Carta dal grano, gli alberi ringraziano

Dopo arance e caffé, la paglia di grano potrebbe rappresentare una nuova idea di sostenibilità. E dalla carta usa e getta, alla paglia di grano o altri scarti di materie agricole per la salvezza degli alberi, è un attimo

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La paglia di grano per sostituire la cellulosa e attuare “la liberazione” degli alberi, il D-Day a tutto favore della natura e dell’ambiente. Dopo arance e caffé, la paglia di grano potrebbe rappresentare una nuova idea di sostenibilità. E dalla carta usa e getta, alla paglia di grano o altri scarti di materie agricole per la salvezza degli alberi, è un attimo.

Sempre più sperimentazione, dunque, per fare dell’approccio all’economia circolare una bella consuetudine. In questo caso, la sfida la sta tentando Essity, azienda globale di igiene e salute che produce fazzolettini e altri prodotti del genere che fanno capo capo a marchi che conosciamo tutti da tempo.

Per l’azienda, almeno sulla carta, è proprio il caso di dirlo, la sostenibilità è un valore “costitutivo” e rappresentativo. Basta guardare alla pagina del sito dove si riporta alle varie specifiche su come viene illustrato nella produzione l’uso efficente delle risorse. “Nel 2016 abbiamo adottato un obiettivo relativo agli scarti di produzione: “Entro il 2030, tutti gli scarti solidi di produzione verranno recuperati”, si legge nel sito

Scarti di agrumi, tutolo di mais e residui del caffé sono utilizzati da tempo, basti pensare alla  collaborazione avviata da Essity Italia con la cartiera Favini con il lancio del marchio Crash. Ma l’impiego degli scarti di grano al posto della cellulosa è particolarmente interessante. Essity ha avviato a Manheim in Germania un procedimento per il trattamento della paglia da grano. Il progetto, con il nome di Phoenix Process, per la verità, è ancora alla fase sperimentale. Si basa tuttavia su una tecnologia americana conosciuta come Sustainable fiber technology (Sft). Obiettivo: produzione industriale entro il 2020, insomma, obiettivo più che si intravede più che all’orizzonte.

Come possiamo leggere su un articolo apparso su Il Sole 24 Ore a firma di Maria Cristina Ceresa: “I presupposti fanno, comunque, ben sperare, a tutto vantaggio della salvaguardia degli alberi. Un progetto friendly anche per il consumatore, perché pare che la carta creata con questo metodo sia bianca (senza interventi chimici), morbida e forte, paragonabile al tissue ottenuto dalla pura cellulosa.

L’investimento di circa 37 milioni di euro prevede poi anche la delocalizzazione su altre country. E da quanto anticipa Massimo Minaudo, amministratore delegato di Essity Italia, gli stabilimenti toscani di Collodi, Porcari, Altopascio sarebbero in pole position per la lavorazione degli scarti di grano provenienti dalle campagne italiane. Il “chilometro zero” sarà, infatti, un altro aspetto interessante legato alla sostenibilità della nuova produzione di carta usa e getta. Il progetto punta al risparmio dell’acqua in fase di produzione (quanto meno, però, non è ancora dato sapere) e sarà anche possibile l’utilizzo dell’ulteriore scarto che deriverà dalla produzione: un fertilizzante biologico”.

Se arance, mais e caffé hanno superato la certificazione, anche la paglia di grano dovrà confrontarsi con questo importante test. Insomma, per lasciar vivere gli alberi qualcosa si sta muovendo. Anche in Costa Rica si parla di utilizzare per produrre la carta, gli scarti della potature delle piante di ananas e banano e, a quanto sembra, Essity sta cercando soluzioni anche dalla canapa. Chissà che forse, stavolta, anziché trovare foreste rase al suolo, cominceremo a vedere sempre più alberi da abbracciare. 

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