica africana di Dandora, in Kenya. Due murales ad alta risoluzione illustrano nei dettagli la lussureggiante foresta Cathedral Grove di Vancouver Island e il relativo sistema di mantenimento; e il brulichio del Mushin Market di Lagos, in Nigeria, la più grande e sovrappopolata città dell’Africa.

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Foyer

Sedici fotografie di Edward Burtynsky immortalano bacini di decantazione di fosforo, miniere di potassio, pozzi di acqua salmastra, impianti solari e eolici, raffinerie di petrolio, impianti petrolchimici, discariche, grandi serre e scenari di desertificazione.

Tre videoinstallazioni HD di Jennifer Baichwal e Nicholas De Pencier mostrano con dovizia di particolari una miniera di fosforo in Florida; una raffineria di petrolio texana; la Grande Barriera in Australia soggetto a un progressivo e consistente sbiancamento., quale

Due murales ad alta risoluzione illustrano il processo di estrazione nelle cave di marmo di Carrara e il muro di corallo di Pengan, nel Komodo National Park, in Indonesia, esempio sempre più raro di barriera corallina incontaminata.

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Gallery livello 0

Due installazioni di realtà aumentata permettono di vedere in 3D, a grandezza naturale, la catasta delle zanne di elefante confiscate ai bracconieri, in Kenya e Sudan, l’ultimo esemplare maschio di rinoceronte bianco morto nel 2018 segnando l’estinzione della sua sottospecie.

Due proiezioni su parete in grande e spettacolare formato rappresentano: lo storico rogo ordinato dal presidente Kenyatta, in Kenya, delle cataste di zanne d’avorio confiscate ai bracconieri nel 2016 (all’interno del black box) e il lavoro della ciclopica macchina Bagger 291 utilizzata per rimuovere il suolo di copertura delle miniere di lignite in Germania.

Anthropocene, l'impronta umana sulla terra
Edward Burtynsky
Carrara Marble Quarries, Cava di Canalgrande #2, Carrara, Italy 2016
photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Un percorso didattico interattivo permette di sviluppare uno sguardo critico, dai tre anni in su, sui nostri comportamenti rispetto all’ambiente, di riflettere sugli impatti ambientali nei mari e nelle terre del nostro pianeta e di scoprire i piccoli gesti quotidiani da adottare per contribuire alla sua salvaguardia.

Il Giardino di MAST ospita un’installazione in realtà aumentata, il leggendario Big Lonely Doug, maestoso abete Douglas canadese quasi millenario, salvato nel 2011 da una imponente deforestazione grazie a un boscaiolo che l’aveva contrassegnato con la scritta “Non toccate questo albero”.

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Auditorium

È parte integrante della mostra al MAST. il premiato film “ANTHROPOCENE: The Human Epoch” (ANTHROPOCENE: l’Epoca Umana), codiretto dai tre artisti. Terzo capitolo di una trilogia che include Manufactured Landscapes (2009) e Watermark (2013), il film testimonia con un approccio esperienziale e non didattico un momento critico nella storia geologica del pianeta, proponendo una provocatoria e indimenticabile esperienza dell’impatto e della portata della nostra specie. La voce narrante è del premio oscar Alicia Vikander. Il film sarà distribuito in Italia da Fondazione Stensen e Valmyn.

La mostra si completa con MAST. Dialogues on Anthropocene, un programma di eventi culturali, letture, tavole rotonde. Il progetto ha debuttato in Canada a settembre 2018 con il film “Anthropocene: The Human Epoch” proiettato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival e con la mostra allestita in contemporanea all’Art Gallery of Ontario di Toronto (AGO) e alla National Gallery of Canada di Ottawa (NGC) organizzata in partnership con la Fondazione MAST.

MAST.
via Speranza 42, Bologna

Fino al  22 settembre 2019
Ingresso gratuito Orari di apertura
Martedì – Domenica 10.00 – 19.00

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