domenica, Giugno 20, 2021
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Clima impazzito, a rischio la sopravvivenza delle api

Per il nostro ecosistema l’ape svolge un ruolo fondamentale. Grazie al passaggio di fiore in fiore, che può avere un raggio d’azione di quasi 3 km, contribuisce a impollinare moltissime specie vegetali, migliorando la biodiversità dell’ambiente

Clima impazzito, le minacce

Questa preziosa attività, negli ultimi anni, sta subendo variazioni anomale a causa del cambiamenti climatici, mettendo a rischio la  sopravvivenza delle api, impollinatori indispensabili, e quella del Pianeta.

Stagioni impazzite, predatori e alluvioni: le api sono sotto assedio

L’ape è un insetto abitudinario e il suo ciclo vitale viene condizionato dall’ambiente in cui vive. Attività specifiche sono svolte ogni mese: a marzo, ad esempio, l’alveare cresce. Proprio in questo mese cominciano i preparativi in vista della stagione produttiva.

A ottobre invece il numero delle api diminuisce, restano in vita solo quelle che garantiscono la sopravvivenza dell’alveare. Gli sforzi sono concentrati a predisporre tutto il necessario per affrontare l’inverno, come la scorta di provviste.

“I cambiamenti climatici, che rendono imprevedibile il susseguirsi delle stagioni, sono tra le prime cause che hanno determinato l’attuale drammatica situazione delle api. Le api spinte da primavere anticipate, iniziano a lavorare prima, a febbraio, rischiando di essere colte da improvvise gelate – spiega Riccardo Balzaretti, biologo e apicoltore esperto, che insieme a Niccolò Calandri ha fondato la startup 3Bee Inverni miti e primavere secche e calde, che portano sempre con sé anche lo spettro di gelate tardive, possono creare ingenti danni alle fioriture, da cui le api traggono il loro nutrimento, a volte annullandole completamente”.

In Italia, sempre più frequentemente si verificano fenomeni atmosferici inaspettati e molto violenti, causando danni all’ambiente e alla fauna che lo popola. Un esempio recente è l’alluvione avvenuta tra il 2 e 3 ottobre in Piemonte, dove, a fare le spese sono state le api annegate negli oltre 4.500 alveari coinvolti nell’esondazione di molti fiumi.

A causa dei cambiamenti climatici, gli habitat naturali si impoveriscono e mutano, con conseguenze devastanti per le api. Così capita che specie esotiche, come la vespa velutina che si nutre di api, approdino sul nostro territorio, facendo strage di api soprattutto negli apiari di Liguria, Toscana e del Centro Italia.

La mancanza di nettare

I fiori, con la riduzione del loro potere nettarifero, stanno privando le api del loro nutrimento.

“Le api stanno letteralmente morendo di fame e non producono più miele, come dimostra la riduzione dell’80% di quello di tiglio – afferma Niccolò Calandri – Non se la passano meglio gli altri insetti pronubi, tra cui le vespe e le farfalle, utili per il processo di crescita e sviluppo di alcune specie vegetali, come, cipolle, ciliegie, arance, mele. A pagare un prezzo alto sono anche i pascoli.

“Senza il lavoro costante di impollinazione, non ci sarebbero i prati verdi che servono da foraggio per le mucche e che danno anche un importante contributo per l’assorbimento dell’anidride carbonica. Se dunque si tiene conto anche dell’impatto positivo del lavoro delle api sull’allevamento, ben si comprende come questi insetti siano responsabili del 90% del cibo che mangiamo”- prosegue Niccolò Calandri .

Le difficoltà dei custodi della sopravvivenza delle api

Agli apicoltori, il climate change non dà tregua. Fino agli anni 90 questo mestiere era scandito dall’alternarsi delle stagioni, secondo un calendario ben preciso che prevedeva trattamenti, cure, nutrimento e spostamenti in base ai mesi.

Questa programmazione, oggi, è stata sconvolta dagli sbalzi termici che hanno costretto l’apicoltore a sviluppare un nuovo modo di lavorare con ritmi molto più serrati e con un conseguente aumento dei costi di gestione degli alveari.

Gli apicoltori, sempre più frequentemente sono costretti a fare ricorso alla nutrizione artificiale per la sopravvivenza delle api, che altrimenti richierebbero di morire di fame.

In primavera, difatti, sempre più spesso, nel pieno della stagione produttiva, alle api viene a mancare il nutrimento a causa di improvvise gelate o di abbassamenti anomali della temperatura.  Gli apicoltori, per la loro sopravvivenza, devono aiutarle con sciroppo e zucchero.

Tutti questi sforzi dell’uomo, che si rendono necessari per quasi il 90% degli alveari, a causa di calamità naturali improvvisi, rischiano di essere vanificati in un attimo.

Secondo i dati del FAI (Federazione Apicoltori Italiani) in Italia ci sono 56.665 proprietari di alveari, con 1.835.776 colonie (1.579.776 alveari e 256.000 sciami, 2 milioni di api regine e 80 miliardi di api operaie).

Tecnologia e adozioni di alveari aiuti concreti

Per migliorare la situazione, la tecnologia può dare un grande aiuto, supportando gli apicoltori nella programmazione della loro attività:

“I sistemi intelligenti di monitoraggio sviluppati da 3Bee permettono di elaborare dati utili come variazioni di peso, temperatura, umidità e suoni all’interno dell’alveare, facendo sì che l’apicoltore possa intervenire tempestivamente sulla base di quello che sta realmente succedendo in alveare” aggiunge Riccardo Balzaretti.

3Bee ha anche ideato il programma “Adotta un alveare”.   Aderendo al progetto, chiunque può leggere in tempo reale sul proprio smartphone i dati che descrivono la vita all’interno di una delle arnie in tutta Italia monitorate dai suoi dispositivi 3.0.

È possibile infatti, tenere sempre sotto controllo lo stato di salute della colonia di api grazie ai dati restituiti dal sistema di 3Bee. Alla fine della stagione apistica, si potrà anche ricevere il miele frutto del lavoro delle api adottate.

Foto copertina Pixabay

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