Elogio della crescita felice, parola di Chicco Testa

Il nuovo volume di Chicco Testa propone una interessante riflessione sull'ambiente al di fuori di un certo "ambientalismo collettivo"

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Crescita felice, forse si può, parola di Chicco Testa. Al contrario della più popolare e “ideologica” crescita infelice, forse, c’è una speranza o una domanda: possiamo essere “alternativi e antagonisti”, con una crescita felice, senza demonizzare il progresso e cede ad utopie “neoluddiste” fuori tempo e fuori luogo?

Il nuovo libro di Chicco Testa, manager e appena confermato presidente FISE Assoambiente, l’Associazione delle imprese di gestione rifiuti, segna il passo su una questione fondamentale: possiamo affrontare le questioni ambientali senza “approcci ideologici”? Il titolo del volume (Marsilio, collana Ancora, pp. 128, euro 12,00), nelle librerie dal 17 settembre, è particolarmente esplicativo: Elogio della crescita felice, Contro l’integralismo ecologico.

Elogio della crescita felice, parola di Chicco Testa

Dalla catastrofe pandemica all’emergenza ambientale, dalla crisi climatica alla crisi petrolifera, un invito a mettere da parte isterismi e ideologie, luoghi comuni e decrescite infelici per capire il nostro impatto sugli ecosistemi naturali.

“Cosa significa, insomma, occuparsi di ambiente? La risposta corretta dovrebbe essere: riuscire a preservare un equilibrio ecologico che consenta alla specie umana di crescere, riprodursi e raggiungere un benessere diffuso per il maggior numero di persone”.

Diversi i temi chiave del libro, una crescita felice è possibile?

· Ambientalismo e ambientalismo eretico

· Tre miti italiani: TAP, olio di palma e 5G

· Il fascino indiscreto del catastrofismo

· Non andrà tutto bene. L’ambiente ai tempi del coronavirus.

· La povertà è il principale nemico dell’ambiente.

“Lo stile di vita dell’uomo è responsabile della diffusione del virus”, “Il petrolio sta finendo”, “Le grandi opere sono inutili e inquinanti”, “Per salvare il pianeta dobbiamo smettere di produrre plastica”... A destra come a sinistra, sui social o a cena tra amici, tutti si dicono “ambientalisti”, e non è raro sentire ripetere luoghi comuni non supportati da nessun dato concreto.

Ma se in questa categoria rientrano opinioni spesso in contraddizione tra di loro, negli ultimi tempi sembra essersi imposta un’unica narrazione, che vede nella parte della vittima, assediata dalla presenza umana, il pianeta Terra, e come unica soluzione per evitare l’estinzione quella di rallentare la corsa del progresso, e decrescere così felicemente verso un mondo più giusto e sostenibile per tutti.

La necessità di punto di vista più consapevole

A queste teorie Chicco Testa, che si è occupato di temi ambientali prima alla guida di Legambiente e poi come presidente di Enel, oppone un punto di vista consapevole e di ampio respiro, ponendo la necessità di sostenere il progresso scientifico ed economico, unico in grado di migliorare l’efficienza energetica, diminuire l’inquinamento atmosferico e garantire ricchezza e benessere per le generazioni future.

Passando dai falsi miti dell’agricoltura biodinamica e della pericolosità degli Ogm a casi concreti come quelli di Ilva, Tap e 5G, l’autore offre un vademecum per difendersi dagli estremismi dell’ecologismo radicale e ribadire che il principale nemico dell’ambiente non è l’uomo, ma la povertà.

Chicco Testa in questo volume invita a non rottamare il benessere che questo paese è stato capace di costruire negli anni perché salvare il pianeta vuol dire prima di tutto guardare avanti e innovare con senso di responsabilità. Dunque, poco spazio viene concesso a certo “catastrofismo” cui molto spesso si cede anche per ottenere qualche lettore in più.

Questo è un libro che parla di ambiente e che è a favore dell’ambiente. La critica invece viene mossa ad un certo tipo di atteggiamento, definito più volte “ambientalismo collettivo”, dove si annida quel “mostro tentacolare” della mentalità di massa che poche volte riesce a guardare il futuro con serenità proprio perché “cassa di risonanza” dello slogan e del giudizio facile.

Come riportato nel volume, le stesse voci più “potenti” da un certo punto di vista, quella di Greta Thunberg e di Bergoglio, rischiano di essere “magiche” ma anche particolarmente iconiche di certo “populismo green” se la crescita felice viene affrontata sotto l’egida dell'”emocracy”, la dittatura delle emozioni.

“Già oggi consumiamo in proporzione alla ricchezza prodotta molte meno risorse rispetto alle civiltà preindustriali. Ma possiamo fare molto meglio”, si legge ancora nel libro. Già, come ad esempio, farci un’opinione scevra da approcci facili e costruita sull’obiettività dei dati e di un dialogo più propositivo. Questo “elogio della crescita felice” di Chicco Testa può contribuire indiscutibilmente a favorire questo approccio.

 

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