Bambini e Agenda 2030: il rapporto ASviS per la Giornata dell’Infanzia

Crescono le disuguaglianze e cala la partecipazione alle attività educative. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) deve prevedere un forte investimento per l’educazione, soprattutto verso i soggetti più svantaggiati, e al rispetto dei diritti dei più giovani

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Bambini e infanzia al centro dello sviluppo sostenibile. Un tema importante, quello delle diseguaglianze tra minori, che la pandemia anziché diminuire, sta facendo aumentare. La pandemia impatta gravemente sull’Agenda 2030 e rischia di compromettere gli sforzi compiuti negli ultimi anni nel campo della tutela dei diritti delle bambine e dei bambini di tutto il mondo.

Il tema dell’infanzia attraversa tutti e 17 Obiettivi dell’Agenda 2030 e si basa sul principio della giustizia tra generazioni. Per questo occorre mettere in campo azioni di contrasto a queste disuguaglianze in crescita e fare azioni “incisive ” e concrete per garantire l’istruzione di qualità per tutti, la parità di genere e il benessere delle giovani generazioni.

Ma vediamo la situazione come viene presentata dal rapposto ASviS 2020.

Bambini, sempre meno e poco tutelati

La pandemia ha avuto un grave impatto sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, come evidenziato dal WeWorld Index 2020. Per esempio, sui 172 Paesi analizzati dallo studio, in 110 Paesi donne e bambini stanno subendo una forma di esclusione sociale, mentre due Paesi su tre non garantiscono una vita dignitosa alle fasce più vulnerabili.

Secondo il KidsRight Index 2020 è l’Islanda il Paese in cui i diritti dei bambini sono garantiti al meglio, seguita da Svizzera e Finlandia. Il Rapporto mostra come in tutto il mondo si stanzino risorse insufficienti per tutelare i diritti dei bambini, soprattutto in ambiti come la protezione, la salute e l’educazione. L’Italia risulta al 15esimo posto in classifica sulle cinque categorie utilizzate dal Rapporto e raggiunge il punteggio massimo solo riguardo agli aspetti legislativi.

Bambini e povertà

In Europa, già prima della pandemia, un bambino su quattro era a rischio di povertà ed esclusione sociale. In Italia uno su tre. Secondo l’Atlante dell’infanzia a rischio 2020 pubblicato da Save the Children il 17 novembre, nel 2020 la crisi potrebbe relegare al di sotto della soglia di povertà altri 150 milioni di bambini nel mondo.

Per quanto riguarda l’Italia, la pandemia si è abbattuta su un Paese già fragile: nel 2019 quasi 1,7 milioni di famiglie erano classificate in povertà assoluta, di cui oltre 1,1 milioni minori.

Infanzia e salute

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), con la pubblicazione dell’“Atlas of Childhood Obesity”, ha indicato che, senza azioni incisive, nel 2030 ci potrebbero essere nel mondo 254 milioni di minori obesi, con un aumento del 60% rispetto ai 150 milioni di oggi.

Secondo l’Istat, in Italia un minore su quattro è in sovrappeso e tra 10 anni si potrebbero superare i 13 milioni di minori in tale condizione. Per questo, seguendo anche le indicazioni dell’Oms, il Rapporto ASviS 2020 propone l’introduzione della cosiddetta “Sugar Tax”.

D’altra parte, ferma restando la necessità di un’azione preventiva rispetto a queste patologie, sarebbe importante puntare anche ad azioni di educazione alimentare per modificare gli stili di vita.

L’UNICEF segnala che nel mondo 420 milioni di bambini non possono usufruire di servizi igienico-sanitari, mentre 210 milioni non hanno accesso all’acqua potabile. Un problema che, secondo lo studio di Oxfam Italia “Dona acqua, salva una vita” prima della pandemia provocava 780mila vittime ogni anno, di cui 297mila bambini sotto i cinque anni (oltre 800 al giorno).

Educazione e bambini

Nel mondo, circa 1,6 miliardi di studenti sono stati costretti a lasciare la scuola negli ultimi mesi a causa della pandemia. La crisi potrebbe costringere almeno 9,7 milioni di minori ad abbandonare per sempre gli studi entro la fine di quest’anno, con pesanti ripercussioni in termini di formazione e pari opportunità.

Sul tema, si segnala l’approvazione da parte del Comitato interministeriale per la Cooperazione allo sviluppo (Cics) del documento di Strategia italiana per l’Educazione alla cittadinanza globale, elaborato da oltre due anni con una vasta partecipazione di organizzazioni della società civile.

In Italia, come ricorda il Rapporto ASviS 2020, la chiusura delle scuole e la conseguente adozione della Didattica a distanza (Dad) ha avuto ricadute negative sia sui processi di insegnamento e apprendimento sia sulla capacità di inclusione e, di conseguenza, sul livello di competenza degli studenti e sulla dispersione scolastica (il 12,3% dei minori non disponeva di un pc o tablet a casa prima della pandemia).

Il peggioramento dell’obiettivo Goal 4, l’istruzione di qualità

L’Italia, però, già dal 2014 registrava un peggioramento per l’Obiettivo Goal 4 (Istruzione di qualità) dell’Agenda 2030 causato dalla diminuzione della partecipazione culturale, delle competenze di base in lettura e da un più basso tasso di partecipazione alle attività educative dei bambini di cinque anni.

Per questo, già a giugno, l’ASviS aveva contribuito a elaborare il documento “EducAzioni”, redatto insieme ad altre otto reti impegnate nel campo dell’infanzia e dell’adolescenza, che proponeva una serie di azioni per contrastare la povertà educativa, tra cui l’attivazione di “Poli educativi 0-6 anni” nei territori più svantaggiati; la costruzione di patti educativi territoriali per coordinare l’offerta educativa curriculare con quella extracurriculare; la definizione di un piano strategico nazionale sull’infanzia e sull’adolescenza.

Infatti, nel nostro Paese solo il 12,5% dei bambini nella fascia di età 0-2 anni ha accesso a un asilo pubblico comunale, con gravissimi squilibri territoriali (24,8% in Emilia-Romagna e 2,1% in Calabria). Complessivamente, solo il 24,7% dei bambini nella fascia 0-2 anni ha accesso a un servizio pubblico o privato (Istat), ma i divari territoriali sono evidenti anche nella dispersione scolastica che coinvolge bambine e bambini, che sfiora il 20% in alcune regioni del Sud contro una media europea del 10,6%.

Infanzia e parità di genere

Gli effetti della pandemia rischiano di penalizzare di più le bambine rispetto ai bambini. Dalle ultime ricerche di Save the Children, oltre alla citata stima di 500mila matrimoni forzati in più nel 2020 e di un milione di gravidanze precoci, si prevedono due milioni di casi di mutilazione genitale femminile aggiuntivi nei prossimi 10 anni, soprattutto tra chi non ha ancora compiuto 14 anni.

Dell’1,6 miliardi di studenti che non hanno potuto frequentare la scuola a causa della pandemia, saranno soprattutto le ragazze a non tornarci più: povertà e difficili condizioni familiari le costringeranno a contribuire all’economia domestica, a sposarsi o al mercato della prostituzione.

Bambini e bambine: in Italia?

In Italia persistono stereotipi di genere che non solo influenzano bambine e ragazze nei rapporti sociali, ma ne limitano e condizionano le aspirazioni nel percorso formativo. Anche se le ragazze conseguono risultati scolastici migliori rispetto ai coetanei, hanno un tasso minore di abbandono scolastico e raggiungono la laurea più dei ragazzi, hanno maggiori difficoltà a entrare nel mondo del lavoro: nel 2019 il tasso di occupazione delle laureate tra i 30 e i 34 anni era del 76% contro l’83,4% dei maschi.

Le giovani diplomate occupate, invece, erano solo il 56,7% rispetto all’80,9% dei coetanei maschi. Senza un diploma di scuola superiore le differenze aumentano ancor di più: la quota di occupate è pari a un esiguo 36,3% a fronte del 70,7% dei coetanei maschi.

La crisi rende più difficile il presente di molti minori in Italia. Come emerge anche dal recente Rapporto di Crc, povertà, disuguaglianze, stereotipi, pedopornografia, violenze e la mancanza di politiche di sistema rivolte al sostegno di bambini e adolescenti rendono incerto il loro futuro. Non si potrà chiamare sviluppo e nemmeno civiltà finché non si interverrà concretamente su questi aspetti della società.

Fonte: ASviS

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