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Droni all’assalto della privacy?

Droni all’assalto della privacy? Con i droni senza patentino e senza obbligo di registrazione per i modelli leggeri, davvero rischiamo ulteriori violazioni della nostra sfera privata?

Dopo anni di mancate normative, l’Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa) ha inoltrato alla Commissione europea un documento di 161 pagine che raccoglie valutazioni e critiche per la regolamentazione dei droni. Il documento dovrà essere approvato in via definitiva entro dicembre 2018, ed entrare in vigore  nel primo trimestre del 2019.

La stessa Easa, contattata dal Corriere della Sera, riferisce che “resta il rischio residuale per la privacy”. Soprattutto perché viene a crearsi una classe “favorita” di droni ultraleggeri che sfuggono a diverse restrizioni.

Droni all’assalto della privacy? Quali regole?

In sintesi, queste le regole indicative: 5 classi di suddivisione per i piccoli velivoli; la classe CO non avrà bisogno di certificazioni ma solo di alcuni requisiti base: distanza di 8 chilometri dagli aeroporti, altezza massima di 120 metri e minima di tre, velocità massima di circa 70 km/H, 19 metri al secondo. Il drone potrà sorvolare le persone scendendo fino a 3 metri dal suolo ma non passare “sulle folle” (aspetto questo tutto da chiarire). La decisione sull’età minima per divertirsi coi droni sarà decisa dai singoli stati.

Dell’APR, acronimo di aeromobile a pilotaggio remoto, comunemente definito drone, e delle normative per il loro utilizzo in Italia se ne occupa l’ENAC. In base a quanto previsto dal nuovo Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali (Regolamento UE 2016/679), i droni, come tutti i dispositivi elettronici, devono, comunque, rispettare i principi di privacy by design e privacy by default. Il che significa che devono essere costruiti e configurati per raccogliere il meno dati possibile. In teoria.

Droni, il Garante fa chiarezza

A fare ulteriore chiarezza sulle diverse implicazioni tra i droni e la tutela della privacy è il Garante della privacy che spiega in che modo può essere utilizzato un drone, senza violazioni della riservatezza altrui. Alle istruzioni del Garante si sono poi aggiunte quelle dell’Enac (l’Ente nazionale per l’aviazione civile).

Le regole vengono distinte a seconda del tipo di drone, APR utilizzati per fini ricreativi e sportivi o SAPR, Sistemi aeromobili a Pilotaggio remoto, utilizzati per scopi lavorativi e di sicurezza che necessitano di apposito brevetto.

Bisogna, dunque, porre mano al caos legislativo in materia.  Soprattutto se pensiamo che, come riportato da uno studio di Eurocontrol, entro il 2050 si stima che in Europa avremo una cifra indicativa come 7 milioni di droni in condizioni di andarsene a zonzo.

Sono in tanti a chiedere leggi precise. Non solo le società di aviazione, visti gli incidenti che si verificano tra droni e aerei. Sono i produttori stessi che vogliono capire come regolarsi per le certificazioni sulla conformità dei velivoli. E chiedono regole anche gli utilizzatori.

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